26 Jul

Carlo Triarico sulla nuova PAC – Osservatore Romano del 18 luglio 2018

Un decalogo per una nuova politica europea sull’agricoltura

Non lasciare indietro nessuno

di Carlo Triarico

Articolo pubblicato su L’OSSERVATORE ROMANO – mercoledì 18 luglio 2018 pag. 2

La politica dell’Unione europea sull’agricoltura (Pac) influenza gli indirizzi mondiali dell’alimentazione e dell’ambiente e di questo è consapevole il consiglio europeo, riunitosi il 16 luglio in un clima generale di incertezza. Le politiche agricole mondiali devono indicare azioni coerenti ed efficaci per assicurare i 17 obiettivi di Agenda 2030, indicati dall’Onu come necessari per conquistare condizioni di vita degne alla casa comune. L’eliminazione della fame, il controllo dei cambiamenti climatici, un paradigma produttivo sostenibile, l’equità e le pari opportunità di sviluppo sono obiettivi prioritari dell’ecologia integrale e vedono nell’agricoltura uno snodo centrale per il loro raggiungimento.

Per questo in agricoltura le politiche dovranno assumere carattere di politica sociale, alimentare e ambientale, ossia devono coinvolgere attivamente l’intera cittadinanza. In effetti, con l’inizio del nuovo millennio, la Pac programmata dall’Ue non è più stata rivolta solo alle produzioni agricole, ma ha avuto il compito di dare un contributo significativo alle sfide ambientali e sociali. Purtroppo le analisi concordano che, in troppi casi, essa non ha raggiunto l’obiettivo.

Per questo il modello del Greening, il sistema europeo di incentivi allo sviluppo agricolo condizionati al rispetto dell’ambiente, sarà abbandonato e potrà essere sostituito, dopo il 2020, dai piani strategici nazionali. In essi sarà determinante che siano favoriti gli “ecoschemi” di salvaguardia ambientale, quadri di intervento adeguati alle esigenze specifiche e calati nei contesti territoriali dei singoli paesi membri. Il dibattito europeo mostra quanto ancora occorra lavorare per definire una politica coerente volta ad azioni efficaci. Questa sarà raggiunta attraverso l’emanazione dei regolamenti, ma le sue sorti saranno condizionate dalla capacità dell’Ue di esprimere un forte coordinamento.

Su questi temi si è svolto il 13 luglio a Palazzo San Macuto, a Roma, un convegno dove è stato esposto il decalogo per la nuova Pac, insieme a uno studio sugli effetti reali dei finanziamenti in agricoltura, presentati, con il sostegno della Fondazione Cariplo, dalla coalizione Cambiamoagricoltura, espressione di un ampio movimento internazionale delle organizzazioni ambientaliste e dell’agricoltura biologica e biodinamica per la riforma della Pac. Sul tema è intervenuta anche Alessandra Pesce, sottosegretario del ministero italiano delle politiche agricole ed esperta del settore, spiegando l’importanza di avviare un dibattito ampio per favorire azioni ambientali efficaci in agricoltura. Di queste potranno costituire una parte importante gli interventi territoriali, partecipativi e mirati su piccola scala.

Come «L’Osservatore Romano» aveva anticipato all’uscita dei primi documenti della commissione europea e come oggi concordano i principali analisti, la riduzione dei fondi a disposizione dei paesi membri per la politica agricola sarà molto superiore di quel cinque per cento annunciato finora dalle fonti ufficiali dell’unione. La diminuzione dei fondi sarà molto consistente e proprio per questo occorrerà adottare politiche virtuose e vincolare i fondi a obiettivi chiari, con l’intento di garantire soprattutto un futuro sostenibile dell’agricoltura, del suo ambiente e dell’alimentazione. I punti del decalogo aprono su questo una discussione cui dovranno contribuire tutti gli attori in gioco, per influenzare positivamente i prossimi negoziati, che si svolgeranno all’interno del “trilogo” (consiglio, commissione e parlamento Ue) e con cui si dovrà completare la riforma della Pac, che entrerà in vigore dal 2020.

Franco Ferroni del Wwf ha ben spiegato la centralità dell’approccio agroecologico per il rispetto degli impegni internazionali su clima, biodiversità, fertilità, paesaggio, suolo e sicurezza alimentare. I relatori riuniti alla camera hanno insistito sul ruolo esemplare che possono avere per questo l’agricoltura biologica e biodinamica e l’importanza di sostenerle maggiormente. I due pilastri della Pac, ossia i sostegni diretti devoluti in base alla superficie e gli investimenti per lo sviluppo rurale, dovranno essere riconsiderati e soprattutto dovranno premiare i risultati ottenuti, compensare congruamente il servizio dell’agricoltore, cui spetta la cura dell’ambiente e il presidio del territorio a vantaggio di tutti.

L’agricoltore procura beni collettivi alla comunità, non commerciabili, eppure di valore primario e dunque da remunerare, a partire dai servizi ecosistemici. Se si considera che il taglio percentuale dei fondi potrà essere nel primo pilastro il doppio di quello annunciato e addirittura il quadruplo e più nel secondo pilastro, bisogna impedire che si generi una conflittualità tra interessi contrapposti e invece invocare maggiore equità, politiche di solidarietà tra gli agricoltori e vigilare per impedire sui sussidi il fenomeno delle rendite fondiarie parassitarie dei furbi, che fondano il latifondo di un nuovo feudalesimo gestito dalla finanza speculativa. Servirà dunque non solo definire obiettivi e azioni precisi per le spese del bilancio europeo, ma anche individuare parametri e indici verificabili per misurare la loro efficacia e presidiarli con controlli seri. Occorre premiare le aziende virtuose, supportare le aree poste in condizione di marginalità, ampliare gli ambienti destinati alla biodiversità, rilanciare l’agricoltura ecologica nelle Aree Natura 2000 e sostenere i biodistretti.

Tutto questo serve davvero, ma pone una condizione: la riforma agroecologica deve salvare le realtà agricole esistenti. Si tratta di gestire la transizione necessaria verso un nuovo paradigma agricolo senza lasciare indietro nessuno, specie i più deboli, le aziende contadine, le donne e i giovani in agricoltura, i produttori diretti, che da soli assicurano buona parte del cibo e della gestione dei territori rurali. Proprio per garantire il cambio di passo delle politiche agricole verso il rigore ambientale ormai necessario, ma insieme salvare solidarietà, giustizia ed equità, sarà importante il sorgere di un ampio movimento popolare agricolo per l’ecologia integrale, della cui azione si avverte la necessità.

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