09 Nov

IL LINGUAGGIO DELLE API

di Michael Thiele
(dal Secondo Notiziario 2014)<

Talvolta vado a trovare le api che non ho visitato da tempo e sono perfettamente consapevole che viviamo in un tempo in cui non abbiamo alcuna certezza che questo “amico” sia ancora in vita. Così, per come mi muovo e mi guardo attorno, mi faccio una immagine interiore di un mondo che pende da un ramo.
E quale sollievo a ritrovarlo in vita!
Forse anche questo fatto è un motivo del nostro incontro qui oggi. Il fenomeno APE si può ritrovare ovunque, anche nel linguaggio. È bello quando Steiner dice che se si vuole studiare le api le si deve osservare da un punto di vista spirituale. Se non riusciamo a comprendere questo essere tramite la nostra anima, non potremo mai conoscerlo veramente. Faccio un esempio. Un antropologo andò in Etiopia, per studiare la cultura di una tribù autoctona che viveva in una forma isolata e arcaica, ancora in stretta unione uomo-animale. Lo scienziato mostrò un’immagine con una antilope e gli indigeni non la riconobbero. Posso facilmente immedesimarmi proprio in questo stato coscienza: io non vedo le api, non ascolto le api, se non espando me stesso, il mio essere, se non apro il mio stato di coscienza. Non posso sentire, se non parlo la lingua delle api.
È difficile vedere con occhi che non sono solo i nostri, è difficile sentire con orecchie che non sono solo le nostre, bensì utilizzare il nostro cuore per annusare, tastare, ascoltare.
Mi chiedo dunque se siamo veramente pronti a fare questo salto, di cui ci parla Steiner nelle sue Massime Antroposofiche, quel salto che non si sa dove ci porta. È un passo nell’ignoto, come quello delle api che sciamano.
Potremmo immaginarcelo: siamo a casa , nelle nostre sicure quattro mura domestiche, e all’improvviso nasce questo impulso di abbandonare tutto, tutto quello che possediamo, tutto quello che conosciamo e affidarsi all’ignoto. È il salto oltre l’abisso.
È uno straordinario atto assertivo, che le api esprimono, pieno di coraggio e di fiducia. E che mi porta alla domanda: quale è il mio contributo, la mia promessa alle api? La promessa dell’ape femmina è guadagnare beatitudine per se stessa e per altri esseri. Se divento consapevole della mia promessa, allora questa è lo stimolo a intervenire nell’ignoto. Vorrei invitarvi tutti a chiudere gli occhi. Vi invito a percepire dove siamo e chi siamo in relazione all’ambiente che ci circonda e che relazione abbiamo con esso, perchè proprio questo ci rende recettivi alla lingua materna delle api.

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