06 Oct

Dal SANA al 35° Convegno Internazionale di Biodinamica: la ricerca e l’innovazione, intervento della Prof.ssa Claudia Sorlini

Claudia Sorlini, Prof. Emerito dell’Università di Milano e Vicepresidente del Touring Club Italiano durante il suo intervento al convegno “Ricerca e Formazione. Qualità Biodinamica per convertire l’azienda agricola” che si è tenuto al SANA lo scorso 8 settembre. La prof.ssa sarà presente al 35° Convegno di Agricoltura Biodinamica che si terrà a Milano dal 15 al 18 Novembre.

Quanto sono importanti la ricerca e l’innovazione?

È importante che la ricerca porti innovazione e sostenibilità. Il concetto di sostenibilità è presente nella maggior parte dei documenti sull’agricoltura (per es. PAC) ma quando si entra nel merito i contorni sfuggono. Dobbiamo cercare di vedere tutto nell’insieme: il concetto di sostenibilità si compone dell’aspetto ambientale, importantissimo, del riconoscimento economico, perché altrimenti l’azienda non sta in piedi, di quello sociale, perché anche i livelli di occupazione e i servizi sono importanti e, infine, di quello alimentare perché si deve produrre in un’ ottica di qualità.

La ricerca, ma anche la pratica in agricoltura, dovrebbero essere improntate al concetto di sostenibilità, con un approccio olistico e non mirare al raggiungimento di singoli obiettivi a scapito di altri, cosa che spesso avviene (es. ridurre il consumo di acqua a capito di un aumento di uso di pesticidi). So che l’agricoltura biodinamica è impegnata su questo fronte. E questo significa che tutti i modelli di agricoltura dovrebbero avvantaggiarsi dei risultati della ricerca, che quindi non deve essere rivolta solo all’agricoltura industriale. Servono macchine agricole anche, per esempio, per la piccola agricoltura e quella di serra, serve digitale avanzato anche a costi contenuti.  Serve la messa a punto di pratiche e sistemi di gestione che non richiedano l’uso di pesticidi. Servono più ricerche in campo biologico per il miglioramento genetico finalizzato al miglioramento della qualità e della resa, all’acquisizione di resistenza agli agenti biologici (patogeni e parassiti) e di maggior resilienza nei confronti delle nuove condizioni ambientale generate dal cambiamento climatico. A questo proposito ricerche e sperimentazioni molto interessanti di miglioramento genetico su sementi autoctone, coinvolgendo gli stessi agricoltori ( miglioramento genetico partecipato) si stanno conducendo in Italia e in altri paesi nel campo dell’agroecologia, con risultati molto interessanti.

In altri termini il mondo della la ricerca scientifica dovrebbe essere a contatto più stretto con tutti i settori del mondo dell’agricoltura, che è molto variegata, senza privilegiare quella industriale.

Oltre ad intensificare la ricerca per conferire una maggior sostenibilità all’agricoltura, c’è una forte carenza nel comunicare all’esterno i risultati della ricerca. Alcuni ricercatori hanno interesse a diffondere i propri risultati perchè siano utilizzati, ma resta un’opzione individuale e sporadica;  i più non lo fanno, in parte perché non è il loro mestiere, in parte perché la logica della promozione di carriera nelle università non tiene  in alcuna considerazione questo aspetto. Per cui  l’obiettivo della maggior parte dei ricercatori è di fare una buona ricerca e pubblicarla su riviste internazionali qualificate. Si tratta di lavori  scritti con un linguaggio difficile non accessibile a chi non è  addetto ai lavori.  E’ così che spesso ricerche di interesse indubbio finiscono nei cassetti e non vengono utilizzate per portare innovazione e avanzamento. E d’altra parte ancora troppo pochi sono i giornalisti scientifici che si dedicano al lavoro di tradurre in un linguaggio chiaro rigoroso e semplice  le ricerche e diffonderle.

“Questo è un limite che dovremmo cercare di superare. Io ho tentato, quando ero preside, di riunire i risultati delle ricerche della facoltà che potevano essere applicati all’agricoltura dando un supporto nell’ottica della sostenibilità  e di pubblicarli mettendoli a disposizione dei possibili interessati.   Il risultato è che solo alcune multinazionali , che disponevano nelle loro aziende di personale qualificato, in grado di cogliere le opportunità offerte dalla ricerca, si sono interessate ad avere ulteriori informazioni per trasferire all’attività produttiva l’innovazione della ricerca. E va ricordato che si trattava di ricerche finanziate con denaro pubblico che, quindi, in teoria, dovrebbero poter essere utilizzate da tutto il mondo dell’agricoltura.

“Una buona soluzione non è certo quella di fare corsi per gli agricoltori, che già fanno fatica a trovare il tempo per il lavoro nelle loro aziende, ma di portare agli agricoltori nelle loro aziende le innovazioni più adatte e utili alla loro specifica situazione. Per questo sarebbe auspicabile l’impegno del pubblico di istituire qualche forma di  contratto per neo laureati con il compito di accompagnare le innovazioni sostenibili all’interno delle aziende di concerto con gli agricoltori.

“E questo vale anche per il digitale perché non si può pretendere che una azienda che fa fatica  a stare sul mercato debba pagare un esperto per dotarsi delle tecniche più avanzate del digitale. Secondo me costerebbe molto poco impiegare i questi giovani laureati ciascuno dei quali potrebbe seguire più aziende  che abbiano gli stessi problemi. Si darebbe la possibilità di un lavoro interessante ai giovani e un reale aiuto alle aziende.

E chiude con una nota di rammarico: “ho fatto in passato battaglie senza successo nella mia facoltà perché si istituisse  un corso di laurea in agricoltura biologica; è stata un’opportunità mancata in quasi tutte  le facoltà italiane . L’istituzione di corsi di laure o indirizzi verso il biologico forse sarebbero serviti a frenare l’uso della chimica in agricoltura, a contenere il consumo delle risorse naturali a cominciare dall’acqua, a ridurre le emissioni gassose responsabili del cambiamento climatico, a mettere a punto sistemi di gestione più lungimiranti  . Per fortuna l’onda dell’innovazione e della sostenibilità sta arrivando, grazie anche alle pressioni  che provengono dalla settori dell’agricoltura, della società e dalle  istituzioni internazionali…, peccato che  l’università non si sia mossa prima”.

 

Link al PROGRAMMA del 35° Convegno dell’Associazione per l’Agricoltura Biodinamica, Milano 15/17 Novembre. Le iscrizioni saranno possibili a partire da Lunedì 15 Ottobre.

Qui di seguito i video del primo e del secondo intervento della Prof.ssa Claudia Sorlini

Primo intervento

Secondo intervento

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