06 Jul

Carlo Triarico sull’Osservatore Romano: Per una rivoluzione ecologica integrale

Per una rivoluzione ecologica integrale

di Carlo Triarico

Osservatore Romano del 7 Luglio 2018

A tre anni dalla Laudato si’ una lingua nuova inizia a connettere il mondo. È la lingua dell’ecologia integrale, che parla agli scienziati, ai decisori politici, ai contadini e alle popolazioni indigene, ai cittadini ovunque mobilitati per la casa comune. È la parola che salva, quando il silenzio uccide. La conferenza, organizzata dal Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale, il 5 e 6 luglio, vuole raggiungere l’obiettivo di vincere la frammentazione e trovare, nell’azione concreta, l’integrazione tra ambiente, economia, diritti, scienza e vita spirituale. Ambiti questi che non sono separati, o in competizione tra loro, come vengono spesso rappresentati e che perciò richiedono una nuova epistème che li tratti unitariamente.

La conferenza, cui partecipano centinaia tra esperti, attivisti dei movimenti per l’attuazione della Laudato si’, cittadini, contadini, religiosi e laici, non vuole affrontare in modo intellettualistico il grido della terra e il grido dei poveri. L’obbiettivo è raggiungere nella comunione una riconciliazione di ciò che il nostro tempo percepisce separato. Siamo solo ai primi balbettii. Molte esperienze hanno preso il via e sono state sostenute in questa direzione, grazie a questi tre anni, ma il passo che ora diviene decisivo è rendere operativo il precetto: la vita umana è un intreccio di relazioni con Dio, col prossimo e con la terra. Per questo gli attori più diversi sono ospitati per due giorni in Vaticano lavorando insieme a concepire le azioni per un’ecologia radicale, come meta culturale, etica e pratica, da costruire con l’apporto di tutti.

Non a caso l’incontro è stato avviato con gli occhi dei bambini di Nomadelfia e dei giovani di cinque continenti. Il cardinale Peter Kodwo Appiah Turkson, prefetto del Dicastero, ha ricordato i due obbiettivi principali da perseguire: proteggere il pianeta e accompagnare tutti verso lo sviluppo sostenibile integrale. La Laudato si’ è la guida per questo viaggio, come ha suggerito il segretario di Stato cardinale Parolin nella relazione di apertura. I cardini su cui è fissata la conferenza sono: lo spirito dell’impegno per salvare la casa comune; la strategia del dialogo, che crea un’azione comune dal basso; il metodo di dare voce alle vittime, agli scartati; infine l’individuazione di obiettivi concreti, come la definizione di linee precise e partecipative, il contenimento del riscaldamento globale, l’avvio di un’economia solidale e circolare, il coinvolgimento delle comunità umane, specie quelle vulnerabili. E diviene palpabile il dramma che l’umanità ha davanti a sé, quando la poetessa Jetnil-Kijiner, mentre esprime l’incerto futuro delle Isole Marshall dove abita, prossime a essere sommerse dall’innalzamento dei mari, non regge al dolore e sviene in sala. Nei prossimi anni, con un solo metro d’altezza in più, potrà essere sommerso dal mare, per chilometri, l’entroterra di aree come Shanghai, popolate da milioni di persone. Per loro, come per tutti i migranti climatici, diventerà necessario istituire una carta verde che permetta di trasferirsi in altri paesi, forse in quelli che più hanno innescato il cambiamento climatico.

Davanti a eventi epocali così rilevanti occorre discernimento. La prima sessione ha indagato su dove siamo, concludendo che viviamo in un mondo gravemente malato, che non si sta curando. I più autorevoli studi indicano che le temperature continueranno a salire, pur se saranno adottati fedelmente i minimi, ma necessari, provvedimenti degli accordi di Parigi. Si moltiplicheranno gli eventi catastrofici, con record sempre peggiori, fino a rendere inabitabili ampie aree del Pianeta. Dalle Filippine hanno ricordato il tifone Haiyan, e la serie che è seguita, portando morte e devastazione, soprattutto sui poveri. L’instabilità si estende all’intero pianeta. Per questo occorre seguire il monito della Laudato si’, utilizzare le risorse rinnovabili e smettere di cercare il petrolio con cui alimentiamo un’economia di ingiustizia. I relatori hanno raccontato di un’ingiustizia che oggi non è relegata nei bassi fondi, non è più invisibile, crea catastrofi, che investono immediatamente i più poveri, ma producono effetti generali che investono tutti in un mondo globalizzato. Occorre allora anche una dimensione spirituale della lotta ai cambiamenti climatici, se è vero che sono, per il 90 per cento e più, dovuti a fattori antropici. La crisi umana e quella ambientale vanno di pari passo e la crisi generale in cui sono caduti tutti i principali sistemi umani lo mostra chiaramente.

Gli intervenuti si sono impegnati per questo a innescare una rivoluzione verso una nuova economia, un nuovo diritto e una nuova cultura. La seconda sessione ha indagato proprio sul dove vogliamo andare. Il segretario del Dicastero dello sviluppo umano integrale, monsignor Bruno Marie Duffé, ha indicato tre sfide. La prima consiste nel modificare gli stili di vita con un nuovo paradigma, osservando il rispetto della creazione, delle risorse naturali e umane e abbandonando le fuga in avanti del consumismo e la sua cultura dello scarto. La seconda è cambiare l’economia, indirizzare le risorse verso la promozione dello sviluppo umano integrale, risanando così la funzione del denaro. Infine occorre costruire una pratica di vita che sviluppi comunanze e una solidarietà internazionale. La biodiversità insegna che la vita stessa è relazione. La conferenza invoca così livelli complessi di organizzazione, la necessità di una conversione multidisciplinare, l’affinamento di una coscienza pratica, che sappia lavorare per il bene comune, la capacità di coltivare una saggezza intuitiva. Sono i termini di una conversione ecologica radicale con cui intervenire per una svolta dei tempi.

La parola di Francesco ha, ancora una volta e nei nostri tempi, la missione e la possibilità di salvare la casa dalla rovina. L’udienza del Papa ai partecipanti ne dà dimostrazione e l’indigeno amazzonico Delio Siticonatzi mi dice che parla la sua stessa lingua. Era Ermanno Olmi a spiegare che i contadini si comprendono tra loro ovunque nel mondo. Ora si tratta di unire gli esseri umani tutti e ciascuno con una saggezza globale. È una missione centrale per la salvezza della casa comune.

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Per leggere la seconda parte dell’articolo – Con gli occhi degli ultimi – uscito nell’Osservatore Romano del 8 luglio 2018 clicca qui

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