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	<title>Associazione per l’Agricoltura Biodinamica &#187; Articoli</title>
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		<title>Incontro con le piante officinali nel ritmo delle stagioni</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Jan 2012 13:52:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sara</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Una pianta primordiale nei nostri campi: l&#8217;equiseto  “Coda cavallina”, “erba rugna”, “rasperella”: così viene anche chiamato l&#8217;equiseto dalla tradizione. Cresce lungo strade e sentieri, tra i binari della ferrovia, nei vigneti e nei campi. Appartiene alle pteridofite ed è una della piante più antiche al mondo. 400 milioni di anni fa equiseti giganteschi popolavano la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;" align="center"><strong>Una pianta primordiale nei nostri campi: l&#8217;equiseto</strong></p>
<p style="text-align: left;" align="center"> “Coda cavallina”, “erba rugna”, “rasperella”: così viene anche chiamato l&#8217;equiseto dalla tradizione. Cresce lungo strade e sentieri, tra i binari della ferrovia, nei vigneti e nei campi. Appartiene alle pteridofite ed è una della piante più antiche al mondo. 400 milioni di anni fa equiseti giganteschi popolavano la terra ed erano alti come alberi, insieme a felci enormi e muschi. I resti di queste piante formarono i giacimenti  di carbone fossile nel sottosuolo.</p>
<p style="text-align: left;">Oggi la famiglia delle Equisetaceae comprende un solo genere (Equisetum) con circa 35 specie. 15 specie sono diffuse in Europa. Le più note sono l&#8217;equiseto arvense, l&#8217;equiseto palustre, l&#8217;equiseto silvestre, l&#8217;equiseto maggiore e l&#8217;equiseto pratense. A parte l&#8217;equiseto arvense, quasi tutte le altre specie non sono adatte all&#8217;uso interno perché tossiche. Contengono alcaloidi in diverse quantità, ad esempio tracce di nicotina e, soprattutto, palustrina, un veleno che agisce sui nervi e la muscolatura e provoca avvelenamenti anche gravi negli animali domestici.</p>
<p style="text-align: left;">Il nome “Equisetum” deriva dal latino e significa “crine di cavallo” e “arvense” indica i luoghi in cui è più diffuso: nei campi coltivati o incolti. In primavera compare il <em>fusto fertile</em> che per la forma e il colore pallido brunastro assomiglia a un fungo. Nella parte apicale (strobilo) porta le spore in appositi sporangi che si aprono nelle prime giornate miti di primavera. Ora si forma anche il <em>fusto sterile</em>, partendo sempre dalla stessa pianta. Non supera i 60-70 cm di altezza e presenta rametti laterali posti in verticilli che diventano sempre più corti verso l&#8217;apice della pianta. L&#8217;equiseto arvense si distingue anche per la sua forma che ricorda una piccola conifera, piramidale. Diversamente da altre specie, i rametti laterali dell&#8217;arvense sono perfettamente orizzontali o si dirigono leggermente verso l&#8217;alto. Invece, nell&#8217;equiseto pratense &#8211; il quale ricorda molto l&#8217;arvense nella forma &#8211; i rametti pendono verso il basso.</p>
<p style="text-align: left;">Il portamento dell&#8217;equiseto arvense appare dunque molto eretto. Nonostante la parte aerea della pianta sia internamente cava e quindi molto leggera, i fusti non si spezzano facilmente. E&#8217; interessante notare che gli equiseti non formano lignina nei fusti (quindi non diventano mai legnosi) ma <em>sali di silicio</em> come sostanze di sostegno. L&#8217;equiseto rappresenta un  vero<em>“cristallo di rocca vegetale”</em>! L&#8217;equiseto contiene fino al 15% di silicio, minerale che conferisce una consistenza vitrea alle verdi “code” di equiseto. Sfregando i rametti laterali si nota la loro fragilità. Un tempo venivano legati a mazzetti per pulire oggetti di metallo, ad esempio di argento o di stagno. Per questo, in tedesco l&#8217;equiseto viene chiamato anche “Zinnkraut”, erba stagno.</p>
<p style="text-align: left;">L&#8217;equiseto arvense si moltiplica attraverso le spore (in verità, ha un ciclo ontogenetico molto complesso che comprende la formazione di organi intermedi: meriterebbero uno studio a sé!) ma anche formando nuovi fusti dalle gemme sotterranee. Grazie all&#8217;apparato radicale molto esteso le piante si diffondono copiosamente in un territorio e ciò le rende poco gradite agli agricoltori. L&#8217;equiseto è una “pianta indice” e segnala che un terreno è troppo compatto, non contiene abbastanza humus o presenta ristagni di acqua. Tutte le specie di equiseto hanno bisogno di acqua nel suolo e quando le radici incontrano una vena sotterranea continuano la crescita in senso orizzontale prima di tornare nuovamente verso il basso.*</p>
<p style="text-align: left;">A fine estate le piante iniziano ad appassire e nella stagione fredda si vedono solo i fusti ormai secchi delle specie più grandi, ad esempio di Equisetum palustre o telmateja. La loro vita continua sotto terra, dove i rizomi hanno dei tuberi di riserva che consentono alle piante di germogliare subito dopo la fine dell&#8217;inverno.</p>
<p style="text-align: left;">
<p style="text-align: left;"> <em>Prima di raccogliere è meglio distinguere!</em></p>
<p style="text-align: left;">L&#8217;equiseto arvense è quasi privo di sapore e odore e non viene quasi usato crudo, ad eccezione dei giovanissimi fusti verdi che, secondo alcuni appassionati di fitoalimurgia, possono essere aggiunti alle insalate primaverili. Si preparano il decotto, l&#8217;estratto secco, la tintura e l&#8217;oleolito. La droga è costituita dalla parte aerea (“Equiseti herba), dai fusti con i rametti laterali. Si raccoglie da aprile a agosto, si essicca all&#8217;ombra e si sminuzza per ottenere la droga. L&#8217;erba essiccata proviene in gran parte dalla Cina da raccolta spontanea, oppure dai paesi dell&#8217;Europa centrale e orientale. Non è necessario coltivare l&#8217;equiseto poiché in certe zone forma delle vere e proprie distese spontanee.</p>
<p style="text-align: left;">Per distinguere l&#8217;arvense da altre specie bisogna osservare attentamente il fusto sterile estivo e la guaina che avvolge il fusto in prossimità degli internodi: nell&#8217;arvense si presenta finemente incisa da6 a12 denti e più corta del primo internodo dei rami.</p>
<p style="text-align: left;">L&#8217;arvense predilige luoghi asciutti in superficie, un terreno argilloso, mentre il palustre indica sempre corsi d&#8217;acqua, acquitrini e cresce sui bordi dei campi o dei boschi dove ristagna l&#8217;acqua.</p>
<p style="text-align: left;">
<p style="text-align: left;"> <em>L&#8217;equiseto arvense come pianta medicinale</em></p>
<p style="text-align: left;">Dell&#8217;equiseto troviamo descrizioni molto antiche, Plinio il Vecchio e anche Dioscoride lo menzionano come pianta diuretica ed emostatica. Dopo l&#8217;antichità viene dimenticato e “riscoperto” dopo il medioevo dalla medicina monastica. Padre Kneipp, l&#8217;abate fondatore dell&#8217;idroterapia in Germania, consiglia l&#8217;equiseto per i polmoni, la gotta, la cistite.</p>
<p style="text-align: left;">Oggi è considerato una pianta medicinale anche dalla scienza, viene descritto in una monografia della Commissione E (ente di ricerca sulle piante medicinali del Ministero della Sanità tedesco). In fitoterapia si usano diversi estratti e applicazioni esterne. L&#8217;omeopatia classica si avvale sia di equisetem arvense, sia di e.hyemale, nella medicina antroposofica l&#8217;arvense viene abbinato alla silice o allo zolfo per curare edemi, malattie dei reni, artrosi e artriti, affezioni alla vescica e alla prostata.</p>
<p style="text-align: left;">Per comprendere meglio l&#8217;azione terapeutica si possono approfondire due aspetti caratteristici della pianta: uno è il legame con l&#8217;elemento dell&#8217;acqua ma anche della luce e dell&#8217;aria, l&#8217;altro è l&#8217;elevato contenuto di silicio e di minerali nella parte verde, come espressione del legame con l&#8217;elemento terrestre.</p>
<p style="text-align: left;">Volgiamo lo sguardo al nesso con l&#8217;elemento dell&#8217;acqua: per la riproduzione gli equiseti hanno bisogno dell&#8217;acqua: una fase del ciclo ontogenetico avviene nell&#8217;acqua come nel caso delle alghe, mentre le piante adulte captano l&#8217;acqua con i rizomi portandola verso l&#8217;alto e indicando spesso un ristagno. Allo stesso modo, l&#8217;equiseto agisce sull&#8217;uomo nella sfera dei liquidi: stimola la diuresi, sostiene la funzione renale, allevia disturbi della vescica e della prostata, aiuta a drenare gli edemi, i ristagni di acqua dei tessuti. L&#8217;equiseto può essere usato quotidianamente come decotto, anche nella prevenzione. Alla sera si mettono a macerare5 gdi droga in1 litrodi acqua fredda. Alla mattina si porta ad ebollizione e si lascia sobbollire per 20 minuti. Si filtra e si bevono 3 tazze al giorno, eventualmente dolcificando con del buon miele. Il decotto di equiseto è un ottimo diuretico e può essere bevuto per lunghi periodi.</p>
<p style="text-align: left;">Allo stesso tempo l&#8217;equiseto è, come abbiamo visto, una “pianta della silice”. Trasmette cura e protezione agli organi che ne hanno più bisogno: pelle, capelli, unghie, tessuto connettivo, vasi sanguigni. L&#8217;equiseto conferisce all&#8217;uomo una seconda pelle. In caso di eczemi, ulcere ed eritemi, nell&#8217;ulcus cruris, nella psoriasi e nelle dermatiti di origini nervose si consiglia l&#8217;assunzione del decotto come anche applicazioni esterne sotto forma di spugnature, bagni ed impacchi.</p>
<p style="text-align: left;">E&#8217; possibile estrarre le proprietà dell&#8217;equiseto mettendolo a macerare in olio di oliva; si ottiene un oleolito che da sollievo alle gambe doloranti e previene le vene varicose.</p>
<p style="text-align: left;">Grazie all&#8217;azione di sostegno e antiinfiammatoria su tutto il tessuto connettivo l&#8217;equiseto viene utilizzato con successo nelle infiammazioni articolari, i dolori reumatici, artrosi e artrite.</p>
<p style="text-align: left;">Oltre al silicio, l&#8217;equiseto arvense contiene sali di potassio e calcio, tracce di alluminio, zolfo, saponine, flavonoidi e acidi organici. Parlando dell&#8217;equiseto, tuttavia, Rudolf Steiner sottolinea quanto sia importante non fermarsi all&#8217;analisi delle singole sostanze ma di osservare la pianta nel suo insieme ed approfondire la ricerca sui processi che portano alle sostanze.</p>
<p style="text-align: left;">Certamente, all&#8217;osservatore risulta difficile, se non impossibile, cogliere a cosa serve una pianta se parte da un&#8217;indagine puramente visiva (rischia di “vagare” con la fantasia). Dedicandosi all&#8217;equiseto nel corso dell&#8217;anno, tuttavia, attraverso un&#8217;osservazione fenomenologica della pianta e del suo ambiente e all&#8217;utilizzo come pianta medicinale e in agricoltura, si può giungere all&#8217;immagine interiore di una pianta che si distingue, per esempio, per l&#8217;elasticità, l&#8217;aggraziato equilibrio tra orizzontalità e verticalità, l&#8217;elegante superamento delle forze di gravità. Sono queste qualità che caratterizzano anche l&#8217;organismo umano quando è in salute e le forze di terra e acqua da un lato e le forze di luce ed aria possono intessersi armoniosamente.</p>
<p style="text-align: left;">
<p style="text-align: left;"> <em>L&#8217;equiseto arvense in agricoltura</em></p>
<p style="text-align: left;">Nel ciclo di conferenze “Impulsi scientifico spirituali per il progresso dell&#8217;agricoltura” Rudolf Steiner descrive la fine azione dell&#8217;equiseto arvense che aiuta a “fare sì che la terra non risenta delle forze lunari in eccesso”. Nomina l&#8217;equiseto nella sesta conferenza del libro, purtroppo senza entrare in dettagli riguardo alla suddetta azione. Oggi l&#8217;equiseto è ampiamente utilizzato in agricoltura biodinamica (anche altri metodi agricoli bio lo impiegano) e si parla del “Preparato508”che consiste in un decotto da irrorare sulle piantagioni. Si interviene con il decotto   quando le forze di acqua (es.: ristagno di acqua nel terreno, precipitazioni piovose abbondanti, clima eccessivamente umido senza sole) non sono in equilibrio e, allo stesso tempo, l&#8217;elemento terrestre è debole (es.: terreno con poco humus, poco strutturato, concimazioni sbagliate). Allora il terreno e le piantagioni accolgono eccessivamente le forze lunari e possono insorgere malattie fungine, afidi, marciumi. I frutti, gli ortaggi, le erbe non solo possono ammalarsi ma non sviluppano il giusto aroma e si conservano poco.</p>
<p style="text-align: left;">Per il decotto di equiseto si usa equiseto arvense fresco o essiccato. Alcuni agricoltori biodinamici dinamizzano il preparato per 20 minuti prima di irrorarlo.</p>
<p style="text-align: left;">
<div style="text-align: left;">
<p><em> “Preparato 508” &#8211; Decotto di equiseto</em></p>
<p><em>Mettere a macerare 1 kg di equiseto fresco (o 150 g di droga essiccata) in 10 l di acqua fredda. Dopo 24 ore portare ad ebollizione e sobbollire per mezz&#8217;ora. Aspettare che il decotto si raffreddi, filtrare. Per irrorarlo si diluisce nel rapporto 1:5 e si spruzza in giornate asciutte, di mattina. Il decotto ha un&#8217;azione preventiva contro le malattie fungine e i marciumi. Si consiglia di usare il decotto dalla primavera all&#8217;estate (nel periodo più umido) effettuando irrorazioni a cadenza regolare. In caso di un attacco fungino si ripete il trattamento per tre giorni di seguito, eventualmente mescolando con del macerato di ortica e aggiungendo della propoli e dell&#8217;olio essenziale di timo.</em></p>
</div>
<p style="text-align: left;">
<p style="text-align: left;">Karin Mecozzi</p>
<p style="text-align: left;">Erborista, Esperta qual. di fitoterapia</p>
<p style="text-align: left;"><a href="mailto:%6B%61%72%69%6E%2E%6D%65%63%6F%7A%7A%69%40%61%72%75%62%61%2E%69%74"><span id="emob-xneva.zrpbmmv@nehon.vg-93">karin.mecozzi {at} aruba(.)it</span><script type="text/javascript">
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<p style="text-align: left;">www.petrarca.info</p>
<p style="text-align: left;">
<p style="text-align: left;">* Uno studio approfondito sull&#8217;equiseto è stato eseguito da Jochen Bockemühl e i colleghi della Sezione di Scienze Naturali della Libera Università del Goetheanum; è riportato nel libro “Leitfaden zur Heilpflanzenkunde Band “, Verlag am Goetheanum.</p>
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		<title>Incontro con le piante nel ritmo delle stagioni</title>
		<link>http://www.biodinamica.org/1320/incontro-con-le-piante-nel-ritmo-delle-stagioni-2/</link>
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		<pubDate>Tue, 18 Oct 2011 11:17:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sara</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Le piante medicinali nel corso dell’anno]]></category>
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		<description><![CDATA[<p><a href="http://www.biodinamica.org/http://biodinamica.org/wp-content/uploads/2011/10/ortica.gif"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-1323" title="ortica" src="http://www.biodinamica.org/http://biodinamica.org/wp-content/uploads/2011/10/ortica-150x150.gif" alt="" width="150" height="150" /></a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;" align="center"><strong>“Nel campo lavorato non crescono le ortiche”</strong></p>
<p style="text-align: left;" align="center"><strong>L&#8217;ortica – Urtica dioica</strong></p>
<div id="attachment_1327" class="wp-caption alignright" style="width: 190px"><a href="http://www.biodinamica.org/http://biodinamica.org/wp-content/uploads/2011/10/ortica2.gif"><img class="size-full wp-image-1327" title="ortica" src="http://www.biodinamica.org/http://biodinamica.org/wp-content/uploads/2011/10/ortica2-e1318938244764.gif" alt="" width="180" height="288" /></a><p class="wp-caption-text">Ortica</p></div>
<p style="text-align: right;" align="center"><strong><br />
</strong></p>
<p style="text-align: left;"><strong>Assomiglia alla seta</strong></p>
<p style="text-align: left;">Tenendo in mano una tela ottenuta dalla fibra di ortica, si nota subito la sua luminosità. E&#8217; resistente al tatto, liscia, setosa, dal verde tenue al verde scuro e opaco, proprio come la foglia della pianta. Non è facile immaginare che da una fibra tanto ispida si ricavi un tessuto così particolare!</p>
<p style="text-align: left;">Fino al 1500, periodo in cui ebbe inizio l&#8217;importazione del cotone dall&#8217;India, si usavano i fusti cavi  di ortica per confezionare indumenti, sacchi e borse, corde e funi, e le foglie e le radici per tingere di verde e di giallo lana, lino e seta. Alcune aziende di tessuti ecologici stanno nuovamente introducendo il tessuto d&#8217;ortica. Se la trama è sottile, la stoffa ricorda la seta: trasmette la sensazione di freschezza, ha un&#8217;azione equilibrante sulla temperatura corporea ed è antistatica, cioè, non si carica di elettricità.</p>
<p style="text-align: left;"><strong>La pianta nel corso dell&#8217;anno</strong></p>
<p style="text-align: left;">L&#8217;ortica maggiore (Urtica dioica della famiglia delle Urticaceae) cresce su terreni erbosi, lungo sentieri, strade e fossi e nei pressi di letamai o rotaie in disuso e reti metalliche. E&#8217; attratta dal ferro, dai metalli in genere, ma anche dai luoghi in cui si accumula dell&#8217;azoto; in questo senso, l&#8217;ortica è una pianta “indice”.</p>
<p style="text-align: left;">Le prime ortiche spuntano a marzo. le foglie hanno i margini dentellati e sono color verde scuro; alla base sono cuoriformi, in alto diventano sempre più piccole e lanceolate. In primavera si raccolgono le foglie sommitali. Si tritano finemente e si aggiungono a frittate, torte salate, zuppe e farrotti e risotti. Hanno un ottimo sapore che ricorda gli spinaci. Oltre ad essere buone da mangiare,  contengono preziosi sali minerali e oligoelementi, vitamine e molta clorofilla, stimolano il metabolismo e sono leggermente lassative. Laddove vengono tagliate si riformano delle nuove piante e si possono avere ortiche fresche da usare in cucina da marzo a novembre.</p>
<p style="text-align: left;">Osservando un gruppo di ortiche si ha l&#8217;impressione di essere di fronte a un piccolo esercito: con le  foglie opposte, lungamente picciolate, le piante hanno un portamento particolarmente eretto. Sono  ricoperte di sottili tricomi (peli) urticanti, saldamente conficcati nelle lamine fogliari e lungo il fusto. Alla base, i peli sono protetti da uno strato di calcio, successivamente assumono una forma tubolare e sono composti da acido silicico. Sfiorando una foglia di ortica, i tricomi si spezzano (la punta di silice è fragile come il vetro!) e “iniettano” sostanze irritanti tra cui istamina, acetilcolina, acido formico. L&#8217;effetto può essere fortemente irritante, quasi come di una scottatura. La zona colpita si arrossa e si formano delle piccole pustole che solitamente si riassorbono velocemente. Come intervento di “pronto soccorso”, possiamo strofinare una cipolla tagliata o dell&#8217;olio essenziale di lavanda puro sulla zona interessata; entrambe i rimedi riducono il dolore e il prurito e favoriscono il riassorbimento dell&#8217;esantema.</p>
<p style="text-align: left;">Laddove cresce l&#8217;ortica (ma anche dove viene utilizzata di frequente come macerato), vivono molte specie di insetti: formiche, farfalle, mosche, piccole vespe e, sotto terra, tanti lombrichi. Possiamo dire che la pianta ha un ottimo rapporto con il mondo animale. Come si spiega ciò, come mai gli insetti vivono volentieri vicino alle ortiche? Esse non hanno infiorescenze particolarmente appariscenti o profumate e non sono certo piante ricche di linfa, anzi, si difendono da eventuali “visitatori” con i peli urticanti. Osservando attentamente una pianta di ortica, tuttavia, ci accorgiamo della sua forte vitalità. Non è la vitalità esuberante delle piante ricche di acqua o delle piante fruttifere. Nell&#8217;ortica, una foglia segue l&#8217;altra secondo un certo ritmo, fino ad arrivare all&#8217;infiorescenza, raggiungendo anche i due metri di altezza senza piegarsi. E&#8217; saldamente ancorata al terreno e lo “lavora” con il suo apparato radicale, mettendo ordine, trasformandolo. Così il terreno diventa scuro, ricco di humus, profumato, e può nascere della nuova vita animale e vegetale, e anche formarsi della terra fertile per l&#8217;agricoltura.</p>
<p style="text-align: left;">A maggio, giugno compaiono i fiori a spighe, lunghi e pendenti nelle piante femminili, eretti in quelle maschili. Nelle giornate calde d&#8217;estate il polline delle piante maschili fuoriesce all&#8217;improvviso, formando una nuvola nell&#8217;aria: sembra che dalla pianta si innalzi del fumo! Dai fiori femminili, invece, si formano i semi, ricchi di proteine e grassi polinsaturi.</p>
<p style="text-align: left;">In autunno la pianta ormai disseccata nella parte aerea si ritira nel suolo, nell&#8217;organo di riserva, la radice.</p>
<p style="text-align: left;"><strong>Raccolta</strong></p>
<p style="text-align: left;">In primavera si raccolgono i giovani getti di ortica (foglie e giovani fusti) per la cucina. Le foglie da essiccare per le preparazioni erboristiche (infusi, decotti, tinture ed estratti alcolici) vengono recise in tarda mattinata da aprile a giugno, prima che compaiano i fiori, ed essiccate velocemente all&#8217;ombra. I semi sono pronti da fine luglio in poi, mentre la radice può essere dissotterrata o in autunno o in primavera.</p>
<p style="text-align: left;">Una precauzione nella raccolta: come pianta infestante, l&#8217;ortica cresce bene nei luoghi abbandonati. Non sempre si sa se quei terreni sono privi di sostanze inquinanti. Potrebbero esserci, ad esempio, dei metalli pesanti, resti di concimi di sintesi o di sostanze chimiche. Naturalmente, l&#8217;ortica cresce anche sugli scarichi fognari! E&#8217; quindi buona regola raccogliere solo in zone sicure, sui campi coltivati con il metodo biologico o biodinamico o lungo dei fossi puliti.</p>
<p style="text-align: left;">Prima di utilizzare l&#8217;ortica, di essiccarla o cucinarla, è preferibile stenderla su un telo e privarla dei suoi “ospiti”, insetti o animaletti che si trovavano sulla pianta al momento della raccolta.</p>
<p style="text-align: left;"><strong>“Nel campo lavorato non crescono le ortiche” &#8211; l&#8217;ortica in agricoltura</strong></p>
<p style="text-align: left;">Nel “Corso di agricoltura” (Impulsi scientifico naturali per il progresso dell&#8217;agricoltura, Ed. Antroposofiche, Milano) Rudolf Steiner descrive l&#8217;ortica e dice che “è una pianta che dovrebbe veramente crescere intorno al cuore dell&#8217;uomo”. Sostiene anche che si tratta di una pianta “tuttofare”, in grado di “rendere ragionevole il composto di letame”. Nel terzo volume di “Le piante medicinali” (Editrice Natura e Cultura, Alassio) Wilhelm Pelikan approfondisce gli aspetti menzionati da Steiner sull&#8217;importanza dell&#8217;ortica e cita studi sul suo particolare legame con il ferro.</p>
<p style="text-align: left;">Chi si occupa di giardinaggio e orticoltura con il metodo biologico e biodinamica conosce bene le qualità dell&#8217;ortica. Il macerato viene utilizzato soprattutto in due modi: come ammendante e concime liquido e come antiparassitario. Per concimare le piante al trapianto o in periodi di necessità, si copre 1 kg di ortiche (steli, foglie e qualche radice) con 10 l di acqua e si lascia  macerare per due settimane, coprendo con una rete e rimestando quotidianamente. Si filtra quando il macerato è maturo (ha un odore forte ma non puzza più) e si conserva in recipienti di materiale naturale. Per usarlo sulle colture si diluisce nel rapporto da uno a dieci. Invece, per combattere efficacemente gli afidi, si filtra dopo 24 o al massimo 36 ore, si diluisce 1:5 e si usa più volte irrorando le piante colpite. Grazie all&#8217;acido formico dell&#8217;ortica gli afidi scompariranno velocemente!</p>
<p style="text-align: left;"><strong>L&#8217;ortica come pianta medicinale </strong></p>
<p style="text-align: left;">L&#8217;ortica è una vera e propria “helping plant”, una “pianta d&#8217;aiuto” <em>(“helping plants” sono piante aromatiche e medicinali, annuali e pluriennali, spontanee e coltivate che ci aiutano a superare piccoli disturbi migliorando la nostra vita quotidiana. Si tratta di specie diffuse, da usare nell&#8217;alimentazione, nella cura del corpo e come supporto a cure mediche. Ogni regione ha le sue piante d&#8217;aiuto e le proprie ricette, le proprie usanze e tradizioni legate anche al corso dell&#8217;anno.) </em>Cresce in tutta Italia e<em> </em>ha, innanzi tutto, un forte legame con il processo del sangue nell&#8217;uomo. Ha proprietà emostatiche, antiemorragiche. E&#8217; indicata nella cura dell&#8217;anemia, combatte l&#8217;astenia, stimola i processi metabolici, favorisce l&#8217;assorbimento delle sostanze. Contiene ferro, zolfo, minerali come la silice, molta clorofilla e preziosi flavonoidi. I preparati erboristici a base di ortica favoriscono la formazione della ferritina, la proteina responsabile dell&#8217;assorbimento del ferro. Nell&#8217;anemia si consiglia di assumere il succo di ortica. Si ottiene dalla pianta fresca e si assume a cucchiaini tre volte al giorno prima dei pasti. Quando non si ha a disposizione la pianta fresca, si può ricorrere all&#8217;estratto secco o alla tintura madre, da prendere insieme all&#8217;infuso di foglie e alla ”acqua di ortica” (vedi ricetta).</p>
<p style="text-align: left;">L&#8217;infuso di radici e foglie è indicato nell&#8217;infiammazione delle vie urinarie e della prostata ed è un buon diuretico. Gli estratti di ortica hanno inoltre effetti benefici sulle articolazioni. Studi clinici dimostrano la loro efficacia nell&#8217;artrosi e nell&#8217;artrite. Migliorano la mobilità delle articolazioni e leniscono i dolori dovuti all&#8217;infiammazione. Nell&#8217;erboristeria tradizionale europea si consiglia di applicare un impacco di semi di ortica sulla zona dolorante, e anche di adottare l&#8217;antica tecnica dell&#8217;“orticazione”: si strofinano delle ortiche appena raccolte sulla zona interessata per aumentare l&#8217;irrorazione sanguigna, il flusso linfatico e combattere l&#8217;infiammazione.</p>
<p style="text-align: left;">L&#8217;Urtica dioica è utilizzata infine nelle malattie della pelle, nella psoriasi o per eczemi in genere. Estratti di ortica in alcol o aceto e il decotto concentrato di radice di ortica sono i rimedi giusti  contro la forfora e i capelli grassi e opachi.</p>
<p style="text-align: left;">Le foglie di ortica rientrano nelle miscele di piante medicinali vocate che aiutano a regolarizzare il flusso mestruale.</p>
<p style="text-align: left;">Concludendo possiamo dire che l&#8217;ortica è una delle piante medicinali europee più antiche, oggi diffusa in tutto il mondo. Sostiene le forze vitali nell&#8217;uomo, influisce sul suo sistema ritmico e metabolico irradiando dal cuore e dal sangue verso la periferia, la pelle. L&#8217;ortica aiuta l&#8217;uomo nella sua continua trasformazione e favorisce un rapporto salutare tra interiorità e mondo esterno.</p>
<p style="text-align: left;"><em><span style="text-decoration: underline;">“Acqua di ortiche”</span></em></p>
<p style="text-align: left;">Si raccoglie una manciata di getti, foglie e giovani fusti di ortica, si copre con un litro di acqua tiepida e si lascia in infusione per un&#8217;ora. Filtrare e bere durante la mattinata aggiungendo qualche goccia di succo di limone e un cucchiaino di miele. L&#8217;acqua di ortica stimola delicatamente il metabolismo, è un tonico per il sistema nervoso. Si beve in primavera e in autunno, per almeno tre settimane.</p>
<p style="text-align: left;">Karin Mecozzi</p>
<p style="text-align: left;">Erborista, Esperta qualifica di fitoterapia</p>
<p style="text-align: left;"><a href="mailto:%6B%61%72%69%6E%2E%6D%65%63%6F%7A%7A%69%40%61%72%75%62%61%2E%69%74" target="_blank"><span id="emob-xneva.zrpbmmv@nehon.vg-96">karin.mecozzi {at} aruba(.)it</span><script type="text/javascript">
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		<title>Notizie dall’estero</title>
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		<pubDate>Thu, 21 Jul 2011 13:58:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sara</dc:creator>
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		<description><![CDATA[a cura di Lucy Milenkovic’ Consulenza e coaching nell’azienda agricola Demeter tedesca Gli agricoltori Demeter vogliono che le loro aziende agricole si sviluppino, ma vogliono anche evolversi come persone. Per raggiungere questo obiettivo, gli agricoltori tedeschi invitano ogni anno nella propria azienda dei colleghi per condurre insieme un colloquio di sviluppo aziendale. In febbraio 32 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;">a cura di Lucy Milenkovic’</p>
<p style="text-align: left;"><strong>Consulenza e coaching nell’azienda agricola Demeter tedesca</strong></p>
<p style="text-align: left;">Gli agricoltori Demeter vogliono che le loro aziende agricole si sviluppino, ma vogliono anche evolversi come persone. Per raggiungere questo obiettivo, gli agricoltori tedeschi invitano ogni anno nella propria azienda dei colleghi per condurre insieme un colloquio di sviluppo aziendale. In febbraio 32 soci e collaboratori della Demeter Baviera hanno seguito un corso allo scopo di diventare “moderatori del colloquio aziendale” sotto la guida di Brigitte Szesinski. In futuro organizzeranno dei colloqui aziendali in piccoli gruppi costituiti al massimo da 8 agricoltori. A partire dal proprio lavoro biodinamico, dopo avere preso in considerazione il singolo caso, si cercherà di delineare gli impulsi per il futuro nonché si cercherà di identificare i mezzi per realizzarli. Il copione elaborato da Brigitte Szesinski prevede come conclusione un coaching collegiale volontario nel quale si analizza in modo più concreto e intensivo alcuni casi singoli. I partecipanti si sono espressi entusiasticamente riguardo alle possibilità di questo strumento nel favorire un impulso comunitario e che rafforzi le motivazioni dei singoli.</p>
<p style="text-align: left;"><strong>Comitato professionale per lo sviluppo di varietà vegetali biodinamiche (Germania)</strong></p>
<p style="text-align: left;">In occasione del terzo incontro del Comitato, i rappresentanti del miglioramento genetico, della consulenza, dell’agricoltura, della trasformazione e della ricerca hanno discusso delle misure e delle azioni da intraprendere per sostenere il miglioramento genetico biodinamico. La Demeter tedesca promuove, da subito, l’uso di varietà biodinamiche facendo uno sconto del 50% sui diritti calcolati sul fatturato del prodotto Demeter trasformato che contenga almeno il 50% di varietà biodinamiche. Oltre a ciò verranno promossi incontri con i trasformatori e i distributori allo scopo di richiamare l’attenzione sul problema dell’uso di varietà ibride. Anche nel 2011 in numerose aziende Demeter si terranno le “giornate delle sementi e delle varietà biodinamiche” (organizzate dai ricercatori che si occupano dello sviluppo di varietà biodinamiche) nonché l’azione “seminare il futuro”. Come punto culminante dell’incontro la Demeter tedesca ha consegnato una donazione di Euro 10.000 all’associazione “Kultursaat” che si occupa di selezione di varietà biodinamiche.</p>
<p style="text-align: left;"><strong>L’ONU sostiene l’agricoltura biologica</strong></p>
<p style="text-align: left;">L’incaricato speciale dell’ONU per il “diritto al cibo”, Oliver De Schetter, ha presentato in marzo la relazione “Agro-ecology and the right to food”. Nell’interesse della sicurezza alimentare globale e della difesa del clima, egli sostiene la necessità di una svolta dell’agricoltura in direzione dell’agricoltura biologica. Il mondo si trova nella più grave crisi alimentare dopo il 2008. Con il metodo dell’agricoltura biologica è possibile raddoppiare in dieci anni la produzione dei piccoli contadini nelle regioni più colpite dalla fame. L’agricoltura biologica rispetta le leggi della natura ed è quasi indipendente dall’uso di mezzi di produzione esterni ad alto input energetico.</p>
<p style="text-align: left;"><strong>Val la pena protestare: confermata in Germania la “tolleranza zero” per le sementi</strong></p>
<p style="text-align: left;">In totale, 42 organizzazioni e iniziative tedesche hanno organizzato dimostrazioni e azioni di protesta, hanno raccolto 64.000 firme in otto giorni allo scopo di ottenere la conferma del regolamento che garantisce il principio di “tolleranza zero” per quanto riguarda l’inquinamento delle sementi con OGM. Per i costi che conseguiranno all’adozione delle misure necessarie a garantire il rispetto della normativa, vale il principio di causalità (chi causa il danno ne paga i costi).</p>
<p style="text-align: left;">Da: Lebendige Erde nr.3/2011</p>
<p style="text-align: left;">
<p style="text-align: left;"><strong>Fondata in Germania l’Associazione per il miglioramento genetico vegetale ecologico “SAAT:GUT”</strong></p>
<p style="text-align: left;">I fondatori dell’associazione sottolineano che per passare dalla fase di opposizione agli OGM ad una fase propositiva che offra alternative praticabili è necessario riuscire a ottenere più fondi da destinare al miglioramento genetico ecologico. Il distributore di prodotti biologici “Grell Naturkost”, ad esempio, devolve al progetto € 0,50 per ogni cassetta venduta di cavolfiore, broccoli e carote. L’associazione si propone anche di fare lavoro di informazione e di collaborare con il movimento di agricoltura biologica. <span style="text-decoration: underline;">www.nutzpflanzenvielfalt.de</span></p>
<p style="text-align: left;">
<p style="text-align: left;"><strong>Botulismo provocato dai liquami di biogas?</strong></p>
<p style="text-align: left;">Alcuni veterinari tedeschi chiedono che venga studiato approfonditamente il legame tra botulismo e la sua possibile trasmissione tramite i liquami da biogas. Al convegno organizzato dall’Accademia Agraria e Veterinaria (<a href="http://www.ava1.de/">www.ava1.de</a>) quest’anno a Goettingen, è emerso un aumento di casi di malattia in uomini e animali. Una percentuale considerevole dei residui di fermentazioni degli impianti di biogas risulta essere contaminata da clostridi patogeni e da germi del botulismo, soprattutto quando vengono impiegati anche deiezioni avicole e residui animali/alimentari per la produzione del biogas. Tramite le superfici coltivate a foraggio per produrre fieno o insilato, i germi possono finire negli alimenti zootecnici e la conseguenza può essere la comparsa di un botulismo cronico che si manifesta con paralisi. Anche gli allevatori possono essere infettati. Perciò il rischio per la salute che può derivare dagli impianti di biogas deve essere chiarito.</p>
<p style="text-align: left;">
<p style="text-align: left;"><strong>La sperimentazione con il frumento transgenico si rivela un flop</strong></p>
<p style="text-align: left;">Le piante modificate geneticamente reagiscono alle condizioni ambientali naturali in modo completamente diverso che alle condizioni di laboratorio. Le piante di frumento rese resistenti all’odio dai ricercatori della ETH di Zurigo in seguito alla modificazione genetica in serra riuscivano ad ottenere rese doppie e più biomassa rispetto alle piante convenzionali usate come confronto. In pieno campo, invece, per ragioni sconosciute, la resa delle piante geneticamente modificate calava fino al 56%. Inoltre l’attacco di segale cornuta aumentava di quaranta volte, la forma delle spighe di alcune linee risultava modificata. Evidentemente le piante transgeniche risultavano più suscettibili nei confronti di fattori di stress naturali. I ricercatori cinesi ottennero risultati analoghi coltivando in pieno campo il riso transgenico.</p>
<p style="text-align: left;">
<p style="text-align: left;"><strong>Seminare il futuro con il Ministro</strong></p>
<p style="text-align: left;">Circa 50 aziende biodinamiche tedesche hanno aderito quest’autunno all’azione pubblica <strong>“Seminare il futuro”</strong>, che consiste in una giornata nella quale i consumatori seminano a mano un cereale biodinamico in un campo pronto per la semina presso un’azienda Demeter. Questa azione di protesta contro la larvata introduzione dell’ingegneria genetica in agricoltura è stata pensata come un evento organizzato per famiglie amanti della natura. “In questo modo tutti possono letteralmente prendere in mano il futuro, seminando tutti insieme il cereale selezionato col metodo biodinamico”- dice Ute Roennebeck. Numerose iniziative, aziende e associazioni, nonché diverse regioni “OGM free”, sostengono quest’iniziativa che è stata ideata da due svizzeri: il ricercatore Peter Kunz e l’agricoltore biodinamico Ueli Hurter.</p>
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		<title>Convegno Biodinamico 2010, La Vialla, Castiglion Fibocchi (Ar)</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Mar 2011 12:11:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sara</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Cultura del paesaggio di Karin Mecozzi e Bas Pedroli]]></category>
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		<category><![CDATA[Gruppo di autoconsulenza di Paolo Pistis]]></category>
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		<category><![CDATA[Le riflessioni di un agronomo di Alceo Orsini]]></category>

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		<description><![CDATA[Il resoconto dei gruppi di lavoro Formazione tecnici, esperti e agricoltori di Martin von Mackensen e Lucy Milenkovic&#8217; Cultura del paesaggio di Karin Mecozzi e Bas Pedroli Gruppo di autoconsulenza di Paolo Pistis Le riflessioni di un agronomo di Alceo Orsini, direttore agronomico de La Vialla &#160; gli articoli sono nella sezione &#8220;articoli recenti&#8220;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;">Il resoconto dei gruppi di lavoro</p>
<p style="text-align: left;">Formazione tecnici, esperti e agricoltori di Martin von Mackensen e Lucy Milenkovic&#8217;</p>
<p style="text-align: left;">Cultura del paesaggio di Karin Mecozzi e Bas Pedroli</p>
<p style="text-align: left;">Gruppo di autoconsulenza di Paolo Pistis</p>
<p style="text-align: left;">Le riflessioni di un agronomo di Alceo Orsini, direttore agronomico de La Vialla</p>
<p style="text-align: left;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: left;">gli articoli sono nella sezione &#8220;<a href="http://www.biodinamica.org/594/echi-dal-convegno-2010-la-vialla-castiglion-fibocchi-arezzo-parte-1/">articoli recenti</a>&#8220;</p>
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		<title>Dal Convegno di Biodinamica di Dornach</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Mar 2011 09:07:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sara</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Riunione IGAT Associazione Internazionale della Medicina Antroposofica Veterinaria Dornach, 6 febbraio 2011   Tema dell’incontro: esiste un collegamento tra le malattie specie specifiche dei nostri animali e la tripartizione secondo Steiner? Sono state prese in esame le malattie dei ruminanti, del maiale, del cavallo, dei piccoli roditori, degli uccelli e dei polli, del cane e del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><span style="font-family: times new roman,times; font-size: x-large;"><strong>Riunione IGAT</strong></span></p>
<address style="text-align: left;"><span style="font-family: times new roman,times; font-size: x-large;"><strong>Associazione Internazionale</strong></span></address>
<address style="text-align: left;"><span style="font-family: times new roman,times; font-size: x-large;"><strong>della Medicina Antroposofica Veterinaria </strong></span></address>
<address style="text-align: left;"><span style="font-family: times new roman,times; font-size: large;"><strong>Dornach, 6 febbraio 2011</strong></span></address>
<p style="text-align: left;"><span style="font-family: times new roman,times; font-size: large;"><strong> </strong></span></p>
<address style="text-align: left;"><span style="font-family: times new roman,times; font-size: medium;"><strong></strong></span></address>
<address style="text-align: left;"><span style="font-family: times new roman,times; font-size: medium;"><strong></strong></span></address>
<address style="text-align: left;"><span style="font-family: times new roman,times; font-size: medium;"><strong></strong></span></address>
<p style="text-align: left;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: medium;">Tema dell’incontro: esiste un collegamento tra le malattie specie specifiche dei nostri animali e la tripartizione secondo Steiner? Sono state prese in esame le malattie dei ruminanti, del maiale, del cavallo, dei piccoli roditori, degli uccelli e dei polli, del cane e del gatto. Ricordando la tripartizione in “animali del polo neurosensoriale”, “ritmico” e “metabolico”, particolarmente interessante è stato il contributo di <strong>Anet Spengler Neff</strong> che seguendo lo sviluppo embrionale e anatomico dei ruminanti ha creato una ulteriore suddivisione del “gruppo metabolico” di cui fanno parte. Dalla forma delle bocca si comprende quali tipi di cibo questi animali amano: le pecore e le capre hanno il labbro superiore separato e possono scegliere tra alimenti concentrati e erba, mentre il bovino ha la bocca fissa e poco mobile ed è vincolato al consumo di erba. Le pecore, poi,  possono modificare la dimensione del rumine a seconda del tipo di alimentazione disponibile. I cervi possono inibire con le proteine salivari le componenti tossiche di tannini e alcaloidi presenti in certe conifere creando composti innocui, facoltà propria in parte anche a pecore e capre ma non ai bovini, che invece sciolgono la cellulosa. Dunque, mentre cervo, giraffa e dik-dik  mangiano cibi concentrati (sptt. foglie, per questo non possono diventare domestici) e sono la componente più neurosensoriale  del gruppo, all’estremo opposto sta il bovino, il più metabolico del gruppo, adatto a mangiare e digerire esclusivamente erba; le pecore, le capre, i camosci e gli stambecchi stanno nel mezzo con caratteristiche intermedie di alimentazione, di velocità di transito del cibo e di necessità di continuo movimento.</span></p>
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		<title>Dal Convegno di Biodinamica di Dornach</title>
		<link>http://www.biodinamica.org/653/pillole-dal-convegno-di-biodinamica-di-dornach/</link>
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		<pubDate>Thu, 24 Mar 2011 15:16:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sara</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Convegno di Agricoltura Biodinamica Dornach, 2 &#8211; 5 febbraio 2011 a cura di Sabrina Menestrina    Anche 20 italiani tra i 600 fortunati ammessi al “laboratorio del futuro”che, procedendo secondo la Teoria U di Claus Otto Scharmer, hanno lavorato alla “presentazione” di difficoltà e incertezze dell’agricoltura bidinamica, allo “sbrogliamento” di vecchie strutture e credenze, di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><span style="font-family: times new roman,times; font-size: x-large;"><strong>Convegno di Agricoltura Biodinamica</strong></span></p>
<address style="text-align: left;"><span style="font-family: times new roman,times; font-size: large;"><strong>Dornach, 2 &#8211; 5 febbraio 2011</strong></span></address>
<address style="text-align: left;"><span style="font-family: times new roman,times; font-size: large;">a cura di <strong>Sabrina Menestrina</strong></span></address>
<p style="text-align: left;"> </p>
<p style="text-align: left;"> Anche 20 italiani tra i 600 fortunati ammessi al “laboratorio del futuro”che, procedendo secondo la Teoria U di Claus Otto Scharmer, hanno lavorato alla “presentazione” di difficoltà e incertezze dell’agricoltura bidinamica, allo “sbrogliamento” di vecchie strutture e credenze, di indurimenti sociali che non si spezzano, e alla “creazione” di un nucleo di novità che nasce dall’incontro con altre persone in uno spazio creativo. Tutti consapevoli che il successo di un intervento dipende dallo stato interiore di colui che interviene, il motto era “<em>open mind, open heart, open will”,</em> per spostare il proprio punto di vista, osservare, osservare, osservare, trattenere il pregiudizio, vincere la paura e lasciar entrare il nuovo<em>.</em> L’imponente partecipazione giovanile al convegno ha palesato la necessità concreta di portare anche noi, in futuro, sul palco del Goetheanum tanti giovani dall&#8217;Italia!</p>
<p style="text-align: left;">﻿</p>
<address style="text-align: left;"><em><a href="http://www.biodinamica.org/http://biodinamica.org/wp-content/uploads/2011/03/theoryu_banner2.gif"><img class="alignleft size-full wp-image-705" title="theoryu_banner" src="http://www.biodinamica.org/http://biodinamica.org/wp-content/uploads/2011/03/theoryu_banner2.gif" alt="" width="74" height="96" /></a>Theory U di <strong>C. Otto Scharmer</strong></em></address>
<address style="text-align: left;"><em>Berrett-Koehler Publishers, 2009 &#8211; 533 pagine</em></address>
<address style="text-align: left;"><em>prezzo € 27,30 (acquistabile su Hoepli.it)</em></address>
<address style="text-align: left;"><em></em></address>
<p style="text-align: left;"><span style="font-size: small;">In this ground-breaking book, C. Otto Scharmer invites us to see the world in new ways. What we pay attention to, and how we pay attention is the key to what we create. What often prevents us from &#8216;being present, &#8216; is what Scharmer calls our blind spot, the inner place from which each of us operates. Becoming aware of our blind spot is critical to bringing forth the profound systemic changes so needed in business and society today. First introduced in Presence, the U methodology of leading profound change is expanded and deepened in Theory U. By moving through the &#8220;U&#8221; process we learn to connect to our essential Self in the realm of &#8216;presencing&#8217; &#8211; a term coined by Scharmer. When &#8216;presencing&#8217; we are able to see our own blind spot and pay attention in a way that allows us to experience the opening of our minds, our hearts, and our wills. Through this process we are able to shift our awareness to allow us to connect with our best future possibility&#8211;and to realize it.</span></p>
<div align="right" style="float: right; padding: 5px 0px 0px 5px;"><a name="fb_share" type="button_count" share_url="http://www.biodinamica.org/653/pillole-dal-convegno-di-biodinamica-di-dornach/"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Incontro con le piante nel ritmo delle stagioni</title>
		<link>http://www.biodinamica.org/583/incontro-con-le-piante-nel-ritmo-delle-stagioni/</link>
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		<pubDate>Thu, 24 Mar 2011 12:36:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sara</dc:creator>
				<category><![CDATA[Bollettino]]></category>
		<category><![CDATA[Le piante medicinali nel corso dell’anno]]></category>
		<category><![CDATA[biodinamica]]></category>
		<category><![CDATA[bollettino]]></category>
		<category><![CDATA[Incontro con le piante nel ritmo delle stagioni]]></category>
		<category><![CDATA[Karin]]></category>
		<category><![CDATA[Mecozzi]]></category>
		<category><![CDATA[ricetta]]></category>
		<category><![CDATA[ricette]]></category>
		<category><![CDATA[sambuco]]></category>

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		<description><![CDATA[Il sambuco, arbusto magico e medicinale a cura di Karin Mecozzi &#160; &#160; Quando il paesaggio si riempie di verde e ogni foglia è permeata da succhi e sui pendii fioriscono le rose selvatiche, il sambuco appare maestoso, pieno di vita, come sazio e soddisfatto e circondato da api e insetti. Con i rami elastici [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><strong>Il sambuco, arbusto magico e medicinale</strong></p>
<p style="text-align: left;"><em><span style="font-size: small;">a cura di </span><strong><span style="font-size: small;">Karin Mecozzi</span></strong></em></p>
<p style="text-align: left;"><em><strong> </strong></em><em><strong><span style="font-size: small;"> </span></strong></em></p>
<div class="wp-caption alignright" style="width: 160px"><a href="http://www.biodinamica.org/http://biodinamica.org/wp-content/uploads/2011/03/Sambuco.jpg"><img title="Sambuco" src="http://www.biodinamica.org/http://biodinamica.org/wp-content/uploads/2011/03/Sambuco-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">Sambuco</p></div>
<p style="text-align: left;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: left;"><span style="font-size: small;"> </span></p>
<p style="text-align: left;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: left;"><span style="font-size: small;">Quando il paesaggio si riempie di verde e ogni foglia è permeata da succhi e sui pendii fioriscono le rose selvatiche, il sambuco appare maestoso, pieno di vita, come sazio e soddisfatto e circondato da api e insetti. Con i rami elastici cattura lo spazio e getta lunghe ombre. I grandi fiori color crema emanano un profumo delicato, mentre le foglie hanno un odore acre: sono leggermente tossiche come anche i frutti. Contengono acido cianidrico, come diverse specie della famiglia delle Rosaceae, ad esempio il mandorlo (mandorle amare) o il melo (semi). Secondo Rudolf Steiner, l&#8217;acido cianidrico permeava l&#8217;atmosfera della Terra nello stato dell&#8217;Antica Luna ed è salutare per l&#8217;uomo, per il cuore e la circolazione, se assunto a piccole dosi. Nella tradizione popolare si consiglia di mangiare le mele con i semi!</span></p>
<p style="text-align: left;"><span style="font-size: small;">Nella figura maestosa ed armoniosa del sambuco è ben visibile l&#8217;azione di Venere e di Giove, tuttavia prevalgono influssi di “terra” e di “acqua” a cui si unisce l&#8217;azione della luce. La pianta rivela quindi un forte legame con le forze terrestri, e l&#8217;uomo deve saper trasformare fiori e frutti per avvalersi delle loro proprietà salutari. Nella tradizione magica, il sambuco cresce sulle vene d&#8217;acqua e attira fulmini ed esseri malvagi.</span></p>
<p style="text-align: left;"><span style="font-size: small;"><em>La pianta nel suo sviluppo</em>:</span></p>
<p style="text-align: left;"><span style="font-size: small;">Un germoglio di sambuco cresce e lignifica velocemente. Il fusto argenteo della giovane pianta ricorda il salice e contiene un midollo bianco e morbido. Le foglie compaiono già a fine inverno e i rami dal legno elastico conferiscono all&#8217;arbusto la tipica forma globosa. Chi si nasconde sotto la sua chioma? E&#8217; il luogo ideale per i giochi dei bambini!</span></p>
<p style="text-align: left;"><span style="font-size: small;">I grandi fiori a ombrella sono sorretti da steli succosi e verdi dal sapore amaro. Le ombrelle ricordano coppe di spumante, il profumo dei fiori è buonissimo ma non dolce. Mancano infatti le sostanze zuccherine che segnalano la presenza del calore. Dalle infiorescenze si sviluppano i frutti, drupe globose viola scure, quasi nere. Venivano usati come inchiostro perché tingono di nero stoffe, legno e pergamene. Attenzione: i frutti crudi di sambuco sono tossici. Cuocendoli con molto zucchero e delle mele si ottiene invece un&#8217;ottima marmellata dalle proprietà emollienti e leggermente lassative.</span></p>
<p style="text-align: left;"><span style="font-size: small;">In autunno, quando gli uccelli portano via gli ultimi frutti, gli alberi di sambuco non appaiono più prosperosi ma spogli, con i lunghi rami senza foglie e la corteccia intagliata. Alle porte dell&#8217;inverno una fiaba della Germania racconta che Frau Holle, l&#8217;anziana signora che abita tra i sambuchi (in tedesco si chiamano “Holunder”) sbatte le coperte imbottite di piumini e … fa nevicare.</span></p>
<p style="text-align: left;"><em><span style="font-size: small;">Il sambuco come pianta medicinale:</span></em></p>
<p style="text-align: left;"><span style="font-size: small;">Dai fiori di sambuco si ottiene un ingrediente indispensabile per le tisane invernali. In aprile o maggio si raccolgono le infiorescenze ben aperte in una mattinata soleggiata e asciutta e senza vento, si recidono gli steli verdi e si stendono all&#8217;ombra. E&#8217; importante essiccare velocemente le ombrelle per evitare l&#8217;ossidazione e la formazione di muffe. Quando i fiori di una pianta sono ricchi di acqua è consigliabile usare un essiccatoio ventilato che essicca a bassa temperatura.</span></p>
<p style="text-align: left;"><span style="font-size: small;">I fiori di <em>Sambucus nigra</em> contengono mucillagini, oli eterici, flavonoidi, acido caffeico e acido salicilico. Nella tradizione erboristica, l&#8217;infuso di sambuco ha un&#8217;ottima azione sudorifera e drenante contro l&#8217;influenza, il raffreddore e dolori muscolari. L&#8217;estratto di fiori di sambuco è diuretico e agisce delicatamente sul sistema linfatico, anche sul fegato, la nostra “grande ghiandola”. I fiori non dovrebbero mancare quindi nelle tisane “depurative” e diuretiche. Hanno anche un&#8217;azione antispastica e vengono impiegati per semicupi e impacchi quando il ciclo mestruale diventa irregolare e doloroso. </span></p>
<p style="text-align: left;"><span style="font-size: small;">Quando mangiamo i fiori fritti o anche crudi o beviamo la bevanda a base di fiori freschi, percepiamo una nota “spumeggiante”, effervescente. E&#8217; legata al contenuto di sostanze enzimatiche;  un tempo si usavano i fiori di sambuco per cagliare il latte.</span></p>
<p style="text-align: left;"><span style="font-size: small;">Il decotto di corteccia di sambuco favorisce la secrezione degli acidi gastrici e aiuta ad eliminare gli acidi urici. Gli antichi lo bevevano contro la gotta e l&#8217;artrite. </span></p>
<p style="text-align: left;"><span style="font-size: small;">Rudolf Steiner consigliava preparazioni a base del midollo di sambuco (è bianchissimo e spumoso, all&#8217;interno dei rami), per “favorire l&#8217;intessere di corpo eterico e corpo astrale”.</span></p>
<p style="text-align: left;"><span style="font-size: small;">Dai frutti ricchi di antociani, minerali e vitamine si ottengono sciroppi e succhi contro la tosse, il catarro e contro la stipsi dei bambini. Il succo di sambuco è un ottimo corroborante nella stagione fredda ed è prezioso per rafforzare e tonificare i vasi sanguigni.</span></p>
<p style="text-align: left;"><span style="font-size: small;"> </span></p>
<p style="text-align: left;"><em><span style="text-decoration: underline;"><span style="font-size: small;">Ricetta: “Sciroppo di fiori di sambuco”</span></span></em></p>
<p style="text-align: left;"><em><span style="font-size: small;">Raccogliere dieci grosse infiorescenze di sambuco, i fiorellini debbono essere ben aperti. Si recidono gli steli verdi e si mettono in una scodella di vetro, si coprono con tre limoni tagliati a fette (con la buccia) e acqua di sorgente (o di bottiglia, meglio se rivitalizzata). Fiori e limoni debbono essere perfettamente coperti dall&#8217;acqua. </span></em></p>
<p style="text-align: left;"><em><span style="font-size: small;">Si fissa un panno di lino o cotone sulla ciotola coprendola e si mette al sole per un pomeriggio, poi si tiene in frigorifero per altre 12 ore. Si filtra e si pesa il liquido ottenuto. </span></em></p>
<p style="text-align: left;"><em><span style="font-size: small;">Si aggiunge lo zucchero (il 50% del peso del liquido è sufficiente), scaldando leggermente. Si versa in bottigliette a chiusura ermetica e si pastorizza in acqua bollente per 20 minuti. Lo “sciroppo di sambuco” diluito con acqua fresca è un&#8217;ottima bevanda durante il taglio del fieno e nei lavori pesanti. Si possono aggiungere foglie di menta o verbena, fettine di limone e pesca ottenendo aromi sempre gradevoli.</span></em></p>
<p style="text-align: left;"><em><span style="font-size: small;">Si diluisce in acqua molto calda e si serve con spicchi di arancio e due gocce di rum nelle serate fredde d&#8217;inverno.</span></em></p>
<p style="text-align: left;"><em><span style="font-size: small;">﻿</span></em></p>
<p style="text-align: left;">&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: small;">Auguri di buona Pasqua e di lieta primavera a tutte le lettrici e a tutti i lettori!</span></p>
<p><strong><em><span style="font-size: small;">Karin Mecozzi</span></em></strong></p>
<p><span style="font-size: small;">Erborista, esperta qual. di fitoterapia</span></p>
<p><span style="font-size: small;"><a href="mailto:%6B%61%72%69%6E%2E%6D%65%63%6F%7A%7A%69%40%61%72%75%62%61%2E%69%74" target="_blank"><span id="emob-xneva.zrpbmmv@nehon.vg-33">karin.mecozzi {at} aruba(.)it</span><script type="text/javascript">
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		<title>Visita all&#8217;Azienda di Cristina Menicocci</title>
		<link>http://www.biodinamica.org/527/visita-allazienda-di-cristina-menicocci/</link>
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		<pubDate>Thu, 24 Mar 2011 11:11:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sara</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Viaggio nelle aziende biodinamiche italiane]]></category>
		<category><![CDATA[biodinamica]]></category>
		<category><![CDATA[Menicocci]]></category>
		<category><![CDATA[Milenkovic']]></category>

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		<description><![CDATA[Viaggio nelle aziende biodinamiche italiane a cura di Lucy Milenkovic’     Avvicinandosi all’azienda Menicocci si incontra un paesaggio che si è originato 85.000 anni fa in seguito alle violente eruzioni del vulcano di Vico. Piccoli borghi di tufo arroccati sulle alture, resti di imponenti mura, il piccolo borgo di Faleri testimoniano della civiltà dei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><em><span style="font-size: small;">Viaggio nelle aziende biodinamiche italiane</span></em></p>
<p style="text-align: left;"><span style="font-size: small;">a cura di <strong><em>Lucy Milenkovic’</em></strong></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><a href="http://www.biodinamica.org/http://biodinamica.org/wp-content/uploads/2011/03/famiglia-Menicocci.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-534" title="famiglia Menicocci" src="http://www.biodinamica.org/http://biodinamica.org/wp-content/uploads/2011/03/famiglia-Menicocci-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a></span></p>
<p style="text-align: left;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;"> </span></p>
<p style="text-align: left;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;"> </span></p>
<p style="text-align: left;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Avvicinandosi all’azienda Menicocci si incontra un paesaggio che si è originato 85.000 anni fa in seguito alle violente eruzioni del vulcano di Vico. Piccoli borghi di tufo arroccati sulle alture, resti di imponenti mura, il piccolo borgo di Faleri testimoniano della civiltà dei Falisci, amici degli Etruschi e vicini dei Romani dai quali furono annientati. Proprio nei confini dell’azienda che visitiamo si trova il complesso delle catacombe di San Gratiliano e Santa Felicissima, risalenti alla fase di espansione del cristianesimo. In contrasto con l’atmosfera cupa e inquietante delle vie funerarie e delle catacombe, su queste terre vulcaniche leggermente ondulate e attraversate da un piccolo fiume si percepisce un’atmosfera solare. La presenza di cespugli e alberi sempreverdi come pini marittimi, cipressi e olivi, i prati verdi su cui pascolano le pecore e gli animali dell’azienda, la luce intensa, il calore insolito dell’aria, ci dicono che qui la vita non si ritrae del tutto neppure nei mesi più freddi. </span></p>
<p style="text-align: left;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Ritroviamo l’atmosfera falisca anche in cantina, dove sono pronte le nuove bottiglie di vino dai nomi evocativi: Falesos, Stamnos, Falerii, Rhesan…</span></p>
<p style="text-align: left;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">L’azienda ha 55 ha di superficie complessiva: 31 ha di vigneto (Trebbiano Toscano, Sangiovese, Merlot, Montepulciano) di più di 35 anni d’età, 12 ha di noccioleto (Tonda Gentile Romana), 1 ha di oliveto. Il resto è bosco, pascoli, tare, superfici occupate dagli edifici aziendali. Vigneto e noccioleto sono dotati di impianto di irrigazione di soccorso a goccia. Una strada divide l’azienda in due corpi. Quando negli anni ‘80 Claudio Menicocci rilevò l’azienda di famiglia, questa era gestita in modo convenzionale e il Consorzio agrario dettava l’impiego dei mezzi tecnici. Claudio è perito agrario ed enologo: fino ad allora aveva lavorato come tecnico di cantina per diverse cantine sociali. In quell’ambiente egli sentì parlare per la prima volta di ”agricoltura naturale”. La gestione convenzionale aveva portato all’insorgere di numerosi problemi agronomici nell’azienda, perciò decise di cambiare registro e iniziò a lavorare come agricoltore sperimentatore di nuove strade. Nel 1993 l’azienda ottenne la prima certificazione biologica in conformità al Reg. CE 2092/91. </span></p>
<div id="attachment_544" class="wp-caption alignright" style="width: 160px"><a href="http://www.biodinamica.org/http://biodinamica.org/wp-content/uploads/2011/03/Menicocci-asinello.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-544 " title="Menicocci asinello" src="http://www.biodinamica.org/http://biodinamica.org/wp-content/uploads/2011/03/Menicocci-asinello-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">Cristina con gli asini che pascolano nel vigneto</p></div>
<p style="text-align: left;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;"> </span><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Il vigneto e il noccioleto sono inerbiti permanentemente, lo sfalcio viene fatto a filari alterni affinché ci siano sempre piante fiorite a disposizione degli insetti, solo ogni 4 anni il terreno viene “arieggiato” tramite un passaggio con il ripuntatore. In inverno le pecore di un pastore itinerante pascolano sotto le viti e i noccioli, poi ci sono gli animali dell’azienda: un piccolo gregge di capre, galline ovaiole, un paio di mucche dalle lunghe corna e due asini, alcune cassette di api. I preparati vengono dinamizzati e distribuiti con le attrezzature meccaniche prodotte da Montanari, ma ogni tanto si dinamizza a mano per non perdere l’importante esperienza umana che è collegata a questa significativa operazione. </span></p>
<div class="wp-caption alignright" style="width: 160px"><a href="http://www.biodinamica.org/http://biodinamica.org/wp-content/uploads/2011/03/Menicocci-mucca.jpg"><img title="Menicocci mucca" src="http://www.biodinamica.org/http://biodinamica.org/wp-content/uploads/2011/03/Menicocci-mucca-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">Le mucche aziendali.</p></div>
<p style="text-align: left;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Da diversi anni ha stretto un rapporto di collaborazione con Mauro Job (agricoltore biodinamico particolarmente studioso e sperimentatore della zona), lavorando sui preparati, sperimentando i nuovi preparati vegetali sviluppati da Maria Thun e, da quest’anno, introducendo il sistema delle ceneri come mezzo di controllo dei parassiti. </span></p>
<p style="text-align: left;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Come in tutte le aziende viticole, il grosso problema fitosanitario è costituito dalla peronospora: scegliendo formulati con basso contenuto di rame in forma particolarmente attiva, negli anni normali non è difficile </span><span style="font-family: Times New Roman;">restare entro i 2,5 kg/ha di rame metallico, garantendo il rispetto del limite dei 3 kg imposto dagli </span>standard Demeter. Nel 2010, data l’insolita piovosità, è stato molto difficoltoso assicurare la protezione delle piante. I trattamenti a base di zolfo sono limitati ai 20 kg: anche l’uso dello zolfo è stato ridotto per le sue conseguenze nefaste sulla biodiversità.</p>
<p style="text-align: left;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Claudio, contrariamente alla stramaggioranza degli agricoltori, sembra amare gli organismi di controllo e i disciplinari di produzione. Impressionante l’elenco degli organismi da cui l’azienda è controllata, e quindi certificata: ICEA, DEMETER, Qualità e lavoro, Bio Suisse, Bio Inspecta, Garanzia Aiab, Bio Vegan. Ha elaborato persino un proprio specifico disciplinare di produzione più restrittivo che li include tutti. Questa vena particolarmente rigorosa lo porta a fare alcune critiche al disciplinare Demeter sulla vinificazione recentemente approvato, che a suo avviso è superficiale e lacunoso. Naturalmente anche qui lui segue la propria strada personale senza compromessi. Tutta l’uva viene vinificata in azienda e raccolta unicamente a mano dando lavoro a molte persone nel rispetto dei loro diritti (nel 2010 l’azienda è stata premiata in quanto “Azienda ad alta responsabilità sociale”). Nel passato il vino veniva venduto sfuso a grossi acquirenti e imbottigliato in Germania e in Svizzera. Ora la strategia è cambiata: il vino viene imbottigliato in azienda e verrà venduto direttamente. Così si potranno eliminare i solfiti che l’acquirente tedesco usava con prodigalità.</span></p>
<p style="text-align: left;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Quando gli chiedo qual è la sua filosofia nel fare il vino, mi risponde: </span></p>
<p style="text-align: left;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">“<em>La naturalità! Il mio vino deve essere innanzitutto un alimento sano, perciò lavoro per alterare il meno possibile le caratteristiche della materia prima. Cerco di mantenere tutti i nutrienti presenti originariamente nell’uva, evitando ogni additivo. Io non miro a ottenere un vino sempre uguale grazie alle manipolazioni di cantina, ma  un prodotto dal quale traspaiono le condizioni che hanno reso unica ogni specifica annata. L’agricoltura biodinamica unita alla trasformazione senza chimica è il miglior modo per realizzare questo mio desiderio</em>.”</span></p>
<p style="text-align: left;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Facciamo tanti auguri all’azienda Menicocci Cristina  perché prosegua con successo nella ricerca continua della strada migliore per realizzare i propri obiettivi e i propri ideali!</span></p>
<p><span style="font-size: x-small;">Azienda Agricola Biodinamica Claudio Menicocci di Cristina Menicocci, Fabrica di Roma (VT)</span></p>
<p><span style="font-size: x-small;">Tel/Fax: +39.0761.575041 , <a href="http://www.biodynamic.it/italiano/famiglia.html" target="_blank"><span style="color: #000000;">www.biodynamic.it</span></a></span></p>
<p><span style="font-size: x-small;"><a title="Come raggiungerci" href="http://www.biodinamica.org/http://biodinamica.org/wp-content/uploads/2011/03/mappa-menicocci.jpg" target="_blank">come raggiungerci</a></span></p>
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		</item>
		<item>
		<title>Interviste al Presidente Franco Pedrini</title>
		<link>http://www.biodinamica.org/520/520/</link>
		<comments>http://www.biodinamica.org/520/520/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 22 Mar 2011 13:57:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sara</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.biodinamica.org/?p=520</guid>
		<description><![CDATA[Interviste rilasciate da Franco Pedrini Presidente dell&#8217;Associazione per l&#8217;Agricoltura Biodinamica alle riviste L&#8217;Informatore Agrario e Vita in Campagna]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: small;">Interviste rilasciate da Franco Pedrini</span></p>
<p><span style="font-size: small;">Presidente dell&#8217;Associazione per l&#8217;Agricoltura Biodinamica</span></p>
<p><span style="font-size: small;">alle riviste</span></p>
<p><span style="color: #800000; font-size: small;"><a title="L'Agricoltura scopre la biodinamica" href="http://www.biodinamica.org/http://biodinamica.org/wp-content/uploads/2011/03/Pedrini-Intervista-Informatore-Agrario-Lagricoltura-scopre-la-biodinamica.pdf" target="_blank">L&#8217;Informatore Agrario </a><span style="color: #000000;">e </span><a title="Cos'è l'agricoltura biodinamica e come si pratica" href="http://www.biodinamica.org/http://biodinamica.org/wp-content/uploads/2011/03/Pedrini-Intervista-Vita-in-Campagna-Biodinamica.pdf" target="_blank">Vita in Campagna</a></span></p>
<div align="right" style="float: right; padding: 5px 0px 0px 5px;"><a name="fb_share" type="button_count" share_url="http://www.biodinamica.org/520/520/"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Visita all’azienda di Carlo Noro</title>
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		<pubDate>Wed, 12 Jan 2011 21:12:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lucy Milenkovic</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Viaggio nelle aziende biodinamiche italiane]]></category>

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		<description><![CDATA[Il primo di una serie di articoli sulle aziende biodinamiche. A cura di Lucy Milenkovic’ Dal bollettino bimestrale BIOdinamica distribuito gratuitamente ai soci dell’Associazione per l’Agricoltura Biodinamica per i soci Metà di settembre 2010: accompagno il professor Ton Baars, titolare della cattedra di biodinamica presso l’università di agricoltura ecologica a Kassel, a visitare l’azienda di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><em>Il primo di una serie di articoli sulle aziende biodinamiche. </em></p>
<p style="text-align: left;"><em>A cura di Lucy Milenkovic’ </em></p>
<p style="text-align: left;"><em>Dal bollettino bimestrale BIOdinamica distribuito gratuitamente ai soci dell’Associazione per l’Agricoltura Biodinamica per i soci </em></p>
<p style="text-align: left;">
 Metà di settembre 2010: accompagno il professor Ton Baars, titolare della cattedra di biodinamica presso l’università di agricoltura ecologica a Kassel, a visitare l’azienda di Carlo Noro. Ton Baars aveva visto i preparati di Carlo in occasione della visita all’Agrilatina durante il convegno di biodinamica del 2009, ne era rimasto positivamente impressionato e voleva includerli nelle sperimentazioni che stava conducendo. L’anno prima aveva usato per la sua ricerca del cornoletame allestito in Germania che non era riuscito bene e i risultati erano stati insoddisfacenti.</p>
<div class="mceTemp">
<dl id="attachment_467" class="wp-caption alignright" style="width: 310px;">
<dt class="wp-caption-dt"><a href="http://www.biodinamica.org/http://biodinamica.org/wp-content/uploads/2011/01/Immagine1-2.jpeg"><img class="size-medium wp-image-467 " title="Impianto di zucchine e insalate in serra. La trasparenza delle foglie in rapporto alla luce e il tono tenue dei colori,non accentuati da un verde scuro, indicano una pianta sana e equilibrata. I fili che si vedono serviranno alle colture future, in particolare per far arrampicare piante di pomodori e fagioli " src="http://www.biodinamica.org/http://biodinamica.org/wp-content/uploads/2011/01/Immagine1-2-300x225.jpg" alt="Impianto di zucchine e insalate in serra." width="300" height="225" /></a></dt>
<dd class="wp-caption-dd">
<div id="_mcePaste">Impianto di zucchine e insalate in serra.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: left;">La trasparenza delle foglie in rapporto alla luce e il tono tenue dei colori,non accentuati da un verde scuro, indicano una pianta sana e equilibrata.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: left;">I fili che si vedono serviranno alle colture future, in particolare per far arrampicare piante di pomodori e fagioli</div>
</dd>
</dl>
</div>
<p style="text-align: left;">Questa volta voleva usare del preparato ben trasformato. Inoltre, gli interessava il fatto che Carlo allestisse i preparati seguendo le indicazione di Podolinski. Anzi, Carlo è stato scelto da Podolinski stesso come allestitore ufficiale professionale dei preparati biodinamici in Italia nel lontano 1992. Dopo avere usato il cornoletame di Carlo nelle sue sperimentazioni, Baars era interessato a conoscere più da vicino il suo lavoro con i preparati. <br />
Anch’io ero molto interessata a conoscere meglio questi famosi preparati che vengono usati da numerose aziende biodinamiche italiane. Innanzitutto ci colpisce l’indirizzo di Noro: Vallefredda. Il nome è un programma.</p>
<p style="text-align: left;">Per allestire i preparati è necessario potere contare sul gelo invernale nel terreno, per cui la scelta della terra da acquistare si è concentrata su questa vallata nella quale, pur essendo vicini a Roma, d’inverno arriva il gelo e cade la neve. Appena arrivati vediamo la casa, il negozio per la vendita e un altro edificio dove sono appese in alto diverse vesciche di cervo piene di achillea, vicino ci sono delle corna piene di cornosilice. Se prima potevamo avere dei dubbi, ora siamo certi di essere arrivati nel posto giusto. Poco più in là vediamo tunnel e file di ortaggi rigogliosi in pieno campo.<br />
 E, infatti: qui l’allestimento dei preparati è incluso in un’azienda orticola che produce circa 250 cassette di ortaggi a settimana, tutte vendute direttamente.</p>
<p style="text-align: left;">
 Nell’azienda non sono presenti animali, il carico di lavoro sarebbe eccessivo dato che si tratta di un’azienda orticola specializzata, quindi il letame necessario all’allestimento del cornoletame viene raccolto in un’altra azienda biodinamica a orientamento zootecnico. Si tratta dell’azienda agricola Boccea di Anna Federici a Roma che viene seguita da Carlo Noro per quanto riguarda la consulenza.<a href="http://www.biodinamica.org/http://biodinamica.org/wp-content/uploads/2011/01/Immagine3-1.jpeg"><img class="alignleft size-medium wp-image-471" title="Pomodori in serra. Questo è il risultato di 10 anni di lavoro biodinamico sul terreno. In questa serra, si coltivano in rotazione pomodori, zucchine e fagioli rampicanti, senza usare nessun tipo di fitofarmaco di origine biologica. Soltanto prevenzione associata a buona tecnica agronomica che prevede l’utilizzo di preparati biodinamici di ottima qualità." src="http://www.biodinamica.org/http://biodinamica.org/wp-content/uploads/2011/01/Immagine3-1-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a> A ottobre o novembre, a seconda dell’annata e in relazione alla ricrescita del pascolo, vengono raccolte direttamente sul campo le fatte che serviranno per l’allestimento del cornoletame. Un giorno prima l’alimentazione a base di erba delle vacche da carne di razza maremmana incrociata con limousine viene integrata con un po’ di fieno, in questo modo la forma delle fatte sarà migliore: piatta ma non troppo con un avvallamento al centro.</p>
<p style="text-align: left;">
Per più giorni vengono raccolti circa 700 kg di fatte al giorno, i bidoni pieni vengono trasportati a Vallefredda e con esse vengono riempite le corna, ogni giorno circa 7000 corna. Famiglia e collaboratori collaborano a questo lavoro. Il riempimento delle corna viene effettuato con una macchina fabbricata appositamente da Gianni Montanari, artigiano meccanico di Reggio Emilia che dal ’98 costruisce dinamizzatori e attrezzature da spruzzo per i preparati.<a href="http://www.biodinamica.org/http://biodinamica.org/wp-content/uploads/2011/01/ultime-immagini-293-1.jpeg"><img class="alignleft size-medium wp-image-468" src="http://www.biodinamica.org/http://biodinamica.org/wp-content/uploads/2011/01/ultime-immagini-293-1-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a><br />
 Le corna vengono disposte a più strati con l’apertura rivolta verso il basso e leggermente inclinate in una buca profonda 1 metro e larga 5 situata nella zona reputata più fertile dell’azienda. Quando entriamo nell’edificio costruito da Noro stesso per il suo lavoro con i preparati restiamo tutti senza parole: davanti a noi c’è un immenso mucchio di corna: sono 40.000! E quest’anno ne arriveranno altre 10.000!</p>
<p style="text-align: left;">Nessuno di noi era preparato a questo spettacolo. Carlo ci dice che insieme a Montanari sta progettando una macchina che riduca in farina le corna troppo vecchie per potere essere riutilizzate. Questa farina diventerà un importante integratore nel cumulo di letame.</p>
<p style="text-align: left;"> </p>
<p style="text-align: left;"> </p>
<p style="text-align: left;">E poi: una fila di enormi casse di legno foderate di torba vengono aperte una dopo l’altra. Lui stesso ha costruito queste casse, lavorando legno e rame.<a href="http://www.biodinamica.org/http://biodinamica.org/wp-content/uploads/2011/01/Immagine1-1.jpeg"><img class="alignright size-medium wp-image-469" title="Foto della cassa di legno dove si mantiene il corno letame. Contenitore del preparato in rame coibentato con torba in tutti e sei i lati." src="http://www.biodinamica.org/http://biodinamica.org/wp-content/uploads/2011/01/Immagine1-1-300x224.jpg" alt="" width="300" height="224" /></a>Dentro c’è un contenitore di rame pieno a metà di cornoletame ben trasformato, umido, colloidale, inodore. Carlo ci dice che l’anno prima è stato  un anno particolarmente favorevole all’allestimento del cornoletame, non tutti gli anni lo sono. Dopo tante domande e risposte passiamo in un altro locale: qui ci sono venti casse uguali in doppia fila in cui viene conservato il famoso cornoletame preparato allestito secondo le indicazioni di Podolinski.</p>
<p style="text-align: left;">Ton Baars vuole sapere tutti i particolari: il tubo di rame che viene messo al centro per aerare il cornoletame, l’inserimento dei preparati da cumulo, il rimescolamento della massa. Sorge una discussione a proposito della quantità di cornoletame da usare per ogni ettaro. Noro fa notare che nei testi tradotti di Podolinski c’è scritto 88 grammi, ma secondo lui c’è una precisazione da fare, essendo questa la quantità di preparato che viene usata per le aziende che lavorano ormai in mantenimento dopo anni di conversione. Secondo Noro la quantità ideale durante i primi anni di conversione dovrebbe essere di 1 kg/anno per ogni ettaro diviso in circa 4-5 distribuzioni in primavera e autunno, come per altro indicato dallo stesso Steiner durante le conferenze di Koberwitz (la quantità di un corno per circa 1200 metri quadrati).</p>
<p style="text-align: left;">Il nostro interesse viene poi catturato da alcuni grossi contenitori di vetro nei quali sono contenuti i fiori delle piante dei preparati da cumulo: anche in questo caso restiamo ammirati dalla precisione e dalla cura del lavoro. Per esempio, nei contenitori dell’achillea ci sono solo i fiori, senza neppure un pezzettino di stelo! Penso al grande lavoro manuale che ci sta dietro, anche in questo caso, oltre ai 4-5 collaboratori più o meno fissi, è tutta la famiglia a lavorare: moglie e figli che in parte hanno anche un altro lavoro. Una volta pronti, i preparati vengono ordinati dalle singole aziende biodinamiche a cui vengono tempestivamente spediti. Questa è la ragione per la quale molte aziende biodinamiche italiane non conservano i preparati in azienda ma li ordinano solo nel momento in cui ne hanno bisogno.</p>
<p style="text-align: left;"><a href="http://www.biodinamica.org/http://biodinamica.org/wp-content/uploads/2011/01/ultime-immagini-121-1.jpeg"><img class="alignleft size-medium wp-image-472" title="Piantagione di cavoli in pieno campo  Le foto sono di Simone Noro." src="http://www.biodinamica.org/http://biodinamica.org/wp-content/uploads/2011/01/ultime-immagini-121-1-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>Questo, a mio avviso, è un peccato, perché tale pratica rende sempre meno personale il rapporto dell’agricoltore con i preparati. Sarebbe opportuno almeno occuparsi della loro conservazione. Durante la visita è presente Michele Lorenzetti, enologo e biologo che da anni lavora in stretta collaborazione con Carlo per lo sviluppo della viticoltura in biodinamica. Nel pomeriggio arrivano anche Matteo Giannattasio e l’amico Renzo Savini che durante il convegno di Sabaudia aveva gentilmente portato i relatori stranieri (tra cui Baars e moglie) a fare una visita esclusiva al parco di Ninfa. Dal campo la visita si sposta in casa &#8211; costruita dal Noro stesso con materiali naturali e forme organiche -, e i discorsi si spostano dalla pratica del lavoro quotidiano con i preparati alla ricerca effettuata presso l’università di Kassel da Ton Baars e dai suoi studenti.</p>
<p style="text-align: left;">Ma di questa parleremo con il professor Ton Baars stesso quando tornerà in Italia per illustrarcene i risultati. Un grazie di cuore a Carlo Noro e alla sua famiglia per la loro disponibilità e per l’enorme lavoro che portano avanti con tanta passione senza per questo trascurare l’agricoltura!</p>
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		<title>Valeriana officinalis</title>
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		<pubDate>Sun, 26 Dec 2010 09:48:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Associazione Biodinamica</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Le piante medicinali nel corso dell’anno]]></category>
		<category><![CDATA[Castiglion Fibocchi]]></category>
		<category><![CDATA[Rudolf Steiner]]></category>
		<category><![CDATA[valeriana officinalis]]></category>

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		<description><![CDATA[Le piante medicinali nel corso dell&#8217;anno Valeriana officinalis Per una volta l’ articolo dedicato alle piante nel corso dell’ anno viene messo sul sito. L’ autrice, Karin Mecozzi da anni publica i suoi scritti su BI Odinamica, bollettino bimestrale dell’ associazione biodinamica, con il notiziario Demeter. Il numero di gennaio/febbrio, infatti, è quasi completamente dedicato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><strong>Le piante medicinali nel corso dell&#8217;anno</strong></p>
<p><strong> <a class="zem_slink" title="Valerian (herb)" rel="wikipedia" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Valerian_%28herb%29">Valeriana officinalis</a></strong></p>
<p style="text-align: left;">Per una volta l’ articolo dedicato alle piante nel corso dell’ anno viene messo sul sito.</p>
<p style="text-align: left;">L’ autrice, Karin Mecozzi da anni publica i suoi scritti su BI Odinamica, bollettino bimestrale dell’ associazione biodinamica, con il notiziario Demeter.</p>
<p style="text-align: left;">Il numero di gennaio/febbrio, infatti, è quasi completamente dedicato ai convegni che si sono svolti in Italia – a Bologna il 18 novembre, in collaborazione con FAI e WWF: “S.O.S. Agricoltura &#8211; Agricoltura, paesaggio e ambiente: un destino comune”; dal 18 al 21 novembre presso la fattoria La Vialla, Castiglion Fibocchi in Toscana: “S.O.S. Agricoltura -</p>
<p style="text-align: left;">Un’agricoltura diversa per il futuro. L’agricoltura biodinamica: proposte ed esperienze. Agricoltura e paesaggio, fertilità del suolo, biodiversità, qualità dei prodotti”, dal 21 al 22 novembre, a Bolzano, organizzato dalla sezione Alto Adige: “Convegno nazionale di frutticoltura biodinamica”. Se questi temi vi interessano, iscrivetevi all’ Associazione Biodinamica, riceverete il bollettino gratuitamente, insieme al calendario 2011 di Maria Thun.</p>
<p style="text-align: left;"> </p>
<p style="text-align: left;"><a href="http://www.biodinamica.org/http://biodinamica.org/wp-content/uploads/2010/12/la-valeriana-officinalisP1000037.jpeg"><img class="alignleft size-medium wp-image-460" title="la valeriana officinalisP1000037" src="http://www.biodinamica.org/http://biodinamica.org/wp-content/uploads/2010/12/la-valeriana-officinalisP1000037-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" /></a>La valeriana (Valeriana officinalis) è una pianta pluriennale della famiglia delle Valerianaceae e cresce in tutto l&#8217;emisfero settentrionale. Predilige un clima fresco, le sponde di fiumi e torrenti, prati umidi e pascoli, terreni ricchi di humus non troppo pesanti. Appartengono alla stessa famiglia la Valeriana montana, una specie più piccola, la spica (Valeriana celtica), che cresce solo ad alta quota e ha un profumo delizioso, e il centranto (Kenthranthus ruber) o valeriana rossa, largamente diffusa sull&#8217;Appennino e lungo le cose del Mediterraneo. Nel primo anno la pianta di valeriana forma una piccola radice a fittone e molte foglie, a mo&#8217; di cespo. Resta vicina al suolo, non si innalza e non forma fiori. Resiste anche a temperature molto basse. Nel secondo anno di vita, dalla radice principale spuntano numerosi rizomi laterali che assomigliano a dita, e rizomi capillari che si diffondono nelle profondità del suolo, garantendo alla pianta l&#8217;approvvigionamento di acqua. La radice centrale subisce una metamorfosi anche verso l&#8217;alto, formando la parte iniziale del fusto. Lungo il fusto solcato compaiono le foglie color verde scuro, imparopennate, prima picciolate poi sessili. L&#8217;infiorescenza a corimbo si apre a giugno attirando gli insetti con il suo profumo dolce. Quando i fiori crescono al sole diventano rosacei o rosa scuri e possono essere confusi con l&#8217;eupatorio (Eupatorium cannabinum), che però si schiude più tardi. Nei luoghi ombrosi i fiori di valeriana diventano bianchi come la neve. I semi sono dotati di ombrellini e il vento li porta in ogni dove. Alla fine dell&#8217;estate la parte aerea della pianta muore. In primavera dalla pianta madre spuntano le foglie nuove. La valeriana può raggiungere un&#8217;altezza di due metri. I fiori bianchi e rosati sugli steli eretti ondeggiano nel vento, lungo i corsi d&#8217;acqua e sui prati montani, e sembrano sospesi. Per allestire il “ preparato di valeriana” , uno dei preparati biodinamici da cumulo, nella nostra sezione biodinamica* , ogni anno raccogliamo i fiori di valeriana in una valletta dell&#8217;Appennino centrale. Una volta notammo che mancavano i capolini, le piante erano mangiucchiate solo in cima. Poco dopo vedemmo una vacca, una bianchissima marchigiana, in mezzo al greto del torrente, che strappava i fiori appena sbocciati della valeriana!</p>
<p style="text-align: left;"> </p>
<p style="text-align: left;"><strong>Raccolta, coltivazione e il preparato biodinamico da cumulo </strong></p>
<p style="text-align: left;">In molti paesi europei la cosiddetta “ valeriana vera” è una pianta protetta. In Italia la droga (radice e infiorescenza) può essere venduta solo in farmacia. Si raccoglie in autunno estraendo i rizomi. Si puliscono bene, si tagliano a fette e si essiccano lentamente a 60°C. E&#8217; importante seccare molto bene le radici per evitare il rischio di muffe. In estate si raccolgono i fiori e si essiccano in un luogo ombreggiato e ventilato. In alcune regioni si raccolgono anche le giovani foglie, si tagliano finemente e si aggiungono alle insalate e alle frittate di primavera. La valeriana viene moltiplicata sia per divisione dei cespi, sia per seme.</p>
<p style="text-align: left;">Le piante di valeriana, alte ed eleganti, abbelliscono l&#8217;orto di casa, l&#8217;angolo delle aromatiche e i luoghi umidi del giardino. Si possono anche tenere in vaso, sul terrazzo, scegliendo un angolo non troppo assolato e bagnando  regolarmente. In agricoltura biodinamica si usa il succo fresco dei fiori di valeriana per allestire il preparato da cumulo “ 507” . Si spruzza sul cumulo di letame dopo aver inserito gli altri preparati (camomilla, achillea, quercia, ortica e tarassaco).</p>
<p style="text-align: left;">Nel “ Corso di agricoltura” (Impulsi scientifico spirituali per il progresso dell&#8217;agricoltura, <a class="zem_slink" title="Rudolf Steiner" rel="wikipedia" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Rudolf_Steiner">Rudolf Steiner</a>, Editrice Antroposofica, Milano) Rudolf Steiner spiega che la valeriana “ insegna al letame compostato il giusto rapporto con il fosforo” .</p>
<p style="text-align: left;">Il preparato di valeriana crea un involucro intorno al cumulo di letame, favorendo la decomposizione della sostanza organica. In questo modo si ottiene un vero e proprio “ concime vitale” che nutre il terreno agricolo, rendendolo più sensibile agli influssi cosmici. Al contrario, i concimi minerali rendono il terreno insensibile poiché rilasciano solo sali, non sostanze viventi. Ciò che cresce su terreni concimati con prodotti minerali &#8211; cereali, verdure, frutta o piante officinali &#8211; acquisisce una struttura altrettanto minerale e in un certo senso meno vivente; non nutrono l&#8217;uomo ma lo rendono insensibile al cosmo, più pesante. Per rendersi conto dell&#8217;azione dei concimi, basta osservare i grandi campi arati a fine estate, dopo le prime piogge. I terreni concimati con prodotti minerali si dilavano immediatamente, diventano privi di vita. Si formano zone erose, calanchi che lasciano un&#8217;impronta duratura sul paesaggio intero. I terreni coltivati con il metodo biodinamico, invece, non perdono vitalità dopo le coltivazioni e mostrano una struttura glomerulare e la presenza di humus e microrganismi.</p>
<p style="text-align: left;">Quando piove non si dilavano e l&#8217;acqua viene assorbita dal suolo. I campi si inseriscono armonicamente nel paesaggio rispecchiando il lavoro dell&#8217;uomo. Secondo la conoscenza antroposofica della natura, la valeriana ha uno stretto legame con l&#8217;elemento del calore e il pianeta Saturno. I frutticoltori si avvalgono della sua azione riscaldante e protettiva irrorando il preparato 507 sulle coltivazioni, anche come prevenzione, per difendere la fioritura da gelate tardive. La valeriana protegge i fiori appena dischiusi e la pianta intera con il suo manto di calore.</p>
<p style="text-align: left;"> </p>
<p style="text-align: left;"><strong> “Con la valeriana, l&#8217;origano selvatico e l&#8217;aneto ogni strega perde i suoi poteri!” </strong></p>
<p style="text-align: left;">Secondo la tradizione, la valeriana è una delle erbe più potenti usate in magia. In Boemia si faceva il bagno ai neonati con acqua e decotto di valeriana per proteggerli dalle epidemie e rafforzarli. Le radici venivano infilate su corde di canapa e appese sull&#8217;uscio contro demoni e streghe. Il nome botanico della valeriana proviene dal verbo latino “ valere” , “ essere forti e sani, avere valore” . Nell&#8217;antico Egitto, estratti di valeriana servivano a curare i morsi dello scorpione e per imbalsamare le salme, i greci utilizzavano l&#8217;infuso di valeriana come afrodisiaco. In Giappone, in Siberia e in Asia minore sono stati ritrovati testi in cui si descrivono le qualità magiche della pianta. La forma elegante del fusto e del fiore e le radici simili a dita comparivano come decorazioni sulle tovaglie e sui mobili. In Ungheria si ungeva l&#8217;amo con l&#8217;olio di valeriana per attirare le trote. E&#8217; ben noto ancora oggi l&#8217;effetto della valeriana sui gatti. Quando sentono il suo profumo ne sono subito attirati, si rotolano sui cespi. Per insegnare ai gattini ad usare la lettiera basta spargere qualche goccia di tintura di valeriana sulla sabbia, e vi andranno immediatamente.</p>
<p style="text-align: left;"> </p>
<p style="text-align: left;"><strong>La valeriana come pianta medicinale oggi </strong></p>
<p style="text-align: left;">Per avvicinarsi a ciò che caratterizza la valeriana come pianta medicinale, per conoscere la sua essenza e le proprietà curative non si possono considerare solo i componenti chimici e la loro azione farmaceutica. Si guarda alla pianta nel suo insieme, si cerca di entrare in dialogo con il suo particolare modo di essere. Si osserva lo sviluppo dal germoglio al fiore, le sue connessioni con altri esseri viventi, il rapporto con il corso dell&#8217;anno, con le sostanze minerali e il luogo. Si consultano i miti e i racconti tradizionali e si confrontano i simboli e le immagini antiche. In questo modo, nella nostra interiorità può sorgere il sentore della vera essenza della pianta. Per esercitare un&#8217;osservazione più approfondita, di fronte a un luogo in cui crescono degli esemplari di valeriana possiamo chiederci: come sono questi luoghi? Come si colloca la pianta nell&#8217;ambiente circostante? Come si rapporta con gli altri elementi? Si nota che la pianta ama le zone di confine in cui dall&#8217;oscurità di una siepe si passa alla luminosità del prato. Cresce sulla sponda del torrente, quasi tra i sassi, non lontano dall&#8217;acqua, un po&#8217; al riparo dalla luce piena, o anche sullo sfondo ombroso degli abeti, laddove inizia l&#8217;erba alta del prato di montagna. La valeriana si sviluppa  volentieri in luoghi come questi. I suoi fiori illuminano il buio, i fusti si ergono diritti nel vento. Un altro aspetto caratterizza la valeriana. Essa raggiunge il suo pieno sviluppo non prima del secondo anno di vita. Nel primo anno si concentra sulla formazione di un&#8217;unica radice e del cespo fogliare, nel secondo cresce verso l&#8217;alto e giunge alla fioritura. Ciò la rende diversa rispetto a molte altre piante fiorite, perseverante e complessa nella sua formazione. Ha bisogno del ritmo delle stagioni, vegeta vivacemente nel periodo mite, si ritrae e si differenzia sotto terra in inverno. Ogni anno ripete gli stessi gesti formando stoloni e piante laterali e può vivere diversi anni. Il legame con i luoghi di confine, di passaggio dall&#8217;ombra alla luce e all&#8217;aria, il fatto che illumini zone oscure, l&#8217;alternarsi dello sviluppo tra parte aerea e sotterranea, e, infine, la necessità di morire completamente nella parte superiore e ritirarsi in quella inferiore nel suolo, dove la radice diventa medicinale, sono aspetti importanti che rivelano il modo in cui si può usare come rimedio. Come antica pianta magica è sempre stata utilizzata per rischiarare l&#8217;aura dell&#8217;uomo tenendo lontani spiriti e demoni, peste e malattia. Anche l&#8217;epilessia, i crampi, le congestioni rientravano nelle indicazioni. Nell&#8217;ultimo secolo l&#8217;azione calmante fu studiata a fondo e si tentò di isolare i principi attivi per produrre sonniferi. La valeriana accompagna l&#8217;uomo dal giorno alla notte, aiuta a trovare la calma, a lasciarsi andare al sonno. L&#8217;azione rilassante della valeriana sul sistema nervoso e sensoriale, sull&#8217;intero organismo è preziosa. Può essere impiegata nei disturbi nervosi della pelle, per curare l&#8217;acne e gli eritemi, nelle irritazioni dell&#8217;apparato urinario, nella colite. Estratti di valeriana influiscono beneficamente sulla pressione arteriosa regolandola, e sulle aritmie di origine nervosa. Nella sfera digestiva aiuta a calmare le infiammazioni della mucosa dello stomaco e del duodeno, in particolare in diluizione omeopatica a partire dalla D1. La valeriana è la pianta consigliata nei momenti di passaggio della vita, quando si conclude una fase e ne inizia un&#8217;altra, ancora sconosciuta. In quei periodi, secondo Pfarrer Weidinger* * , possono sorgere dubbi, incertezze e paure che rendono nervosi e tesi. Diventa difficile addormentarsi, la digestione è più lenta e si è meno resistenti ai disturbi stagionali. La valeriana è indicata prima di un esame importante. Si ricorda che è una pianta adatta anche ai bambini, ovviamente diminuendo le quantità. Nei viaggi lunghi, in macchina o in nave, qualche goccia di tintura di valeriana su una zolletta di zucchero aiuta i cani, nostri compagni fedeli, a rilassarsi e a non avere paura dello spostamento.</p>
<p style="text-align: left;"> </p>
<p style="text-align: left;"><strong>Preparazioni erboristiche e dosi </strong></p>
<p style="text-align: left;">La valeriana contiene oli eterici in tutte le sue parti. La radice è particolarmente ricca di acido valerianico. Inoltre la pianta contiene valeropotrati, sostanze amare e tannini, resine e tracce di alcaloidi. Si usa maggiormente la radice, mentre in pediatria si consiglia l&#8217;infuso dei fiori. Dalla valeriana si ottengono ad esempio l&#8217;estratto secco, la tintura madre, l&#8217;oleolito, la droga secca gli per infusi, decotti e sciroppi. Nel caso della valeriana è importante attenersi alle quantità consigliate dal medico. Se si assumono dosi troppo basse può avere l&#8217;effetto contrario: diventa eccitante! Un ottimo modo per avvalersi delle proprietà della valeriana è l&#8217;uso esterno, in bagni, maniluvi o pediluvi. La pelle assorbe facilmente l&#8217;azione rilassante della pianta, e l&#8217;acqua calda aiuta a sciogliere la tensione. Nei momenti di grande nervosismo, in menopausa, prima del ciclo mestruale, si prepara un bagno caldo. All&#8217;acqua nella vasca si aggiunge un decotto concentrato di 50g di radice di valeriana su un litro di acqua (bollire per mezz&#8217;ora e lasciare in infusione un&#8217;altra mezz&#8217;ora) e dell&#8217;olio essenziale di arancio dolce sciolto nel miele. Dopo il bagno si riposa per almeno 20 minuti.</p>
<p style="text-align: left;">Con l&#8217;occasione porgo un augurio di felice Natale e un anno nuovo sereno e in salute!</p>
<p style="text-align: left;">Karin Mecozzi erborista, esperta qual. di fitoterapia <span id="emob-xneva.zrpbmmv@nehon.vg-27">karin.mecozzi {at} aruba(.)it</span><script type="text/javascript">
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<p style="text-align: left;">* (Associazione Agricoltura Biodinamica Sezione Marche, responsabile Giorgio Bortolussi, tel. 0722 53191)</p>
<p style="text-align: left;">* * (Hermann-Josef Weidinger, 1918-2004, salesiano e sacerdote nella Bassa Austria, esperto di piante officinali. Missionario in Cina, conoscitore della medicina tradizionale cinese e della botanica antroposofica, divulgò l&#8217;arte di usare le erbe nella vita quotidiana. Diresse un&#8217;associazione  di erboristi e scrisse più di 40 libri sulle piante, l&#8217;uomo e la vita meditativa.</p>
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		<title>Imprese “sociali”, nello spirito antroposofico</title>
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		<pubDate>Sun, 26 Dec 2010 09:31:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Associazione Biodinamica</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Convegno Biodinamica]]></category>
		<category><![CDATA[Castiglion Fibocchi]]></category>

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		<description><![CDATA[Dal XXI X Convegno I nternazionale di biodinamica 18-21 novembre, az. agricola La Vialla, Castiglion Fibocchi (Ar) Imprese “sociali”, nello spirito antroposofico Frammenti La missione dell’agricoltura biodinamica non si esaurisce nel fatto di produrre e distribuire prodotti di qualità, ma anche nel dar prova di una nuova socialità. di Gianni Catellani Un’Azienda è un Essere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><strong>Dal XXI X Convegno I nternazionale di biodinamica<br />
 18-21 novembre, az. agricola La Vialla, Castiglion Fibocchi (Ar) </strong></p>
<p style="text-align: center;">
<strong> Imprese “sociali”, nello spirito antroposofico </strong></p>
<p style="text-align: left;"><strong>Frammenti</strong></p>
<p style="text-align: left;">La missione dell’agricoltura biodinamica non si esaurisce nel fatto di produrre e distribuire prodotti di qualità, ma anche nel dar prova di una nuova socialità.</p>
<p style="text-align: right;"><em>di Gianni Catellani </em></p>
<p style="text-align: left;">
 Un’Azienda è un Essere vivente, con i suoi organi vitali, i suoi flussi “sanguigni” e, come tale, nella sua intierezza si presenta al mondo. Un “bel carattere aziendale” è fortemente legato a quanto tutti insieme si riesce a fare! Le Maestranze devono essere portate a una coscienza partecipativa d’insieme. <br />
La missione non si esaurisce nel fatto di distribuire prodotti di qualità, ma anche nel dar prova di una nuova socialità, chiara, solare. <br />
Non una struttura gerarchica antica, volendo estremizzare l’antitesi, dove uno comanda due o tre e questi comandano tutti, dipendenti “allineati e coperti” (secondo il gergo militare), ma una struttura partecipativa dove ognuno ha occasioni per poter dare il proprio contributo di idee, dove ognuno è contento di essere in quel settore lavorativo ed esprimere tutte le proprie potenzialità, dove al mattino sente la gioia nel cuore quando si alza e si accinge a recarsi al lavoro, dove non vi sono zone scure incomprensibili ai molti, dove l’Operaio sente di essere un tassello indispensabile all’impresa e mai e poi mai qualcuno lo pensi “un ramo secco”; dove il <br />
Responsabile di Reparto non è “il capo” ma al servizio dei suoi collaboratori che stima e difende, ricco di spirito organizzativo. <br />
In un’Impresa così idealmente tracciata ognuno trova la sua collocazione, che, anche se non pienamente corrispondente alle proprie aspirazioni, diventa tale nella coscienza di essere parte importante dell’intero organismo aziendale e della dinamica di crescita. <br />
Come un gruppo di fratelli sfalciano un campo e non si preoccupano di misurare chi sfalcia di più o di meno, ma avanzano in linea fino alla fine del lavoro, e una volta a tavola neppure misurano il pane secondo la quantità di sfalci eseguiti, rispettosi l’uno delle possibilità dell’altro, così in ogni impresa economica, dovrebbe farsi strada lo spirito di fratellanza . <br />
Per imboccare questo stretto sentiero che porterebbe con sicurezza verso una strada maestra futura è necessario acquisire il coraggio di affrontare di petto il tema del Denaro e, soprattutto, quello di remunerazione. <br />
Cosa rispondiamo al nostro fratello che ci chiede perché vi sono forti differenziazioni di stipendi? <br />
Chi ha lo stipendio alto tende a non farlo sapere, sente in sé una certa vergogna, oppure lo motiva nella più “alta” responsabilità, nel talento maggiore, al che s’avverte una sottile arroganza. Se ognuno è messo al posto giusto e si impegna al massimo nella sua mansione, è un organo che funziona e coopera al buon risultato aziendale; ognuno così è altamente “responsabile” nella mansione che svolge. <br />
Solo merci e servizi sottostanno alla legge della domanda e dell’offerta. Il lavoro invece è senso dell’uomo, diritto, creatività rivolta al futuro; è stata la tragedia del secolo portarlo nell’ambito del mercato. Il lavoro non è merce e non può essere pagato! <br />
Come si stabilisce allora la remunerazione? Ecco un grande problema! I criteri vanno trovati e riconosciuti insieme nell’organismo aziendale. Le remunerazioni non appartengono alla sfera dell’uguaglianza ma a quella della fratellanza e quindi si diversificheranno secondo i criteri stabiliti e le esigenze vitali del lavoratore. Il lavoro umano non può essere pagato come merce; solo il prodotto creato dal lavoro ha un valore commerciale. Non il talento singolo ma il talento aziendale produce; il talento singolo trova soddisfazione nella propria esplicazione quando può essere libero di darsi in una collettività di lavoro dove la dignità umana è il suo fondamento; se pagato ne viene minata la libertà. Non hanno senso le differenziazioni di stipendio per grado di responsabilità; è come dare maggior valore al cuore rispetto al naso, ogni organo ha una funzione specifica nell’essere vivente, e un’impresa è un Essere vivente. <br />
Nell’Essere Nazione gli organi sono i cittadini e ognuno deve essere al suo posto di lavoro vitale; il disoccupato forzato genera la più grande malattia sociale. La disoccupazione è figlia dell’egoismo umano e degli egoismi particolari. <br />
Se continuiamo a stipendiare nelle forme egoistiche fino a oggi in uso, e a tenere disoccupati “di riserva” assisteremo sempre a sperequazioni vergognose, dove c’è chi sta molto bene e chi molto male, e a tensioni sociali interne che ci fanno perdere notevoli forze umane invece che accrescerle, senza considerare l’indotto di violenze che si genera. Non la costrizione o la paura di perdere il posto devono spingere al proprio dovere il lavoratore! <br />
Un’impresa è sana e viva e forte quando le maestranze si sono date un contesto sociale giusto e gioioso dove ognuno lavorerà volentieri al massimo per la riuscita e la crescita della Sua Impresa e non per il mero stipendio. Un contesto sociale dove finalmente viene sconfitta la divisione di valore fra intellettuali e manuali, tipica delle vecchie imprese padronali, in cui l’intellettuale è tenuto “schiavo” col denaro e l’operaio “libero” nella misera paga. “Schiavi” e “lavativi” svaniscono nell’impresa sana, e tutti vogliono essere partecipi del fare e del risultato. <br />
Al nuovo lavoratore che chiede di entrare gli si presenterà il quadro sociale chiaro di come l’impresa vive e quindi in quale preciso contesto lui entrerà, non una misera e fredda contrattazione in denaro, ma una entusiastica e convinta serie di norme solari e pubbliche che le Maestranze insieme si sono date. Egli percepirà il titanico coraggio del nuovo e entrerà perché attratto dalla bellezza dell’impresa. Chi invece vorrà entrare per denaro se n’andrà, perché non destinato a quella nuova compagine umana. Il vigore di una tale impresa, qui solo tracciato a modesti tratti, sarà tale che il suo valore andrà alle stelle, perché sarà composta di soli lavoratori, dirigenti e finanziatori che vogliono la fratellanza fra i lavoratori, la bellezza nei rapporti sociali e la forza spirituale nell’organizzazione del lavoro. La “Fratellanza” è un valore che và “meditato”, è così alto che con molta fatica si riesce a portare in pratica, ma la sfera economica senza di essa non potrà che generare sopruso e dolore <br />
L’Economia è una scienza molto giovane e la sua applicazione pratica nelle imprese stenta a trovare soluzioni decenti, umanamente parlando. Le grandiose lotte proletarie d’inizio novecento, la mediazione sindacale di un secolo non hanno tuttavia ancora sortito negli ambiti nazionali una vera giustizia sociale. Vi è ancora una cruenta lotta fra due sistemi, il liberismo sfrenato e il socialismo, fra i quali si incunea sempre un centro che non riesce a darsi la giusta sostanza. <br />
Ogni uomo, se si analizza interiormente, si scoprirà di tendere contemporaneamente alla Libertà, all’Uguaglianza e alla Fratellanza. Le tre forze, nei contesti collettivi, devono avere una propria autonomia, ma vivere in una tensione articolata fra di loro, in un’unità; se una prevale sull’altra sorge la malattia. Finché un sistema politico vorrà far dominare la sua idea sull’altro sistema e non capiranno che sono tre altissimi aneliti umani che vogliono esprimersi e strettamente collaborare in ogni Nazione, saranno sempre dolori per tutti gli uomini, ma ancor più per i poveri animali, per gli incompresi Esseri vegetali e per l’Essere Terra, che dall’egoismo sfrenato subiscono solo forze di morte. </p>
<p> L’uomo è diventato un essere molto intelligente, ma questa intelligenza è di gran lunga guidata dall’egoismo, così gli effetti pratici evidenziano una preoccupante stupidità senza ritorno, perché adombrata a normalità. Per l’Occidente l’Oriente è il Male o un territorio da invadere, per l’Oriente l’Occidente è il Male da distruggere con ogni mezzo; fra i due estremi non c’è dialogo e il Centro nicchia ancora confuso, invece di formarsi a “cuore” fra testa e membra dell’Essere umanitario.<br />
 Ho esposto un’utopia? Oggi la realtà è molto diversa e bisogna adeguarsi? Non sono forse obiezioni queste da privilegiati? Ma credo anch’io che fra l’ideale e la realtà poi qualche patto di compromesso si possa fare, sempre mantenendo tuttavia alta la tensione verso il primo. <br />
E’ indispensabile bandire qualunque “aumento di merito”, perché generatore di potere dell’uomo sull’uomo (io non posso misurare un altro salvo che non gli chieda il suo metro). La pratica dell’aumento di merito è il peggior nemico della collaborazione fattiva e partecipata! Tutti saranno efficienti e meritevoli in un collettivo sociale sano. Se qualcuno si dimostra lavativo la causa va ricercata nei dirigenti che non sanno scaldare, formare ed entusiasmare i propri collaboratori. E’ comunque una responsabilità collettiva tenere alto il morale nell’attività affinché ognuno dia il meglio di sé. L’unico “aumento di merito” deve essere aziendale, collettivo, nella partecipazione all’utile di tutti. </p>
<p> Questi miei frammenti vogliono essere solo un incentivo a uno studio per le imprese (e per le Nazioni) che avessero una sensibilità al problema. La ricerca potrà presentarsi lunga e sofferta ma certamente temprerà l’intera compagine sociale, almeno per il coraggio profuso.</p>
<p style="text-align: left;">
Riporto la fondamentale legge sociale indicata da Rudolf Steiner: <br />
<em>“La salute di una comunità di uomini che lavorano insieme è tanto maggiore quanto meno il singolo ritiene per sé i ricavi delle sue prestazioni, vale a dire quanto più di tali ricavi egli dà ai suoi collaboratori, e quanto più i suoi bisogni non vengono soddisfatti dalle sue prestazioni, ma da quelle degli altri”</em></p>
<div class="zemanta-pixie" style="margin-top: 10px; height: 15px;"><a class="zemanta-pixie-a" title="Enhanced by Zemanta" href="http://www.zemanta.com/"><img class="zemanta-pixie-img" style="border: none; float: right;" src="http://img.zemanta.com/zemified_e.png?x-id=a493e40d-93a4-469c-ad48-51bb1059ad13" alt="Enhanced by Zemanta" /></a><span class="zem-script more-related pretty-attribution"><br />
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		<title>La consolida maggiore (Symphytum officinale L.)</title>
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		<pubDate>Fri, 17 Sep 2010 17:36:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Associazione Biodinamica</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Le piante medicinali nel corso dell’anno]]></category>

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		<description><![CDATA[A fine estate, nei prati umidi e fertili e lungo i fossi e i corsi d&#8217;acqua crescono ancora vigorosi i cespi della consolida maggiore (Symphytum officinale L.), chiamata anche “erba di San Lorenzo”, “borana selvatica” o “simfito”. E&#8217; una pianta perenne della famiglia delle Boraginaceae con foglie lanceolate e infiorescenze disposte a spighe, con corolle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: left;">
<p><img class="alignleft" title="Consolida" src="http://www.metafro.be/prelude/prelude_pic/Symphytum_officinale1.jpg" alt="" width="262" height="358" />A fine estate, nei prati umidi e fertili e lungo i fossi e i corsi d&#8217;acqua crescono ancora vigorosi i cespi della consolida maggiore (Symphytum officinale L.), chiamata anche “erba di San Lorenzo”, “borana selvatica” o “simfito”. E&#8217; una pianta perenne della famiglia delle Boraginaceae con foglie lanceolate e infiorescenze disposte a spighe, con corolle tubulose dal bianco crema al violetto, ricche di nettare per api e bombi. Proviene dal Caucaso ed è ampiamente diffusa nelle zone umide e fresche dell&#8217;Europa centrale. Non cresce, invece, nei climi caldi e siccitosi e nei terreni magri del mediterraneo. Può raggiungere un metro di altezza e appare possente, foglie e fiori hanno linee eleganti, ricurve, “in movimento”. Setolosa al tatto, la consolida sa difendersi dalle lumache e dagli insetti che vorrebbero cibarsi delle sue foglie e dei fusti croccanti, pieni di succhi. E&#8217; ricoperta di peluria ma i peli non sono urticanti, non irritano la pelle.</p>
<p>In autunno, quando la vita si ritrae nel sottosuolo, la parte aerea della consolida appassisce e si decompone concimando il terreno circostante. Rimangono vive le forti radici fittonanti, bianche all&#8217;interno e ricche di zuccheri e sostanze nutrienti. Un tempo venivano cotte come le radici della pastinaca o della carota selvatica. Oggi si sconsiglia di mangiarle per la presenza di alcaloidi.</p>
<p>La radice di consolida contiene varie sostanze attive: inulina, colina, amido, zuccheri, tracce di olio essenziale, resine, gomma. Le foglie sono ricche di minerali (silice!) e oligoelementi, mucillagine, allantoina, acido rosmarinico e tannini. Contengono anche la sinfito-cinoglossina, un alcaloide che agisce sul sistema nervoso. Tutte le parti della consolida maggiore, fiori, foglie e radici, specialmente se fresche, contengono, inoltre, alcaloidi pirrolizidinici, composti altamente epatotossici e probabilmente cancerogeni. Tuttavia, non si può dire che la consolida sia una pianta velenosa. Gli alcaloidi presenti diventano nocivi solo se ingeriti a dosi molto elevate. Si consiglia quindi di non usare quotidianamente foglie e fiori di consolida maggiore. Lo stesso vale anche per fiori e foglie di borragine, erba viperina e polmonaria, tutte specie delle Boraginaceae. E&#8217; meglio evitarle del tutto in gravidanza o con gravi malattie al fegato. Si può assumere invece la tintura omeopatica, anche per lunghi periodi, scegliendo una diluizione a partire dalla D3. L&#8217;uso esterno della consolida è assolutamente privo di rischi, gli alcaloidi non vengono assorbiti attraverso la pelle. Inoltre, molti prodotti in commercio sono ottenuti da varietà che non contengono composti pirrolizidinici.</p>
<p>La consolida è un&#8217;importante pianta medicinale europea. “Consolida” in latino e  “Symphytum” in greco si riferiscono all&#8217;azione su ossa e tessuti, nota anche agli antichi. “Symphyein” in greco significa congiungere, mettere insieme, riattaccare. Santa Ildegarda da Bingen scrive: “La consolida è fredda&#8230; Se non si assume correttamente, essa cura le piaghe esteriormente ma indirizza verso l&#8217;interno sostanze in putrefazione di ogni genere.” Ciò che sostiene l&#8217;esperta badessa erborista è vero: oggi sappiamo che la consolida, favorisce la rapida cicatrizzazione dei tessuti; se però la lesione si chiude troppo velocemente insorge il rischio di  un&#8217;infezione. E&#8217; dunque consigliabile non applicare la consolida su ferite aperte. In questo caso si applicano la calendula, l&#8217;achillea o l&#8217;iperico.</p>
<p>Con le foglie della consolida si prepara un estratto oleoso, un oleolito, adatto alla cura di eczemi, micosi, vene varicose, edemi. Le foglie vengono raccolte in giorni asciutti e soleggiati, di luce/calore, prima della fioritura. Vengono leggermente essiccate e messe a macerare con del buon olio di oliva per 40 giorni in un luogo caldo, all&#8217;ombra. Pestando e tritando le foglie fresche si ottiene invece un impacco di “pronto soccorso” per punture di insetti e lussazioni.</p>
<p>La radice di consolida è la parte più attiva della pianta. Con il suo elevato contenuto di allantoina è indicata in caso di fratture ossee e lesioni delle cartilagini, di infiammazioni articolari, cisti e tumefazioni. Con l&#8217;estratto di radice si preparano unguenti, pomate e tinture. Secondo una comprovata ricetta, si fa bollire una manciata di radice essiccata con poca acqua, si frulla ottenendo una poltiglia omogenea e si stende sulla zona lesa, coprendo un panno di cotone. Si risciacqua dopo mezz&#8217;ora e si applica una pomata di consolida, eventualmente in combinazione con arnica e pratolina.</p>
<p>Infine, va ricordata anche una parente della consolida maggiore, utilizzata in diverse parti del mondo dall&#8217;agricoltura organica. E&#8217; apprezzata soprattutto nei paesi anglosassoni ed anche in Germania. Viene chiamata “comfrey” (Symphytum x uplandicum); si tratta di un ibrido, ottenuto in Russia dall&#8217;incrocio di diverse specie di consolida ed esportato in America nel secolo scorso. L&#8217;intera pianta viene usata come mangime per gli animali e anche per concimare campi e orti. Il macerato di consolida (anche della c.maggiore) è ricco di minerali, silice e sostanze nutrienti. E&#8217; un buon fertilizzante naturale e si può combinare con l&#8217;ortica per dare una “spinta” alle piante ortive, ai gerani e alle rose.</p>
<p>Buon San Michele a tutti i lettori!</p>
<p>Karin Mecozzi, erborista, sperta qualificata di fitoterapia, Urbino</p>
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		<title>Fuchs lascia la sezione di agricoltura</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Sep 2010 20:14:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Associazione Biodinamica</dc:creator>
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		<category><![CDATA[biodinamica]]></category>
		<category><![CDATA[fuchs]]></category>

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		<description><![CDATA[Novita&#8217; dal Goetheanum Fuchs lascia la sezione di agricoltura Nikolai Fuchs ha diretto per nove anni la Sezione di Agricoltura della Libera Università di Scienze dello Spirito del Goetheanum a Dornach (CH) Intervista di Michael Olbrich-Majer a Nikolai Fuchs Intervista di Michael Olbrich-Majer A Nikolai Fuchs A luglio Lei porterà a termine il suo compito [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><span style="font-weight: 800;"> </span></p>
<div id="_mcePaste" style="text-align: left;"><strong><img class="alignleft" title="Nikolai Fuchs" src="http://demeter.net/images/i_nikolai_fuchs.jpg" alt="" width="150" height="200" />Novita&#8217; dal <a class="zem_slink" title="Goetheanum" rel="geolocation" href="http://maps.google.com/maps?ll=47.4861111111,7.62027777778&amp;spn=0.01,0.01&amp;q=47.4861111111,7.62027777778 (Goetheanum)&amp;t=h">Goetheanum</a></strong></div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: left;"><strong>Fuchs lascia la sezione di agricoltura</strong></div>
<div style="text-align: left;"><em>Nikolai Fuchs ha diretto per nove anni la Sezione di Agricoltura della Libera Università di Scienze dello Spirito del Goetheanum a <a class="zem_slink" title="Dornach" rel="geolocation" href="http://maps.google.com/maps?ll=47.4833333333,7.61666666667&amp;spn=0.1,0.1&amp;q=47.4833333333,7.61666666667 (Dornach)&amp;t=h">Dornach</a> (CH)</em></div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: left;"><em>Intervista di Michael Olbrich-Majer</em></div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: left;"><em>a Nikolai Fuchs</em></div>
<div style="text-align: left;"><em><br />
 </em></div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: left;"><em><strong>Intervista di Michael Olbrich-Majer </strong></em><strong>A Nikolai Fuchs</strong></div>
<div style="text-align: left;"><strong>A luglio Lei porterà a termine il suo compito di direttore della Sezione di Agricoltura presso il Goetheanum di Dornach. Lo fa perché 9 anni sono semplicemente abbastanza o ci sono anche altri motivi?</strong></div>
<div style="text-align: left;"><strong><br />
 </strong></div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: left;">Diciamo che 9 anni sono sufficienti per espletare un determinato punto chiave del lavoro: circa il 15% del tempo di lavoro come direttore della Sezione può essere condotto relativamente libero. Non è possibile fare tutto contemporaneamente. Il mio predecessore Manfred Klett aveva il suo modo personale di interpretare e di vivere questo compito. Per sviluppare in modo diverso il contatto con il mondo esterno, egli mi propose come proprio successore. Ciò corrispondeva al mio impulso – qui mi riferisco anche alla situazione di allora, pensiamo solo al divieto indiretto dei preparati biodinamici nel 2002 – di lavorare per rendere più favorevoli le condizioni esteriori che tendevano a rendere sempre più difficile il lavoro biodinamico. Ma la Sezione ha anche altri compiti che non possono essere condotti a lungo in modo estensivo. Quindi, anche se rimanessi, dovrei spostare il punto focale del mio lavoro, passando a occuparmi più intensamente del cuore della biodinamica, dell’antroposofia, come forse è risultato con evidenza negli ultimi convegni.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: left;">Naturalmente vedo anche altri compiti nell’agricoltura, anche per me. Potrei lavorare in questo senso anche da Dornach, ma non sempre è possibile. Da ultimo bisogna sottolineare che il direttore di sezione non è solamente al servizio della propria categoria, ma con la sua sezione è anche parte dell’Università e quindi del Goetheanum. Quest’ultimo è un grande organismo che deve porsi delle priorità. E io desidero comportarmi in modo libero nei confronti delle priorità che sono state poste negli ultimi anni.</div>
<div style="text-align: left;"><strong>Dalla sua posizione a Dornach, grazie al circolo dei rappresentati e al convegno internazionale,  Lei ha la possibilità di avere una visione d’insieme del movimento biodinamico mondiale. Cosa l’ha maggiormente colpita negli ultimi anni?</strong></div>
<div style="text-align: left;">Mi colpisce sempre il modo nel quale ogni iniziativa biodinamica vive. Non è assolutamente scontato che tali iniziative esistano. Il mondo “normale” non genera un’agricoltura biodinamica come necessità, per cui ciascuna di queste iniziative è un’azione libera, che deve essere conquistata ogni giorno di nuovo. Quando si ha la fortuna di conoscere queste iniziative in tutto il mondo, ciascuna nel proprio posto, si tratta sicuramente di un’esperienza molto piacevole.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: left;"><strong>Qual è il settore sul quale il movimento biodinamico deve urgentemente lavorare?</strong></div>
<div style="text-align: left;">L’urgenza è dovunque, dovunque c’è bisogno di azione. Forse questa affermazione sembra generica e approssimativa. Ma io credo veramente che sia necessario darsi da fare da tutti i lati: quello delle sementi, della creazione del mercato, della ricerca. E la regola è che ciascuno deve agire là dove si trova e dove può fare qualcosa per destino: uno lavorando con le sementi, l’altro nel settore della   commercializzazione, l’altro ancora nella formazione. Bisogna riuscire a vedere dove c’è qualcosa da fare e chiedersi come sia possibile contribuire. E la cosa che si fa in quel momento è la cosa più importante! Senza oscurare tutto il resto. Per esser più concreti: nell’agire avere nella propria coscienza l’Altro: una pretesa elevata, che forse non è possibile realizzare fino in fondo – ma se lo facciamo possiamo muovere molto di più di quanto non facciamo già oggi!</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: left;"><strong>Negli ultimi anni la Sezione (che è diventata indipendente nel 2004) ha realizzato molte cose, oltre a convegni molto attuali e molto frequentati  ha anche fatto ricerca e Lei personalmente ha potuto fare azione politica grazie alla Sua collaborazione con la Demeter International, specialmente a Bruxelles. Le sue conclusioni personali?</strong></div>
<div style="text-align: left;"><strong><br />
 </strong></div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: left;">Sono duplici: è stato positivo che in un lavoro di squadra si sia riusciti ad assicurare la sopravvivenza dei preparati a Bruxelles e – nell’ottica del motivo per cui ho assunto questo incarico – il convegno di agricoltura “Identità e apertura all’esterno” del 2006.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: left;">Negli ultimi tempi la sezione era ben fornita di personale, anche grazie all’accorto reperimento di fondi. Ora, per ragioni economiche, oltre a Lei se ne va anche il suo più stretto collaboratore Stefan Mahlich. Come andrà avanti la sezione?</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: left;">Negli ultimi anni abbiamo dato alla sezione dimensioni maggiori di quanto non fosse consentito dalla disponibilità economica di base. Questa fortuna è lentamente diminuita con la crisi finanziaria, adesso stiamo tornando alla “normalità”, ciò significa: “un direttore della sezione e un collaboratore”: la disponibilità di base per le sezioni. Grazie al convegno abbiamo assicurato anche per il futuro il 140% della segreteria, in aggiunta alla direzione della sezione. Oltre a ciò siamo riusciti a finanziare tutti i collaboratori scientifici grazie a fondi esterni reperiti per i singoli progetti.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: left;">Vorrei ancora aggiungere qualcosa di generale: è la Società Antroposofica, o più precisamente i suoi membri, che oltre al contributo netto per i collaboratori che ammonta a 100.000 euro all’anno, deve aggiungerne altri 200.000 l’anno per i locali riscaldati, per le infrastrutture come, ad esempio, la contabilità e le quote di partecipazione al convegno scontate, consentendo così alla sezione di lavorare e quindi sostenendo indirettamente il movimento biodinamico. Bisogna essere grati per tutto ciò. A ciò si aggiunge un circolo degli amici della Sezione composto da 300 membri che fanno regolarmente donazioni alla Sezione e alcuni altri donatori molto generosi e alcune ditte che contribuiscono in diverso modo. Dal movimento biodinamico, dalla Demeter, arrivano 40.000 euro l’anno – su una cifra complessiva di quote stimate sui 3 milioni di euro provenienti da tutto il mondo – di cui siamo sicuramente grati, ma che è comunque un contributo molto modesto se confrontato con tutte le altre sezioni, come ad esempio quelle di medicina e di pedagogia, soprattutto se si tiene presente che nel movimento ci sono ancora alcune persone che definiscono la sezione “testa” o “cuore” del movimento. Forse il movimento biodinamico dovrebbe chiedersi cosa si aspetta dalla sezione per il futuro e di che mezzi vuole fornirla perché essa riesca a corrispondere alle aspettative. Per come la situazione è stata finora – anche rispetto alle aspettative – eravamo  cronicamente a corto di mezzi economici per il finanziamento del lavoro di base.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: left;"><strong>A partire dal 1 luglio, Lei avrà un nuovo lavoro. Ci può già dire qualcosa a proposito?</strong></div>
<div style="text-align: left;"><strong><br />
 </strong></div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: left;">Sì, qualcosa. Ho in progetto di trasferirmi a Ginevra, la sede dell’organizzazione mondiale del  commercio Wto e dell’ONU, per lavorare nell’ambito di una fondazione. In questo ambito mi occuperò del commercio mondiale dei prodotti agricoli cercando strade per trasformarlo soprattutto in modo che sia più equo nei confronti dei piccoli contadini di questa terra. Per ora, si tratta di un progetto della durata di tre anni. Non c’è ancora molto di certo: la via dovrà delinearsi durante il cammino.</div>
<div style="text-align: left;"><strong>Signor Fuchs, Le facciamo tanti auguri per il suo cammino!</strong></div>
<div style="text-align: left;">Traduzione di Lucy Milenkovic</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: left;">Da: Lebendige Erde, nr. 3/ 2010</div>
<p><br class="spacer_" /></p>
<div class="zemanta-pixie" style="margin-top: 10px; height: 15px;"><a class="zemanta-pixie-a" title="Enhanced by Zemanta" href="http://www.zemanta.com/"><img class="zemanta-pixie-img" style="border: none; float: right;" src="http://img.zemanta.com/zemified_e.png?x-id=d44b5c31-3d2c-4fd6-81f3-6a1270d64e83" alt="Enhanced by Zemanta" /></a><span class="zem-script more-related pretty-attribution"><br />
<script src="http://static.zemanta.com/readside/loader.js" type="text/javascript"></script><br />
</span></div>
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		<title>Antroposofia e alimentazione</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Mar 2010 08:40:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Associazione Biodinamica</dc:creator>
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		<category><![CDATA[alimentazione]]></category>
		<category><![CDATA[antroposofia]]></category>
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		<description><![CDATA[Antroposofia significa “Scienza dell’uomo”. Fu fondata da Rudolf Steiner (1861-1925). Le linee guida della alimentazione antroposofica si basano sulla comprensione della natura e dell’essere umano, che appunto l’antroposofia ci offre. Sono nate all’inizio del ventesimo secolo quale ampliamento della dottrina scientifica dell’alimentazione e, accanto al livello corporeo dell’uomo, prendono in considerazione anche l’ambito vitale individuale, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><span style="font-size: small;">Antroposofia significa “Scienza dell’uomo”. Fu fondata da Rudolf Steiner (1861-1925). Le linee guida della alimentazione antroposofica si basano sulla comprensione della natura e dell’essere umano, che appunto l’antroposofia ci offre. Sono nate all’inizio del ventesimo secolo quale ampliamento della dottrina scientifica dell’alimentazione e, accanto al livello corporeo dell’uomo, prendono in considerazione anche l’ambito vitale individuale, quello animico e quello spirituale.</span></p>
<p style="text-align: left;"><span style="font-size: small;">Nell’alimentazione antroposofica non v’è </span><strong><span style="font-size: small;">alcun precetto</span></strong><span style="font-size: small;">. Nella libera scelta dell’alimentazione ci si appella alla responsabilità individuale, </span><strong><span style="font-size: small;">poiché l’antroposofia illustra in definitiva gli effetti dei diversi alimenti </span></strong><span style="font-size: small;">e non stabili</span><span style="font-size: small;">s</span><span style="font-size: small;">ce alcun comandamento.</span></p>
<p style="text-align: left;"><span style="font-size: small;">Le conseguenze che l’uomo ne trae, risiedono nella sua libertà e nella sua responsabilità ind</span><span style="font-size: small;">i</span><span style="font-size: small;">viduali. Vi sono incluse, oltre alle sostanze alimentari e ai principi attivi, anche le forze di crescita e di maturazione (forze fo</span><span style="font-size: small;">r</span><span style="font-size: small;">matrici e vitali) degli alimenti, quali fattori qualitativi.</span></p>
<p style="text-align: left;"><span style="font-size: small;">L’alimentazione antroposofica è in stretta relazione con l’</span><strong><span style="font-size: small;">agricoltura biodinamica</span></strong><span style="font-size: small;">. Anch’essa si basa su conoscenze antroposfiche e ha, tra l’altro, come fine di aumentare e ma</span><span style="font-size: small;">n</span><span style="font-size: small;">tenere la fertilità dei terreni, di aver cura dell’ambiente e al tempo stesso di produrre al</span><span style="font-size: small;">i</span><span style="font-size: small;">menti di alta qualità. In commercio tali prodotti sono contrassegnati con il marchio “Dem</span><span style="font-size: small;">e</span><span style="font-size: small;">ter”.</span> <a href="http://www.biodinamica.org/http://biodinamica.org/wp-content/uploads/2010/03/demeter.png"><img class="alignright size-full wp-image-126" title="demeter" src="http://www.biodinamica.org/http://biodinamica.org/wp-content/uploads/2010/03/demeter.png" alt="" width="53" height="23" /></a></p>
<p style="text-align: left;"><span style="font-size: small;">Nella pratica alimentare ha dato </span><strong><span style="font-size: small;">buoni risultati un’alimentazione prevalentemente vegetale, con uova e latticini e poca carne e poco pesce</span></strong><span style="font-size: small;">. Come alimenti di base si prediligono i cereali. Per quanto riguarda la fase di lavorazione, si bada a che tutto il </span><strong><span style="font-size: small;">valore nutritivo dell’alimento venga mantenuto e che vengano consumati sia cibi crudi che cotti</span></strong><span style="font-size: small;">. Viene curata una cultura alimentare cosciente: pasti regolari, calma, convivialità, atmosfera confortevole a tavola, r</span><span style="font-size: small;">i</span><span style="font-size: small;">spettando i </span><strong><span style="font-size: small;">bioritmi (fegato-cistifillea-milza).</span></strong></p>
<p style="text-align: left;"><span style="font-size: small;">Di grande aiuto è imparare a considerare </span><strong><span style="font-size: small;">la differenziazione in base al tipo di costituzione (temperamenti), come pure i ritmi della natura (prodotti stagionali) oppure l’azione delle forze del luogo (regioni)</span></strong><span style="font-size: small;">.</span></p>
<p style="text-align: left;"><span style="font-size: small;">Viene attribuito molto valore </span><strong><span style="font-size: small;">all’educazione dei sensi</span></strong><span style="font-size: small;">. Erbe aromatiche fresche, frutta e ve</span><span style="font-size: small;">r</span><span style="font-size: small;">dura fresca sono particolarmente adatte per esercitare il gusto e l’olfatto. Assaporare e sentire il profumo consapevolmente rende sazi più in fretta e sensibilizza la percezione della diversità dei sapori.</span></p>
<p style="text-align: left;"><span style="font-size: small;">Gli alimenti, infine, dovrebbero venire </span><strong><span style="font-size: small;">equamente commercializzati </span></strong><span style="font-size: small;">(fair economy, economie ass</span><span style="font-size: small;">o</span><span style="font-size: small;">ciative). Sono auspicabili trattative di mercato che vedono insieme tutte le persone coinvolte: agricoltori (produtt</span><span style="font-size: small;">o</span><span style="font-size: small;">ri), commercianti e consumatori; da questo incontro si dovrebbe arrivare a stabilire i prezzi giusti per ognuno.</span></p>
<p style="text-align: left;"><span style="font-size: small;"> </span></p>
<p style="text-align: left;"><span style="font-size: small;"> </span></p>
<p style="text-align: left;"><strong><span style="font-size: medium;">La posizione speciale del cereale alla luce de</span></strong><strong><span style="font-size: medium;">l</span></strong><strong><span style="font-size: medium;">l</span></strong><strong><span style="font-size: medium;">a triarticolazione</span></strong> <strong><span style="font-size: medium;">della pianta e dell’uomo</span></strong></p>
<p style="text-align: left;"><strong><span style="font-size: medium;"> </span></strong></p>
<p style="text-align: left;"><em><span style="font-size: medium;">Tutte le spec</span></em><em><span style="font-size: medium;">i</span></em><em><span style="font-size: medium;"> di cereali appartengono alla f</span></em><em><span style="font-size: medium;">a</span></em><em><span style="font-size: medium;">miglia delle graminacee</span></em></p>
<p style="text-align: left;"><em><span style="font-size: medium;"> </span></em></p>
<p style="text-align: left;"><span style="font-size: small;">Come verde mare ondeggiante attraversano vaste zone della terra.</span></p>
<p style="text-align: left;"><span style="font-size: small;">Il chicco dei cereali è un frutto (o seme)</span><span style="font-size: small;"> e</span><span style="font-size: small;"> per</span><span style="font-size: small;">ciò</span><span style="font-size: small;"> s</span><span style="font-size: small;">a</span><span style="font-size: small;">rebbe indicato più di ogni altra cosa per la costruzione del m</span><span style="font-size: small;">e</span><span style="font-size: small;">tabolismo umano. La mela è inequivocabilmente un fru</span><span style="font-size: small;">t</span><span style="font-size: small;">to, la lattuga una verdura a foglie, la carota una radice.</span></p>
<p style="text-align: left;"><span style="font-size: small;">Ma se si considera un chicco di cereale nella sua form</span><span style="font-size: small;">a</span><span style="font-size: small;">zione, si constata che le prime a fo</span><span style="font-size: small;">r</span><span style="font-size: small;">marsi sono enormi forze radicali.</span></p>
<p style="text-align: left;"><span style="font-size: small;">Supponendo che il cereale venga seminato in ottobre, allora questa pianta vive per circa cinque mesi compl</span><span style="font-size: small;">e</span><span style="font-size: small;">tamente nella sfera della radice. Con le prime piogge primaverili e con le</span> <span style="font-size: small;">timide irr</span><span style="font-size: small;">a</span><span style="font-size: small;">diazioni di luce</span> <span style="font-size: small;">e calore che in tale periodo dell’anno vi si</span> <span style="font-size: small;">collegano, la pianta</span> <span style="font-size: small;">del cereale porta a manifestazione,</span> <span style="font-size: small;">in forma</span> <span style="font-size: small;">quasi esplosiva, il suo verde mare</span> <span style="font-size: small;">di foglie. L’invisibile, ma abbo</span><span style="font-size: small;">n</span><span style="font-size: small;">dante ricchezza di fiori</span><span style="font-size: small;">,</span><span style="font-size: small;"> si conclude al culmine dell’estate con la form</span><span style="font-size: small;">a</span><span style="font-size: small;">zione del frutto.</span></p>
<p style="text-align: left;"><span style="font-size: small;"> </span></p>
<p style="text-align: left;"><a href="http://www.biodinamica.org/http://biodinamica.org/wp-content/uploads/2010/03/Weizenkaryopsc.png"><img class="aligncenter size-medium wp-image-125" title="Weizenkaryopsc" src="http://www.biodinamica.org/http://biodinamica.org/wp-content/uploads/2010/03/Weizenkaryopsc-149x300.png" alt="" width="149" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: left;"><span style="font-size: small;"> </span></p>
<p style="text-align: left;"><span style="font-size: small;"> </span></p>
<p style="text-align: left;"><span style="font-size: small;">La pianta del cereale rinuncia a</span><span style="font-size: small;">lla </span><span style="font-size: small;">particolare magnif</span><span style="font-size: small;">i</span><span style="font-size: small;">cenza dei fiori: le sue forze sono del tutto rivolte al divenire frutto. Ora, però, mentre il chicco mat</span><span style="font-size: small;">u</span><span style="font-size: small;">ra, le radici si disseccano e le foglie e gli steli diventano paglia. Ma quanto di sali minerali, vitamine, forze formative e s</span><span style="font-size: small;">o</span><span style="font-size: small;">stanze vitali si è sviluppato con tali sostanze, non va perso. Si è accumulato nel chicco pien</span><span style="font-size: small;">a</span><span style="font-size: small;">mente maturo e qui si trova occultata l’intera pianta triarticolata: negli strati esterni l’elemento radice-minerale (testa), nel cu</span><span style="font-size: small;">o</span><span style="font-size: small;">re della farina l’elemento fogliare-vegetale (cuore-polmoni) e nell’embrione l’elemento fruttificazione-costruzione (rica</span><span style="font-size: small;">m</span><span style="font-size: small;">bio).</span></p>
<p style="text-align: left;"><span style="font-size: small;">Ecco perché il cereale costituisce il nutrimento ottimale per l’uomo</span></p>
<div align="right" style="float: right; padding: 5px 0px 0px 5px;"><a name="fb_share" type="button_count" share_url="http://www.biodinamica.org/124/antroposofia-e-alimentazione/"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Perchè preferire latte e formaggi biologici e biodinamici: le ragioni desunte dai risultati della ricerca scientifica e dalla normativa vigente.</title>
		<link>http://www.biodinamica.org/113/perche-preferire-latte-e-formaggi-biologici-e-biodinamici-le-ragioni-desunte-dai-risultati-della-ricerca-scientifica-e-dalla-normativa-vigente/</link>
		<comments>http://www.biodinamica.org/113/perche-preferire-latte-e-formaggi-biologici-e-biodinamici-le-ragioni-desunte-dai-risultati-della-ricerca-scientifica-e-dalla-normativa-vigente/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 16 Mar 2010 08:29:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Giannattasio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[biologico]]></category>
		<category><![CDATA[formaggio]]></category>
		<category><![CDATA[latte]]></category>

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		<description><![CDATA[di Matteo Giannattasio, medico e agronomo, esperto in allergie insegna Qualità degli alimenti e salute del consumatore all’Università di Padova, responsabile scientifico di Valore Alimentare 1. Sono ricchi di vitamine liposolubili Hanno un contenuto significativamente più elevato di vitamina A (beta-carotene) e vitamina E (1). Questi nutrienti agiscono da potenti antiossidanti proteggendo dai danni causati [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>
<p><strong><span style="font-size: small;"><a href="http://www.biodinamica.org/http://biodinamica.org/wp-content/uploads/2010/03/milk.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-116" style="margin: 5px;" title="Latte Biodinamico" src="http://www.biodinamica.org/http://biodinamica.org/wp-content/uploads/2010/03/milk-215x300.jpg" alt="" width="215" height="300" /></a>di </span></strong><strong><em><span style="font-size: small;">Matteo Giannattasio</span></em></strong><strong><span style="font-size: small;">, </span></strong><span style="font-size: small;">medico e agronomo, esperto in allergie insegna </span><em><span style="font-size: small;">Qualità degli alimenti e salute del consumatore</span></em><span style="font-size: small;"> all’Università di Padova, responsabile scientifico di </span><em><span style="font-size: small;">Valore Alimentare</span></em></p>
<p><strong><span style="font-size: small;"> </span></strong></p>
<p><strong><span style="font-size: small;">1</span></strong><span style="font-size: small;">. </span><em><span style="font-size: small;">Sono ricchi di vitamine liposolubil</span></em><em><span style="font-size: small;">i</span></em></p>
<p><span style="font-size: small;">H</span><span style="font-size: small;">anno un contenuto </span><span style="font-size: small;">significativamente </span><span style="font-size: small;">più elevato di </span><span style="font-size: small;">vitamina A (beta-carotene) e vitamina E </span><span style="font-size: small;">(</span><strong><span style="font-size: small;">1</span></strong><span style="font-size: small;">)</span><span style="font-size: small;">. Questi nutrienti agiscono da potenti antiossidanti proteggendo dai danni causati dai radicali liberi.</span></p>
<p><strong><span style="font-size: small;">2</span></strong><span style="font-size: small;">. </span><em><span style="font-size: small;">Hanno un elevato contenuto in </span></em><em><span style="font-size: small;">acidi </span></em><em><span style="font-size: small;">grassi </span></em><em><span style="font-size: small;">buoni</span></em></p>
<p><span style="font-size: small;">Numerose ricerche</span> <span style="font-size: small;">(</span><strong><span style="font-size: small;">2-</span></strong><strong><span style="font-size: small;">5) </span></strong><span style="font-size: small;">hanno provato</span> <span style="font-size: small;">che latte e formaggi biologici hanno un elevato contenuto in omega-3 e acidi linoleici coniugati</span><span style="font-size: small;">, due categorie di acidi grassi polinsaturi preziosi per la nostra salute. </span><span style="font-size: small;">Ricerche sulle cavie suggeriscono che gli acidi linoleici coniugati svolgono una funzione importante nella prevenzione di patologie, come le malattie cardiovascolari, il cancro e</span> <span style="font-size: small;">le</span> <span style="font-size: small;">reazioni </span><span style="font-size: small;">allergiche (</span><strong><span style="font-size: small;">6-8</span></strong><span style="font-size: small;">). </span><span style="font-size: small;">È stato osservato </span><span style="font-size: small;">(</span><strong><span style="font-size: small;">9</span></strong><span style="font-size: small;">) </span><span style="font-size: small;">che </span><span style="font-size: small;">le mamme che consumano prodotti derivati da latte biologico (e carne biologica) durante l’allattamento producono un latte ricco di questi benefici acidi grassi. Inoltre, i bambini che nei primi anni di vita consumano latte e derivati biologici corrono un basso rischio di soffrire di manifestazioni allergiche (</span><strong><span style="font-size: small;">10</span></strong><span style="font-size: small;">). Il minor rischio di atopia tra i bambini di famiglia con stile di vita antroposofica può dipendere da diversi fattori tra cui non è da escludere l’alimentazione con latte, formaggi e a altri prodotti biodinamici (</span><strong><span style="font-size: small;">11</span></strong><span style="font-size: small;">).</span></p>
<p><strong><span style="font-size: small;">3</span></strong><span style="font-size: small;">. </span><em><span style="font-size: small;">Il rischio ch</span></em><em><span style="font-size: small;">e contengano residui di pesticid</span></em><em><span style="font-size: small;">i o di farmaci è lieve o assente</span></em></p>
<p><span style="font-size: small;">Uno dei tanti pregi dell’agricoltura biologica è quello di ricorrere a un numero molto limitato di pesticidi </span><span style="font-size: small;">(</span><strong><span style="font-size: small;">1</span></strong><strong><span style="font-size: small;">2</span></strong><span style="font-size: small;">). Infatti, a fronte delle centinaia di principi attivi, per lo più di sintesi, permessi nell’agricoltura convenzionale, il biologico consente di utilizzarne soltanto una decina, in buona parte di origine naturale. L’agricoltura biodinamica è ancora più virtuosa perché dei prodotti fitosanitari permessi nel biologico consente di impiegarne soltanto alcuni e di ricorrervi in situazioni speciali (</span><strong><span style="font-size: small;">1</span></strong><strong><span style="font-size: small;">3</span></strong><span style="font-size: small;">). Questa normativa fa si che, consumando latte e derivati biologici, e più ancora biodinamici, il rischio che residui di pesticidi ingeriti dagli animali con il mangime – tanto temuto se si consumano prodotti dell’agricoltura convenzionale (</span><strong><span style="font-size: small;">14</span></strong><span style="font-size: small;">) – sia molto basso o del tutto assente (</span><strong><span style="font-size: small;">1</span></strong><strong><span style="font-size: small;">5</span></strong><span style="font-size: small;">).</span></p>
<p><span style="font-size: small;">Le stesse considerazioni valgono per i farmaci con cui si tratta il bestiame, compresi gli antibiotici. Dal momento che in agricoltura biologica e biodinamica si fa un uso di farmaci molto accorto e limitato a pochi principi attivi (</span><strong><span style="font-size: small;">12</span></strong><strong><span style="font-size: small;">, 1</span></strong><strong><span style="font-size: small;">3</span></strong><span style="font-size: small;">), il rischio che nel latte e derivati si ritrovino farmaci o loro metaboliti è basso o assente.</span></p>
<p><strong><span style="font-size: small;">4</span></strong><span style="font-size: small;">. </span><em><span style="font-size: small;">Non sono contaminati da frammenti di materiale genetico derivante dal mangime transgenico</span></em></p>
<p><span style="font-size: small;">In Ita</span><span style="font-size: small;">lia </span><span style="font-size: small;">gli alimenti geneticamente modificati </span><span style="font-size: small;">sono vietati </span><span style="font-size: small;">nell’alimentazione umana, mentre </span><span style="font-size: small;">sono permessi</span><span style="font-size: small;"> nell’alimentazione del bestiame. </span><span style="font-size: small;">Al momento si discute se ciò rappresenta un rischio per la salute degli animali e se frammenti di materiale genetico modificato derivante dal mangime transgenico possano passare nel latte vaccino, oltre che nella carne, e quindi col suo consumo all’uomo (</span><strong><span style="font-size: small;">1</span></strong><strong><span style="font-size: small;">6</span></strong><span style="font-size: small;">). Rischi del genere sono scongiurati nel caso della zootecnia biologica e biodinamica perché è vietato l’impiego di mangime transgenico (</span><strong><span style="font-size: small;">12, 13</span></strong><span style="font-size: small;">)</span></p>
<p><strong><span style="font-size: small;">5</span></strong><strong><span style="font-size: small;">.</span></strong><span style="font-size: small;"> </span><em><span style="font-size: small;">C’è la garanzia che nei formaggi</span></em><em><span style="font-size: small;"> non ci sono</span></em><em><span style="font-size: small;"> microrganismi geneticamente modificati</span></em><em><span style="font-size: small;"> </span></em></p>
<p><span style="font-size: small;">L’impiego di microrganismi g</span><span style="font-size: small;">eneticamente modificati, permesso </span><span style="font-size: small;">nella produzione dei formaggi convenzionali, è proibito nella produzione dei formaggi biologici (</span><strong><span style="font-size: small;">1</span></strong><strong><span style="font-size: small;">2</span></strong><span style="font-size: small;">) e biodinamici(</span><strong><span style="font-size: small;">1</span></strong><strong><span style="font-size: small;">3</span></strong><span style="font-size: small;">)</span></p>
<p><strong><span style="font-size: small;">6</span></strong><span style="font-size: small;">. </span><em><span style="font-size: small;">Non contengono coloranti.</span></em></p>
<p><span style="font-size: small;">I formaggi convenzionali possono essere addizionati con circa una trentina di coloranti, tra cui alcuni di sintesi che nelle prove di laboratorio mostrano una notevole tossicità (</span><strong><span style="font-size: small;">1</span></strong><strong><span style="font-size: small;">7</span></strong><span style="font-size: small;">). Nei formaggi biologici non è permesso aggiungere coloranti (</span><strong><span style="font-size: small;">1</span></strong><strong><span style="font-size: small;">2</span></strong><span style="font-size: small;">). L’unica eccezione è rappresentata dal formaggio caprino e dal Morbier, nei quali è permessa soltanto l’aggiunta di carbone vegetale (E 153)  e dal Cheddar e pochi altri formaggi inglesi nei quali è permesso soltanto l’aggiunta di annatto (E 160b). I formaggi biodinamici sono ancora più virtuosi perché il divieto di aggiunta di coloranti non ammette eccezioni (</span><strong><span style="font-size: small;">1</span></strong><strong><span style="font-size: small;">3</span></strong><span style="font-size: small;">).</span></p>
<p><strong><span style="font-size: small;">7</span></strong><span style="font-size: small;">. </span><em><span style="font-size: small;">Non contengono conservanti, fosfati e polifosfati</span></em></p>
<p><span style="font-size: small;">I formaggi convenzionali, fatta eccezione per il parmigiano, possono contenere</span><span style="font-size: small;">,</span> <span style="font-size: small;">come conservanti, i </span><span style="font-size: small;">sorbati (E 200-E 203) e </span><span style="font-size: small;">perfino </span><span style="font-size: small;">un antibiotico la nisina (E</span><span style="font-size: small;"> 234)</span><span style="font-size: small;">. I formaggi biologici e biodinamici </span><span style="font-size: small;">si fanno apprezzare per l’assenza </span><span style="font-size: small;">di </span><span style="font-size: small;">tali </span><span style="font-size: small;">conservanti (</span><strong><span style="font-size: small;">1</span></strong><strong><span style="font-size: small;">2</span></strong><span style="font-size: small;">, </span><strong><span style="font-size: small;">1</span></strong><strong><span style="font-size: small;">3</span></strong><span style="font-size: small;">)</span><span style="font-size: small;">. Sono anche del tutto privi di fosfati E 338-E 343, E 450, E 451) e polifosfati (E 452)</span></p>
<p><strong><span style="font-size: small;">8</span></strong><span style="font-size: small;">. </span><em><span style="font-size: small;">Sono più gustosi?</span></em><em><span style="font-size: small;">.</span></em></p>
<p><span style="font-size: small;">Anche se aneddotica, merita di essere segnalata la notizia riferita da ricercatori della Facoltà di Agraria di Kassel, Germania (</span><strong><span style="font-size: small;">1</span></strong><strong><span style="font-size: small;">8</span></strong><span style="font-size: small;">) che il latte proveniente da allevamento biodinamico estensivo è stato molto apprezzato in un </span><em><span style="font-size: small;">panel test</span></em><span style="font-size: small;"> eseguito nell’ottobre del 2009. Mancano comunque ricerche che mettono a confronto latte e derivati convenzionali e biologici/biodinamici per la qualità organolettica.</span></p>
<p><span style="font-size: small;"> </span></p>
<p><strong><span style="font-size: small;">Bibliografia</span></strong></p>
<p><strong><span style="font-size: small;">1. </span></strong><span style="font-size: small;">Bergamo P. e coll. </span><em><span style="font-size: small;">Food Chemistry</span></em><span style="font-size: small;"> (2003) vol. 82, pp. 625-631</span></p>
<p><strong><span style="font-size: small;">2</span></strong><strong><span style="font-size: small;">.</span></strong> <span style="font-size: small;">Butler G. e coll. </span><em><span style="font-size: small;">Journal of the Science of Food and Agriculture </span></em><span style="font-size: small;">(2008), vol. </span><span style="font-size: small;">88, pp. 1431-1441</span></p>
<p><strong><span style="font-size: small;">3.</span></strong><span style="font-size: small;"> Prandini A. e coll. </span><em><span style="font-size: small;">Journal of Dairy Research</span></em><span style="font-size: small;"> (2009) vol. 76, pp. 278-282</span></p>
<p><strong><span style="font-size: small;">4.</span></strong><span style="font-size: small;"> Ellis K. A. </span><em><span style="font-size: small;">Journal Dairy Science</span></em><span style="font-size: small;"> (2006) vo. 89, pp. 1938-50</span></p>
<p><strong><span style="font-size: small;">5.</span></strong><span style="font-size: small;"> Collomb M. e coll. </span><em><span style="font-size: small;">International Dairy Journal</span></em><span style="font-size: small;"> (2008) vol. 18, pp. 976-982</span></p>
<p><strong><span style="font-size: small;">6. </span></strong><span style="font-size: small;">Kritchevsky D. e coll. </span><em><span style="font-size: small;">Journal </span></em><em><span style="font-size: small;">of the </span></em><em><span style="font-size: small;">American</span></em><em><span style="font-size: small;">. College of </span></em><em><span style="font-size: small;">Nutrition</span></em><span style="font-size: small;"> (2000) vol. 19, pp. 472-477</span></p>
<p><strong><span style="font-size: small;">7. </span></strong><span style="font-size: small;">Ip C e coll. </span><em><span style="font-size: small;">Journal Nutrition</span></em><span style="font-size: small;"> (1999) vol. 129, pp. 2135-2142</span></p>
<p><strong><span style="font-size: small;">8</span></strong><span style="font-size: small;">. O’Shea M. e coll. </span><em><span style="font-size: small;">American Journal Clinical Nutrition</span></em><span style="font-size: small;"> (2004) 79, pp. 1199S-1206S</span></p>
<p><strong><span style="font-size: small;">9.</span></strong><span style="font-size: small;"> Rist L. e coll. </span><em><span style="font-size: small;">British Journal of Nutrition</span></em><span style="font-size: small;"> (2007) vol. 97, 735-743</span></p>
<p><strong><span style="font-size: small;">10</span></strong> <span style="font-size: small;">Kummeling. </span><em><span style="font-size: small;">British Journal of Nutrition</span></em><span style="font-size: small;"> (2008) vol. 99 pp. 598-605.</span></p>
<p><strong><span style="font-size: small;">11.</span></strong> <span style="font-size: small;">Alm J. S. e coll. </span><em><span style="font-size: small;">Lancet</span></em><span style="font-size: small;"> (199) 1999, pp. 1485-1458</span></p>
<p><strong><span style="font-size: small;">1</span></strong><strong><span style="font-size: small;">2</span></strong><span style="font-size: small;">. Regolamento (CE) N. 967/2008</span></p>
<p><strong><span style="font-size: small;">1</span></strong><strong><span style="font-size: small;">3</span></strong><span style="font-size: small;">. Disciplinare di produzione DEMETER (</span><a href="http://www.demeter.it"><span style="text-decoration: underline;"><span style="font-size: small;">www.demeter.it</span></span></a><span style="font-size: small;">)</span></p>
<p><strong><span style="font-size: small;">14</span></strong><span style="font-size: small;">.</span><span style="font-size: small;"> Dossier </span><em><span style="font-size: small;">Pesticidi nel piatto</span></em><span style="font-size: small;">. 2009. Lega Ambiente</span></p>
<p><strong><span style="font-size: small;">15</span></strong><span style="font-size: small;">. Baker B.P. e coll. </span><em><span style="font-size: small;">Food Additives and Contaminants</span></em><span style="font-size: small;"> (2002) 19, pp. 427-446</span></p>
<p><strong><span style="font-size: small;">16</span></strong><span style="font-size: small;">.</span><span style="font-size: small;"> Pusztai A. e Bardocz S. </span><em><span style="font-size: small;">La sicurezza degli OGM</span></em><span style="font-size: small;">. Edilibri 2008</span></p>
<p><strong><span style="font-size: small;">1</span></strong><strong><span style="font-size: small;">7</span></strong><span style="font-size: small;">. Giannattasio M. e Rucabado Romero C. </span><em><span style="font-size: small;">Gli additivi alimentari, una guida</span></em><span style="font-size: small;">. Edizioni L’Aratro (2009)</span></p>
<p><strong><span style="font-size: small;">18</span></strong><span style="font-size: small;">.</span><span style="font-size: small;"> Baars T. </span><em><span style="font-size: small;">Salute e qualità del latte</span></em><span style="font-size: small;">. Documento</span></p>
<p><span style="font-size: small;">.</span></p>
<div><span style="font-family: Calibri, 'Times New Roman', 'Bitstream Charter', Times, serif;"><br />
 </span></div>
</div>
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