21 Mar

Defez contro Triarico sugli OGM – La Stampa 21 marzo 2018

In seguito all’articolo di Carlo Triarico sull’Osservatore Romano del 26/27 febbraio 2018 ” La Terra non è in vendita” Roberto Defez del CNR risponde su La Stampa del 21 marzo 2018.
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“Qualcuno diceva che in una “notte nera tutte le vacche sembrano nere”. Soprattutto se nessuno decide di accendere, non un faro, non una lampadina, ma anche solo una candela, il buio della ragione continuerà a far confondere il colore delle vacche e la caratura di chi le descrive. Sì perché basterebbe la luce tremolante di una candela per capire cosa abbia scritto il Sig. Triarico sull’altrimenti compassato “Osservatore Romano”. Costui era inferocito per un articolo scientifico pubblicato da quattro scienziati che fanno capo alle più prestigiose istituzioni scientifiche nazionali: la Scuola Superiore Sant’Anna  e l’Università di Pisa.
    L’articolo scientifico, analizzando 6mila pubblicazioni, concludeva in maniera discreta che il mais Ogm, che si coltiva in Europa da 20 anni e che libero da brevetti da tre, ha alcun caratteristiche vantaggiose. Niente di clamoroso, miglioramenti che secondo il parametro scelto apportano vantaggi tra il 5 e il 30%: nulla di trascendentale. Lo stesso dibattito che si è sviluppato sulla stampa nazionale, tra commentatori con convinzioni opposte, è stato, per una volta, misurato e interessato alle conclusioni che discendevano da una certosina analisi statistica dei ricercatori. Poi come un fulmine a ciel sereno solo il quotidiano della Santa Sede ha ospitato una scomunica. Non agli Ogm. Non al mais Ogm. Non ai ricercatori pisani, ma all’istituzione universitaria inserire. Scrive Triarico: “Come tutte le università quella di Pisa e il Sant’Anna sono sottoposte a gravi restrizioni economiche. Dispiace vedere prestigiose accademie non disporre delle risorse. Questo non deve però mettere la nostra ricerca nelle condizioni di ingraziarsi gruppi di interesse per sopravvivere”. Ossia, per poter sopravvivere, l’accademia avrebbe prostituito la sua dignità scientifica per “ingraziarsi gruppi di interesse”.
    Se una tale affermazione venisse da una persona con un minimo di credibilità scientifica ci sarebbero gli estremi per una querela per diffamazione. Ma qui la situazione è ben diversa. Basta la luce effimera di un cerino per vedere che chi parla è il delegato per l’Italia di un marchio registrato: la tedesca Demeter. Un’azienda concorrente. Concorrente di altre aziende dell’agrochimica. Un’azienda che osteggia il suo business su una tecnologia opposta, non basata su dati scientifici, ma esoterici. Una tecnologia che propone di prelevare vesciche urinarie di cervo maschio per riempirle di fiori di achillea e fertilizzare i campi. Pratiche del tutto lecite, ben inteso. Ognuno ha il diritto di fidarsi di quello che vuole e acquistare quello che più lo ispira. Quello che non si può fare è infangare il nome di un’istituzione italiana per avvantaggiare un marchio estero.
Cosa diremmo se il rappresentante di un altro marchio, per esempio la Coca Cola, ci venisse a dire che gli scienziati italiani sono prezzolati per dire che il chinotto o la gassosa non sono infetti? Quello che non si può fare è accusare qualcuno senza portare prove scientifiche. Quello che non si può fare è accusare qualcuno qualcuno senza aver prima dichiarato i propri evidenti e clamorosi conflitti di interesse. Sempre illudendosi che non ci sia nemmeno una stella in cielo. Quello che non si può fare è scomodare un filosofo come Hegel per capire di che colore sono le vacche, perché solo chi non vuol vedere può ancora fingere di fare confusione.”

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