24 Mar

Echi dal Convegno 2010, parte 1

Gruppo di lavoro

“Formazione tecnici, esperti e agricoltori”

presso Azienda Agricola La Vialla, Castiglion Fibocchi, Arezzo
a cura di Martin von Mackensen e Lucy Milenkovic’

 

Su richiesta del conduttore sono state illustrate la situazione italiana e le proposte elaborate dalla “Commissione formazione” dell’associazione per l’agricoltura biodinamica. Poiché è stato richiesto il suo parere a questo riguardo, il conduttore ha proposto di iniziare illustrando la situazione tedesca.

In Germania ci sono due corsi di introduzione alla biodinamica: uno di una settimana che è molto concentrato e che consiste in 4 moduli giornalieri di 2 ore ciascuno e un altro della durata di 4 settimane meno concentrato.

A questi si aggiungono il percorso di formazione professionale per agricoltori in agricoltura biodinamica della durata di 2 – 3 o 4 anni. Questo è lo stesso percorso professionale previsto a livello statale solo che può anche essere effettuato nelle aziende biodinamiche riconosciute dallo Stato tedesco. Consiste soprattutto in lavoro pratico nelle aziende e in un giorno / un giorno e mezzo alla settimana di lezioni teoriche che si tengono in una scuola al di fuori delle aziende.

C’è poi la scuola di biodinamica di 1 anno (ad esempio, quella del Dottenfelderhof), che dovrebbe essere successiva a questo tipo di formazione professionale oppure rivolta a laureati che hanno esperienza pratica, in cui si approfondisce lo studio della biodinamica a livello teorico e pratico all’interno di un’azienda biodinamica, al termine della quale viene presentato un lavoro e sostenuto un esame. Il problema è che spesso i consulenti e i controllori delle aziende biodinamiche non hanno fatto questo percorso. In Germania sono forti i gruppi di lavoro regionali in cui gli agricoltori si incontrano regolarmente e si sostengono a vicenda.

Siccome gli è stato fatto presente che in Italia non esiste questa formazione professionale obbligatoria degli agricoltori, Martin ha riportato l’esempio della Francia che potrebbe servire da spunto per trovare una soluzione valida per l’Italia. Alcuni agricoltori francesi dell’Alsazia si sono messi insieme per organizzare un percorso professionale simile a quello tedesco per la durata di due anni. Gli studenti lavorano nelle aziende e il 25% del tempo è dedicato alla formazione teorica. Per le lezioni gli studenti si riuniscono in una scuola che è stata messa a disposizione da un ente pubblico. Gli insegnanti sono gli stessi agricoltori, alcuni dei quali per un anno dedicano più tempo all’insegnamento. Per ottenere l’appoggio dello Stato gli organizzatori sono andati direttamente a Parigi al Ministero dell’agricoltura dove la proposta è stata accolta con entusiasmo.

La proposta dell’associazione biodinamica, secondo Martin, va nella giusta direzione, ma di anno in anno si dovrebbero sempre più aumentare le ore di pratica nelle aziende.

Nel secondo incontro si è partiti da quelle che erano le aspettative dei partecipanti al gruppo rispetto alla formazione. E’ stata riportata l’esperienza di uno studio di consulenti per l’agricoltura convenzionale dove i nuovi consulenti vengono formati già prima che si laureino facendo loro seguire un consulente già esperto. Si è sottolineata l’importanza per i tecnici di affiancare un tecnico più esperto per almeno un anno. È stato ribadito che il lavoro pratico in azienda dovrebbe comprendere almeno un anno, perché è importante anche per il tecnico conoscere il ciclo annuale dell’agricoltura. Qualcuno ha sottolineato che è meglio formare i tecnici prima che si siano laureati di modo che non siano ancora completamente indottrinati dal sistema di pensiero convenzionale. Si è parlato dell’iter che devono seguire le aziende che vogliono passare dall’agricoltura convenzionale a quella biodinamica. È stato riportato l’esempio tedesco dove il gruppo di lavoro regionale nomina un “partner” biodinamico che deve seguire l’azienda in conversione. Questo partner elabora un programma di conversione insieme al conduttore dell’azienda, questo viene firmato e poi se ne verifica periodicamente l’effettiva applicazione. Al termine, l’azienda viene introdotta nel gruppo di lavoro e presentata per l’ottenimento del marchio. Questo esempio ha stimolato il ricordo dei circoli Demeter che nel passato erano operanti anche in questo senso e se ne è auspicata la riformazione.

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