16 Jul

Cambiare la terra. L’agroecologia come unico strumento per rilanciare la nostra agricoltura

Report a cura di Maurizio P. Morisco sul Convegno che si è tenuto a Matera il 6 Luglio 2019.

Sabato 6 luglio 2019 si è tenuto a Matera il convegno: “Cambiare la terra: l’agroecologia come unico strumento per rilanciare la nostra agricoltura”.

Un Convegno voluto dal Sen. Saverio De Bonis per fare il punto sulle possibilità di rilancio dell’agricoltura grazie all’acquisizione ed alla pratica di nuovi paradigmi raccolti sotto il termine di agroecologia.

I lavori sono stati aperti dal Sindaco De Ruggieri che ha ben inquadrato il tema citando le tavole di Eraclea, un documento risalente al IV° sec. a.C. sulle modalità di gestione della terra e della proprietà fondiaria interpretate dal mondo greco quando l’etica era il centro su cui ruotava il rapporto tra uomo e natura in una forma di matrimonio oggi degradata a solo patrimonio economico da cui derivano i gravi problemi di sfruttamento ed inquinamento del suolo.

L’agroecologia mette in relazione l’agricoltura biologica e biodinamica con la tutela dell’ambiente, la paesaggistica ed altre discipline liberandone il loro potenziale dalla ferrea stretta di una dogmatica valutazione scientifica come accade con la biodinamica da tempo al centro di accese discussioni.  Rispetto al metodo scientifico, l’agroecologia non è da meno nella qualità delle sue ricerche e valutazioni si differenzia solo nel fatto che, come nel rapporto tra ciò che è centro e ciò che è periferia, cerca una sintesi armonica tra aspetti antropologici, ambientali e le buone pratiche agricole. In questo la biodinamica si pone come una disciplina che ha precorso i tempi e quindi il suo apporto si rivela sempre più fondamentale per il prossimo futuro.

Per alcuni l’agroecologia è un ingenuo revival di una visione romantica della natura mentre per i presenti al Convegno è il modo con cui ricondurre l’umanesimo nelle scienze in una pratica quotidiana come rappresentato dalle tavole di Eraclea ancora oggi capaci di offrire spunti di riflessione.

Cosa è scienza, quante forme di scienza esistono, quali sono i confini in cui possono esercitare la loro autorità sono le domande più ricorrenti ma esiste anche la storia a testimoniare come certe buone pratiche forniscono all’uomo il fabbisogno giornaliero: nasce così il sapiente intreccio tra natura e cultura.  

Il biologico e la biodinamica sono oggi il corpo intermedio tra la natura e la società ed è questo il tema del discorso del Sen. De Bonis, quale richiamo affinché ci si muova coesi a costruire quelle nuove realtà virtuose di economia circolare che non possono non partire dalla salvaguardia della terra. Discorso corroborato dalle parole della dirigente del MIPAAFT, Ufficio PQAI 1-Agricoltura biologica Roberta Cafiero sull’importanza della ricerca basata però sul fabbisogno reale delle aziende che devono rendersi attive a segnalare le linee di ricerca partendo dal loro vissuto quotidiano.   

Nella sostanza, il Convegno, grazie ai suoi relatori, ha evidenziato tre aspetti cardine:

  • estensione del dialogo tra le realtà produttive, territorio e consumatori.
  • Corretta comunicazione sulle condizioni reali dei suoli e del loro impoverimento causati dall’agricoltura intensiva.
  • Motivi e scopi della GDO verso il biologico.

Tra i relatori il nostro Carlo Triarico il quale ha posto l’attenzione sull’aspetto giuridico quale extrema razio con cui cercare di ostacolare il biologico e soprattutto il biodinamico come avvenuto con la Sen. Cattaneo affinché venisse annullato il 35° Convegno Internazionale di biodinamica ospitato dal Politecnico di Milano. Un tentativo di liquidare la biodinamica quale settaria pseudoscienza, aliena al panorama nazionale, quando invece è presente sul territorio italiano dal 1946 con risultati ormai conclamati. Sulla scorta di questi incoerenti giudizi occorre prestare la massima attenzione sulla qualità della nostra informazione affinché i cittadini abbiano modo di comprendere e riflettere. Sull’attenzione alla realtà degli eventi si è espressa la deputata Sara Cunial rilevando come in questi giorni che le colline del prosecco veneto diventano patrimonio dell’umanità si omette di descrivere la grave condizione di impoverimento dei terreni di una regione in seria difficoltà a soddisfare il fabbisogno alimentare dei suoi cittadini.

La comunicazione dunque quale elemento mercuriale tra gli altri due punti citati di cui l’ultimo riguarda l’attenzione al bio della GDO. Importanti chiarimenti sono stati portati sulla qualità di molti prodotti bio d’importazione che non necessitano rispondere alle normative italiane e spiegano il motivo di un prezzo modesto. Vale la pena citare un dato: la spesa dedicata oggi al cibo è un terzo di quella di trent’anni fa ma il risparmio ottenuto oggi con alimenti a basso prezzo verrà vanificato da futuri costi ospedalieri per malattie legate all’alimentazione. Per questo motivo, come ha ben delineato Rossella Bartolozzi Chief Financial Officer di PROBIOS, in un momento storico in cui i cittadini sono più disposti ad acquistare prodotti bio bisogna conoscere i meccanismi di richiesta-offerta della GDO dove la diffusione di un biologico a basso costo sarebbe una vittoria di Pirro.

Altro tema ha riguardato i pesticidi ed il loro uso nelle zone rurali, le più sensibili ai danni alla salute, la proposta di Renato Battaglia, coordinatore del gruppo NO-Pesticidi, è di obbligare gli agricoltori a comunicare i giorni e le ore in cui ne fanno uso affinché la popolazione possa cautelarsi.

Altrettanto importanti le parole espresse da Salvatore Basile sull’azione e l’impatto territoriale dei bio-distretti che tanto ricordano le comunità pensate da Adriano Olivetti. Anche qui il principio di sinergia capace di sostenere e far crescere realtà che da sole sarebbero destinate a scomparire sono state accolte con positiva attenzione dai presenti.

Nella sostanza il Convegno si è dimostrato capace di lanciare un serio ed importante segnale ma sta ad ogni singolo attivarsi affinché gli ideali diventino realtà.

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