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Fuchs lascia la sezione di agricoltura 0

Posted on September 02, 2010 by Associazione Biodinamica

Novita’ dal Goetheanum
Fuchs lascia la sezione di agricoltura
Nikolai Fuchs ha diretto per nove anni la Sezione di Agricoltura della Libera Università di Scienze dello Spirito del Goetheanum a Dornach (CH)
Intervista di Michael Olbrich-Majer
a Nikolai Fuchs

Intervista di Michael Olbrich-Majer A Nikolai Fuchs
A luglio Lei porterà a termine il suo compito di direttore della Sezione di Agricoltura presso il Goetheanum di Dornach. Lo fa perché 9 anni sono semplicemente abbastanza o ci sono anche altri motivi?

Diciamo che 9 anni sono sufficienti per espletare un determinato punto chiave del lavoro: circa il 15% del tempo di lavoro come direttore della Sezione può essere condotto relativamente libero. Non è possibile fare tutto contemporaneamente. Il mio predecessore Manfred Klett aveva il suo modo personale di interpretare e di vivere questo compito. Per sviluppare in modo diverso il contatto con il mondo esterno, egli mi propose come proprio successore. Ciò corrispondeva al mio impulso – qui mi riferisco anche alla situazione di allora, pensiamo solo al divieto indiretto dei preparati biodinamici nel 2002 – di lavorare per rendere più favorevoli le condizioni esteriori che tendevano a rendere sempre più difficile il lavoro biodinamico. Ma la Sezione ha anche altri compiti che non possono essere condotti a lungo in modo estensivo. Quindi, anche se rimanessi, dovrei spostare il punto focale del mio lavoro, passando a occuparmi più intensamente del cuore della biodinamica, dell’antroposofia, come forse è risultato con evidenza negli ultimi convegni.
Naturalmente vedo anche altri compiti nell’agricoltura, anche per me. Potrei lavorare in questo senso anche da Dornach, ma non sempre è possibile. Da ultimo bisogna sottolineare che il direttore di sezione non è solamente al servizio della propria categoria, ma con la sua sezione è anche parte dell’Università e quindi del Goetheanum. Quest’ultimo è un grande organismo che deve porsi delle priorità. E io desidero comportarmi in modo libero nei confronti delle priorità che sono state poste negli ultimi anni.
Dalla sua posizione a Dornach, grazie al circolo dei rappresentati e al convegno internazionale,  Lei ha la possibilità di avere una visione d’insieme del movimento biodinamico mondiale. Cosa l’ha maggiormente colpita negli ultimi anni?
Mi colpisce sempre il modo nel quale ogni iniziativa biodinamica vive. Non è assolutamente scontato che tali iniziative esistano. Il mondo “normale” non genera un’agricoltura biodinamica come necessità, per cui ciascuna di queste iniziative è un’azione libera, che deve essere conquistata ogni giorno di nuovo. Quando si ha la fortuna di conoscere queste iniziative in tutto il mondo, ciascuna nel proprio posto, si tratta sicuramente di un’esperienza molto piacevole.
Qual è il settore sul quale il movimento biodinamico deve urgentemente lavorare?
L’urgenza è dovunque, dovunque c’è bisogno di azione. Forse questa affermazione sembra generica e approssimativa. Ma io credo veramente che sia necessario darsi da fare da tutti i lati: quello delle sementi, della creazione del mercato, della ricerca. E la regola è che ciascuno deve agire là dove si trova e dove può fare qualcosa per destino: uno lavorando con le sementi, l’altro nel settore della   commercializzazione, l’altro ancora nella formazione. Bisogna riuscire a vedere dove c’è qualcosa da fare e chiedersi come sia possibile contribuire. E la cosa che si fa in quel momento è la cosa più importante! Senza oscurare tutto il resto. Per esser più concreti: nell’agire avere nella propria coscienza l’Altro: una pretesa elevata, che forse non è possibile realizzare fino in fondo – ma se lo facciamo possiamo muovere molto di più di quanto non facciamo già oggi!
Negli ultimi anni la Sezione (che è diventata indipendente nel 2004) ha realizzato molte cose, oltre a convegni molto attuali e molto frequentati  ha anche fatto ricerca e Lei personalmente ha potuto fare azione politica grazie alla Sua collaborazione con la Demeter International, specialmente a Bruxelles. Le sue conclusioni personali?

Sono duplici: è stato positivo che in un lavoro di squadra si sia riusciti ad assicurare la sopravvivenza dei preparati a Bruxelles e – nell’ottica del motivo per cui ho assunto questo incarico – il convegno di agricoltura “Identità e apertura all’esterno” del 2006.
Negli ultimi tempi la sezione era ben fornita di personale, anche grazie all’accorto reperimento di fondi. Ora, per ragioni economiche, oltre a Lei se ne va anche il suo più stretto collaboratore Stefan Mahlich. Come andrà avanti la sezione?
Negli ultimi anni abbiamo dato alla sezione dimensioni maggiori di quanto non fosse consentito dalla disponibilità economica di base. Questa fortuna è lentamente diminuita con la crisi finanziaria, adesso stiamo tornando alla “normalità”, ciò significa: “un direttore della sezione e un collaboratore”: la disponibilità di base per le sezioni. Grazie al convegno abbiamo assicurato anche per il futuro il 140% della segreteria, in aggiunta alla direzione della sezione. Oltre a ciò siamo riusciti a finanziare tutti i collaboratori scientifici grazie a fondi esterni reperiti per i singoli progetti.
Vorrei ancora aggiungere qualcosa di generale: è la Società Antroposofica, o più precisamente i suoi membri, che oltre al contributo netto per i collaboratori che ammonta a 100.000 euro all’anno, deve aggiungerne altri 200.000 l’anno per i locali riscaldati, per le infrastrutture come, ad esempio, la contabilità e le quote di partecipazione al convegno scontate, consentendo così alla sezione di lavorare e quindi sostenendo indirettamente il movimento biodinamico. Bisogna essere grati per tutto ciò. A ciò si aggiunge un circolo degli amici della Sezione composto da 300 membri che fanno regolarmente donazioni alla Sezione e alcuni altri donatori molto generosi e alcune ditte che contribuiscono in diverso modo. Dal movimento biodinamico, dalla Demeter, arrivano 40.000 euro l’anno – su una cifra complessiva di quote stimate sui 3 milioni di euro provenienti da tutto il mondo – di cui siamo sicuramente grati, ma che è comunque un contributo molto modesto se confrontato con tutte le altre sezioni, come ad esempio quelle di medicina e di pedagogia, soprattutto se si tiene presente che nel movimento ci sono ancora alcune persone che definiscono la sezione “testa” o “cuore” del movimento. Forse il movimento biodinamico dovrebbe chiedersi cosa si aspetta dalla sezione per il futuro e di che mezzi vuole fornirla perché essa riesca a corrispondere alle aspettative. Per come la situazione è stata finora – anche rispetto alle aspettative – eravamo  cronicamente a corto di mezzi economici per il finanziamento del lavoro di base.
A partire dal 1 luglio, Lei avrà un nuovo lavoro. Ci può già dire qualcosa a proposito?

Sì, qualcosa. Ho in progetto di trasferirmi a Ginevra, la sede dell’organizzazione mondiale del  commercio Wto e dell’ONU, per lavorare nell’ambito di una fondazione. In questo ambito mi occuperò del commercio mondiale dei prodotti agricoli cercando strade per trasformarlo soprattutto in modo che sia più equo nei confronti dei piccoli contadini di questa terra. Per ora, si tratta di un progetto della durata di tre anni. Non c’è ancora molto di certo: la via dovrà delinearsi durante il cammino.
Signor Fuchs, Le facciamo tanti auguri per il suo cammino!
Traduzione di Lucy Milenkovic
Da: Lebendige Erde, nr. 3/ 2010


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Antroposofia e alimentazione 0

Posted on March 16, 2010 by Associazione Biodinamica

Antroposofia significa “Scienza dell’uomo”. Fu fondata da Rudolf Steiner (1861-1925). Le linee guida della alimentazione antroposofica si basano sulla comprensione della natura e dell’essere umano, che appunto l’antroposofia ci offre. Sono nate all’inizio del ventesimo secolo quale ampliamento della dottrina scientifica dell’alimentazione e, accanto al livello corporeo dell’uomo, prendono in considerazione anche l’ambito vitale individuale, quello animico e quello spirituale.

Nell’alimentazione antroposofica non v’è alcun precetto. Nella libera scelta dell’alimentazione ci si appella alla responsabilità individuale, poiché l’antroposofia illustra in definitiva gli effetti dei diversi alimenti e non stabilisce alcun comandamento.

Le conseguenze che l’uomo ne trae, risiedono nella sua libertà e nella sua responsabilità individuali. Vi sono incluse, oltre alle sostanze alimentari e ai principi attivi, anche le forze di crescita e di maturazione (forze formatrici e vitali) degli alimenti, quali fattori qualitativi.

L’alimentazione antroposofica è in stretta relazione con l’agricoltura biodinamica. Anch’essa si basa su conoscenze antroposfiche e ha, tra l’altro, come fine di aumentare e mantenere la fertilità dei terreni, di aver cura dell’ambiente e al tempo stesso di produrre alimenti di alta qualità. In commercio tali prodotti sono contrassegnati con il marchio “Demeter”.

Nella pratica alimentare ha dato buoni risultati un’alimentazione prevalentemente vegetale, con uova e latticini e poca carne e poco pesce. Come alimenti di base si prediligono i cereali. Per quanto riguarda la fase di lavorazione, si bada a che tutto il valore nutritivo dell’alimento venga mantenuto e che vengano consumati sia cibi crudi che cotti. Viene curata una cultura alimentare cosciente: pasti regolari, calma, convivialità, atmosfera confortevole a tavola, rispettando i bioritmi (fegato-cistifillea-milza).

Di grande aiuto è imparare a considerare la differenziazione in base al tipo di costituzione (temperamenti), come pure i ritmi della natura (prodotti stagionali) oppure l’azione delle forze del luogo (regioni).

Viene attribuito molto valore all’educazione dei sensi. Erbe aromatiche fresche, frutta e verdura fresca sono particolarmente adatte per esercitare il gusto e l’olfatto. Assaporare e sentire il profumo consapevolmente rende sazi più in fretta e sensibilizza la percezione della diversità dei sapori.

Gli alimenti, infine, dovrebbero venire equamente commercializzati (fair economy, economie associative). Sono auspicabili trattative di mercato che vedono insieme tutte le persone coinvolte: agricoltori (produttori), commercianti e consumatori; da questo incontro si dovrebbe arrivare a stabilire i prezzi giusti per ognuno.

La posizione speciale del cereale alla luce della triarticolazione della pianta e dell’uomo

Tutte le speci di cereali appartengono alla famiglia delle graminacee

Come verde mare ondeggiante attraversano vaste zone della terra.

Il chicco dei cereali è un frutto (o seme) e perciò sarebbe indicato più di ogni altra cosa per la costruzione del metabolismo umano. La mela è inequivocabilmente un frutto, la lattuga una verdura a foglie, la carota una radice.

Ma se si considera un chicco di cereale nella sua formazione, si constata che le prime a formarsi sono enormi forze radicali.

Supponendo che il cereale venga seminato in ottobre, allora questa pianta vive per circa cinque mesi completamente nella sfera della radice. Con le prime piogge primaverili e con le timide irradiazioni di luce e calore che in tale periodo dell’anno vi si collegano, la pianta del cereale porta a manifestazione, in forma quasi esplosiva, il suo verde mare di foglie. L’invisibile, ma abbondante ricchezza di fiori, si conclude al culmine dell’estate con la formazione del frutto.

La pianta del cereale rinuncia alla particolare magnificenza dei fiori: le sue forze sono del tutto rivolte al divenire frutto. Ora, però, mentre il chicco matura, le radici si disseccano e le foglie e gli steli diventano paglia. Ma quanto di sali minerali, vitamine, forze formative e sostanze vitali si è sviluppato con tali sostanze, non va perso. Si è accumulato nel chicco pienamente maturo e qui si trova occultata l’intera pianta triarticolata: negli strati esterni l’elemento radice-minerale (testa), nel cuore della farina l’elemento fogliare-vegetale (cuore-polmoni) e nell’embrione l’elemento fruttificazione-costruzione (ricambio).

Ecco perché il cereale costituisce il nutrimento ottimale per l’uomo

Perchè preferire latte e formaggi biologici e biodinamici: le ragioni desunte dai risultati della ricerca scientifica e dalla normativa vigente. 0

Posted on March 16, 2010 by Matteo Giannattasio

di Matteo Giannattasio, medico e agronomo, esperto in allergie insegna Qualità degli alimenti e salute del consumatore all’Università di Padova, responsabile scientifico di Valore Alimentare

1. Sono ricchi di vitamine liposolubili

Hanno un contenuto significativamente più elevato di vitamina A (beta-carotene) e vitamina E (1). Questi nutrienti agiscono da potenti antiossidanti proteggendo dai danni causati dai radicali liberi.

2. Hanno un elevato contenuto in acidi grassi buoni

Numerose ricerche (2-5) hanno provato che latte e formaggi biologici hanno un elevato contenuto in omega-3 e acidi linoleici coniugati, due categorie di acidi grassi polinsaturi preziosi per la nostra salute. Ricerche sulle cavie suggeriscono che gli acidi linoleici coniugati svolgono una funzione importante nella prevenzione di patologie, come le malattie cardiovascolari, il cancro e le reazioni allergiche (6-8). È stato osservato (9) che le mamme che consumano prodotti derivati da latte biologico (e carne biologica) durante l’allattamento producono un latte ricco di questi benefici acidi grassi. Inoltre, i bambini che nei primi anni di vita consumano latte e derivati biologici corrono un basso rischio di soffrire di manifestazioni allergiche (10). Il minor rischio di atopia tra i bambini di famiglia con stile di vita antroposofica può dipendere da diversi fattori tra cui non è da escludere l’alimentazione con latte, formaggi e a altri prodotti biodinamici (11).

3. Il rischio che contengano residui di pesticidi o di farmaci è lieve o assente

Uno dei tanti pregi dell’agricoltura biologica è quello di ricorrere a un numero molto limitato di pesticidi (12). Infatti, a fronte delle centinaia di principi attivi, per lo più di sintesi, permessi nell’agricoltura convenzionale, il biologico consente di utilizzarne soltanto una decina, in buona parte di origine naturale. L’agricoltura biodinamica è ancora più virtuosa perché dei prodotti fitosanitari permessi nel biologico consente di impiegarne soltanto alcuni e di ricorrervi in situazioni speciali (13). Questa normativa fa si che, consumando latte e derivati biologici, e più ancora biodinamici, il rischio che residui di pesticidi ingeriti dagli animali con il mangime – tanto temuto se si consumano prodotti dell’agricoltura convenzionale (14) – sia molto basso o del tutto assente (15).

Le stesse considerazioni valgono per i farmaci con cui si tratta il bestiame, compresi gli antibiotici. Dal momento che in agricoltura biologica e biodinamica si fa un uso di farmaci molto accorto e limitato a pochi principi attivi (12, 13), il rischio che nel latte e derivati si ritrovino farmaci o loro metaboliti è basso o assente.

4. Non sono contaminati da frammenti di materiale genetico derivante dal mangime transgenico

In Italia gli alimenti geneticamente modificati sono vietati nell’alimentazione umana, mentre sono permessi nell’alimentazione del bestiame. Al momento si discute se ciò rappresenta un rischio per la salute degli animali e se frammenti di materiale genetico modificato derivante dal mangime transgenico possano passare nel latte vaccino, oltre che nella carne, e quindi col suo consumo all’uomo (16). Rischi del genere sono scongiurati nel caso della zootecnia biologica e biodinamica perché è vietato l’impiego di mangime transgenico (12, 13)

5. C’è la garanzia che nei formaggi non ci sono microrganismi geneticamente modificati

L’impiego di microrganismi geneticamente modificati, permesso nella produzione dei formaggi convenzionali, è proibito nella produzione dei formaggi biologici (12) e biodinamici(13)

6. Non contengono coloranti.

I formaggi convenzionali possono essere addizionati con circa una trentina di coloranti, tra cui alcuni di sintesi che nelle prove di laboratorio mostrano una notevole tossicità (17). Nei formaggi biologici non è permesso aggiungere coloranti (12). L’unica eccezione è rappresentata dal formaggio caprino e dal Morbier, nei quali è permessa soltanto l’aggiunta di carbone vegetale (E 153)  e dal Cheddar e pochi altri formaggi inglesi nei quali è permesso soltanto l’aggiunta di annatto (E 160b). I formaggi biodinamici sono ancora più virtuosi perché il divieto di aggiunta di coloranti non ammette eccezioni (13).

7. Non contengono conservanti, fosfati e polifosfati

I formaggi convenzionali, fatta eccezione per il parmigiano, possono contenere, come conservanti, i sorbati (E 200-E 203) e perfino un antibiotico la nisina (E 234). I formaggi biologici e biodinamici si fanno apprezzare per l’assenza di tali conservanti (12, 13). Sono anche del tutto privi di fosfati E 338-E 343, E 450, E 451) e polifosfati (E 452)

8. Sono più gustosi?.

Anche se aneddotica, merita di essere segnalata la notizia riferita da ricercatori della Facoltà di Agraria di Kassel, Germania (18) che il latte proveniente da allevamento biodinamico estensivo è stato molto apprezzato in un panel test eseguito nell’ottobre del 2009. Mancano comunque ricerche che mettono a confronto latte e derivati convenzionali e biologici/biodinamici per la qualità organolettica.

Bibliografia

1. Bergamo P. e coll. Food Chemistry (2003) vol. 82, pp. 625-631

2. Butler G. e coll. Journal of the Science of Food and Agriculture (2008), vol. 88, pp. 1431-1441

3. Prandini A. e coll. Journal of Dairy Research (2009) vol. 76, pp. 278-282

4. Ellis K. A. Journal Dairy Science (2006) vo. 89, pp. 1938-50

5. Collomb M. e coll. International Dairy Journal (2008) vol. 18, pp. 976-982

6. Kritchevsky D. e coll. Journal of the American. College of Nutrition (2000) vol. 19, pp. 472-477

7. Ip C e coll. Journal Nutrition (1999) vol. 129, pp. 2135-2142

8. O’Shea M. e coll. American Journal Clinical Nutrition (2004) 79, pp. 1199S-1206S

9. Rist L. e coll. British Journal of Nutrition (2007) vol. 97, 735-743

10 Kummeling. British Journal of Nutrition (2008) vol. 99 pp. 598-605.

11. Alm J. S. e coll. Lancet (199) 1999, pp. 1485-1458

12. Regolamento (CE) N. 967/2008

13. Disciplinare di produzione DEMETER (www.demeter.it)

14. Dossier Pesticidi nel piatto. 2009. Lega Ambiente

15. Baker B.P. e coll. Food Additives and Contaminants (2002) 19, pp. 427-446

16. Pusztai A. e Bardocz S. La sicurezza degli OGM. Edilibri 2008

17. Giannattasio M. e Rucabado Romero C. Gli additivi alimentari, una guida. Edizioni L’Aratro (2009)

18. Baars T. Salute e qualità del latte. Documento

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