19 Oct

I preparati biodinamici, esempi di collaborazione tra regno animale, vegetale e minerale attraverso la coscienza dell’uomo

di Claudio Elli   (prima parte)

 

Il testo che segue è la stesura delle relazioni svolte al nostro Convegno I PREPARATI BIODINAMICI – Cavalese 2012. Un ringraziamento speciale alla Sig.ra Giuliana Chimichi per la faraonica impresa di trascrizione della registrazione audio, che si è scelta di pubblicare integralmente per non perdere alcun prezioso passaggio.

 

Buona sera a tutti. Io ho l’arduo compito di cercare di dire qualcosa di nuovo su questi preparati, dopo che antroposofi di primo piano hanno lavorato già negli anni precedenti a cercare di capirne le ragioni, le immagini, le rappresentazioni che ci fossero dietro, e che avevano ispirato Rudolf Steiner a consigliare l’uso di questi preparati nell’agricoltura. Tra gli autori che si sono dedicati a questo tema si devono ricordare Manfred Klett, Dietrich Bauer, H.H. Koepf, Wolfang Schaumann, Karl Koenig, Michaela Gloecker, Kari Jarvinen, Christian von Wistinghausen, Wolfang Scheibe, Echard von Wistinghausen. Non si potrebbe dire un gran che di nuovo su questi argomenti senza conoscere ciò che altri in precedenza hanno elaborato e, nell’attualizzare questi lavori preziosi, si impedisce che vengano dimenticati, cancellati dalla memoria, sostituti dalle sole indicazioni tecniche secondo cui produrre questi preparati.

In questa mia dissertazione terrei conto soprattutto dei neofiti, cercando di riassumere con immagini quello che è stato elaborato precedentemente dagli altri autori e da Steiner stesso, cercando di renderlo digeribile anche a chi magari non sa cos’è un corpo astrale, un corpo eterico, questa terminologia antroposofica un po’ difficile da recepire per chi non è addentro, non è addetto ai lavori. Quindi cercherò di usare concetti in ogni caso comprensibili.

Perché cercare di capire la ratio che c’è dietro a questi preparati? Perché, se capiremo il senso dei preparati, li potremo aiutare nel loro compito con la nostra coscienza.

Rudolf Steiner ce li ha indicati durante il ciclo di “Koberwitz”, dove vengono dati i fondamenti per l’agricoltura biodinamica per risanare la nostra terra che si stava indebolendo, ammalando sempre di più, e che stava invecchiando anticipatamente. E’ certo che la sclerotizzazione fa parte della legge della vita e anche io, che compio sessanta anni, dovrò prendere in considerazione questo aspetto dell’invecchiamento, della sclerosi, nonostante stia cercando in tutti i modi di far finta che non sia accaduto granché nel frattempo: ma in cuor mio so che è uno sforzo inutile. Quindi, anche la nostra terra sta invecchiando e il problema è come farla invecchiare bene, perché invece sta invecchiando precocemente e male, quindi la biodinamica è stata data proprio per rallentare questo processo di invecchiamento, non tanto illudendosi di ringiovanire qualche cosa che non è ringiovanibile, ma, almeno di porre un freno a questo processo sclerotico che sta esageratamente accelerando.

Queste preparazioni, nelle intenzioni di Rudolf Steiner, sono state donate per migliorare lo stato di salute della terra stessa e di conseguenza degli animali, dei vegetali che vi vivono e degli uomini che se ne cibano.

Dobbiamo così imparare ad usare le indicazioni contenute in questo ciclo di Koberwitz, con sempre maggiore consapevolezza, per cercare di far emergere i retroscena su cui Rudolf Steiner si è basato per comunicarci i misteri dell’economia spirituale del pianeta Terra. Oggi non abbiamo tempo di trattare in profondità questo tema, che ho sviluppato nel convegno dell’anno scorso, però abbiamo il dovere di darne alcune indicazioni, anche perché tutto il corso di Koberwitz si basa sul concetto di economia spirituale, cioè della sostanza che non è solo fisica, ma anche spirituale e delle forze che non sono solo fisiche ma anche spirituali. C’è uno schema nell’ottava conferenza con cui Steiner ci illustra tutto il processo e a cui vi rimando, per meditarlo a fondo.

Quindi in che modo ci possiamo avvicinare a questi preparati?

Apparentemente semplici, sembrano infatti ricette da fattucchiera medioevale, o da maghi di bassa lega, stregonerie quasi ridicole per la nostra epoca, che è l’epoca delle scienze, ma vedrete che sono tutt’altro che banali, perché dietro a questi preparati ci sono profonde intuizioni. Secondo Rudolf Steiner l’evoluzione è avvenuta in modo completamente diverso da quello che ritiene il darwinismo. All’inizio c’era l’uomo, e l’uomo non deriva dalla scimmia, se mai è la scimmia che deriva dall’uomo, ci dice Rudolf Steiner, che come al solito rovescia sempre la prospettiva; in effetti all’origine era l’uomo e tutto quello che ora ci si presenta davanti agli occhi è uomo, un uomo squadernato davanti a noi.  ”Uomo sintesi armonica”, è un ciclo del 1923 che precede questo di Koberwitz e dove Steiner descrive il mondo naturale, il mondo della natura come uomo, non diventato uomo, squadernato davanti all’uomo stesso. Quindi regno minerale, vegetale, animale non sono avulsi dall’uomo, sono uomo che si è messo a disposizione dell’uomo stesso, separandosene. Ora, con i consigli per allestire questi preparati, Rudolf Steiner vuole far collaborare il regno minerale, il regno vegetale, il regno animale come mai prima. Nella prima parte dell’evoluzione i regni si sono divisi, ma da un certo momento in poi, dopo l’impulso del mistero del Golgota, Rudolf Steiner ritiene che sia stata data la  possibilità a questi regni di relazionarsi come mai prima tramite la coscienza umana. E’ la coscienza dell’Io di Rudolf Steiner che mette in relazione minerali, vegetali e parti di animali, come mai prima. Questo è un concetto molto importante da porsi davanti alla coscienza perché, per esempio, un’achillea non avrebbe mai potuto di sua spontanea volontà entrare in una vescica di cervo. Questo non è possibile, è solo un Io umano che decide, ad un certo punto, di farlo e come farlo. E questa non è cosa da poco. Un altro aspetto importante è che questa relazione vada ritenuta una “creazione dal nulla”, perché questa creazione in natura non esiste. Nei preparati viene generato un nuovo concetto di organismo che fino a quel momento né in natura né nel mondo spirituale aveva un corrispettivo. Mentre c’è un archetipo dell’achillea, c’è un archetipo del cervo, non c’è un archetipo di questa riunione. Questo è un concetto molto importante ed è quello che nella scienza dello spirito viene chiamato ”creazione dal nulla”, cioè il creare qualche cosa che non ha precedenti. Questi procedimenti che Rudolf Steiner usa, si possono definire alchemici, rosicruciani. Bisogna riconoscere che Rudolf Steiner è stato un grande alchimista, anche se non si è mai proposto come tale. Risultano dei processi misteriosi per chi non ne coglie i retroscena spirituali, il loro vero significato rimarrà oscuro anche quando tutti i dettagli tecnici saranno assolutamente conosciuti. Sono due percorsi che vanno fatti parallelamente: l’affinamento tecnico della loro preparazione e la conoscenza della ratio spirituale che ne sta alla base. Quindi noi umilmente cercheremo di affrontare questo problema.

 

La prima cosa da osservare è che la sostanza vegetale viene circondata da un organo animale che funge da contenitore: vescica, intestino, cranio, sono tutti contenitori animali che Rudolf Steiner ha consigliato di utilizzare. Questo si può considerare un processo alchemico, perché quando sostanze e forme sono messe in relazione, si ingenera il processo della creazione dal nulla, ovvero si ha un’esposizione a processi cosmici. A questo punto, sapendo che mi rivolgo ai neofiti, possiamo, semplificando, definire tutto ciò un processo di fecondazione. La fecondazione è un’attività che non viene colta nella sua interezza: dopo che lo spermatozoo ha bucato l’ovulo, il vero fecondatore – dice Rudolf Steiner – è il cosmo, sono le forze del cosmo. Sapete che la divisione cellulare dell’ovulo, può essere indotta anche bucandolo con uno spillo. E’ logico che poi il processo ad un certo punto si ferma, inizia, ma poi si ferma, non riesce ad arrivare a conclusione. Però è indicativo che il bucare, il forare, non è altro che uno stimolo a caotizzare la sostanza dell’uovo per far sì che forze (cosmiche) possano agire in questa sostanza caotizzata. Quindi il vero retroscena della fecondazione è che la fecondazione è sempre un processo cosmico (a prescindere, come vedremo, della sfera in cui il processo avverrà). Ognuno di noi dà il la, ma la vera melodia la suona qualcun altro (il cosmo).

Dunque bisogna vedere questi preparati come dei processi di fecondazione, di gestazione e di nascita di un nuovo individuo. Ogni preparato, come vedremo, è parte di un organismo a cui Rudolf Steiner vuol dare corpo e attività. Così questa esposizione alle forze cosmiche e terrestri (ve lo spiegheranno poi quando vi diranno come si preparano), è una fecondazione, dove in effetti il cielo è il vero fecondatore e questi preparati sono il medium, il tramite per la fecondazione, gestazione e nascita di nuovo “individuo”, di un nuovo terreno. E’ normalmente quello che avviene in natura quando un seme viene messo nel terreno, e il terreno fa da nido e poi è esposto alle forze del cosmo; dopo qualche tempo, la vita è pronta per nascere. Questo è un processo embriologico, quindi anche se studieremo i preparati separati uno dall’altro, dovremo considerarli facenti parte di un organismo completo.

 

Nel dare corpo a questi preparati Rudolf Steiner (per i neofiti), si rifà all’organismo umano, ma anche all’organismo sociale, ove individua una organizzazione triarticolata: una parte neurosensoriale, una ritmica e una metabolica, quindi vedrete che i  preparati tipo il corno-silice e il corno-letame concentrano la loro attività nella zona neurosensoriale, anche la corteccia di quercia lavora per questa zona, è comprensibile no? Poi con l’ortica scenderemo nella parte ritmica, con la camomilla e il tarassaco entreremo nel metabolico, nel mistero del doppio metabolismo: quello sensibile (cibo) e quello soprasensibile (eterico). Con l’achillea posta nella vescica viene creato un nuovo organo filtrante extraperitoneale. La vescica, infatti, nella filogenesi, in origine, è un organo respiratorio che solo apparentemente nei mammiferi ha una funzione di raccogliere solo l’elemento liquido (urina), ma che invece rimane a forte vocazione  respiratoria. Tutto ciò lo possiamo anche ricavare da altre considerazioni: sapete che chi lavora per le aziende dove si usano vernici, si deve mettere una mascherina, non per evitare il tumore al polmone, ma per impedire di sviluppare il tumore alla vescica. Questo è un dato interessante, importante, perchè la patogenesi conferma  che questo organo ha una vocazione aerea.

Adesso iniziamo a esaminare le corna. Perché voi sapete che nei preparati si utilizza il corno bovino, ma la  vescica è quella di cervo. Il cervo è un altro ruminante in possesso anche lui di corna, ma che rispetto a quelle bovine hanno significative differenze.

In questo schema, A è il corno bovino, B è il corno di cervo, i palchi di cervo. Quello tratteggiato orizzontalmente è l’osso, quello invece in nero, è il tessuto corneo, come le nostre unghie delle mani e dei piedi, e ha un altissimo contenuto di silicio. La differenza già sostanziale tra il palco delle corna dei cervi e quella del corno bovino, è che il palco delle corna del cervo origina direttamente dal tessuto osseo, l’altro è tessuto corneo, cioè un annesso della pelle. Vedete, qui c’è già espresso in realtà, in questa differenziazione delle corna, la polarità del processo della silice e del calcare. Tutto il ciclo di Koberwitz, a qualsiasi cosa Rudolf Steiner si riferisca, va letto in questa polarità archetipica, del processo silicico e calcareo.  Il processo calcareo origina da un punto e si accresce verso la periferia; il processo siliceo dà origine alle proprie forme dalla periferia verso il centro. Vedete che sono in polarità. Il palco del cervo ha al centro tessuto osseo, invece le corna bovine sono derivate da un indurimento della pelle.

Quindi il cervo ha un osso avvolto dalla pelle, il bovino ha un osso avvolto da tessuto corneo.  E’ chiaro questo punto? Così le corna bovine rappresentano il processo silicico, crescono lentamente durante la vita, strato più strato che si aggiunge dall’esterno. I palchi del cervo, che rappresentano il processo calcareo, si comportano in modo diverso. Crescono in primavera da un centro verso la periferia, maturano come un frutto e poi cadono in autunno; questo è un processo annuale che si ripete nell’anno successivo.  I palchi dell’anno successivo saranno più progrediti rispetto a quelli dell’anno precedente, però cadono sempre in autunno.

Cosa si nasconde dietro a questa differenza tra corno bovino e corna del cervo. Uno cresce verso un punto centrale e l’altro verso la periferia. Cosa fa il tessuto corneo quando cerca un centro e cosa fa il tessuto osseo quando cresce verso la periferia?

Il cervo è un animale particolare. Per capire il cervo bisogna osservare cervo e cerva come unità, se no non si capisce tutto il processo. Questo è il grande mistero nascosto nel cervo e, come vedremo, nella riproduzione in senso lato. L’accoppiamento avviene a fine estate, a settembre, però se le cerve vengono esaminate in ottobre o novembre, non risultano ancora gravide, anche se l’accoppiamento ha avuto luogo in agosto/settembre. Perché non si trova ancora un embrione? Nonostante che la fecondazione sia già avvenuta, l’embrione comincia a svilupparsi solo a tardo dicembre e poi la cerva partorirà a giugno, quindi la gravidanza in effetti dura otto mesi, però il feto è riscontrabile solo dopo almeno tre mesi dalla fecondazione (interessante!) allora chi è che fa la prima parte della gravidanza? Vedete come per l’uomo l’immacolata concezione sia un evento molto importante, perché in realtà nella donna la gravidanza dura 12 mesi, i primi tre mesi sono l’aspetto strettamente spirituale della gestazione che solo nei nove mesi seguenti si rende fisicamente manifesta. Nella specie cervo la fase spirituale la gestisce il maschio. Anche nel cervo abbiamo una fecondazione spirituale che precede quella fisica. Non si capiscono le corna del cervo se non si vedono come delle corna di un utero maschile rivolto verso il cielo che accoglie l’embrione spirituale, eterico del futuro cervo.

Vedete, questi sono vari uteri, non ci interessa di sapere di chi sono, però vedete che c’è un’assonanza morfologica fra gli uteri e corna?

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Oggi faremo esercizio di osservazione goetheanistica, che vuol dire che noi dovremo osservare queste forme metamorfiche una accanto all’altra con la capacità immaginativa che Rudolf Steiner ci ha trasmesso, che ci aiuta a considerare cose che la scienza ufficiale osserva – perché queste sono immagini tratte da un libro di anatomia comparata –  ma non capisce. Noi invece dobbiamo capire, non solo descrivere, ma trovarne anche i nessi nascosti. Questa  è stata la grandezza di Goethe, che poi Rudolf Steiner ha portato oltre: cioè guardare il mondo con meraviglia, poterlo osservare con la meraviglia adeguata e capirne i retroscena (il mistero manifesto), se no siamo costretti a descriverlo in modo laico e spietatamente freddo, senza possibilità di trovare nulla al di fuori di quello che vediamo esteriormente. Saranno invece i sentimenti (meraviglia, venerazione, armonia con le leggi del mondo, devozione) che io cercherò di far nascere in voi e che, mantenuti in voi, vi permetteranno di fare la differenza quando userete i preparati. Non solo sarà importante la tecnica quindi, ma generare e tenere dentro di voi  tutti questi sentimenti e emozioni che cercheremo di sviluppare in queste tre ore che avremo a disposizione. Sarà un percorso difficile, ve lo dico subito, perché non si è avvezzi a fare queste osservazioni e aggiungervi concetti viventi. Vedete, un anatomista non penserebbe mai che queste corna possano avere una funzione di questo tipo, loro osservano che l’embrione nella cerva non si impianta subito, lo descrivono, ma non si interrogano perché, o meglio pensano che questa posticipazione derivi dal fatto che così la cerva partorirà nel momento più favorevole dell’anno.

Quindi, queste corna sono una spina nel fianco per la scienza: le corna sono considerate armi o un habitus nuziale. Però, se sono considerate armi, perché cadono proprio nel mese più difficile in cui i cervi devono lottare per sopravvivere. E’ un nonsenso, no? Un nonsenso darwinistico. Quindi vuol dire che la ragione sta da un’altra parte.  La risposta si trova solo se la specie cervo viene vista come una unità. Questa  gestazione, del maschio, chiamiamola cosmica.

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Questa che vediamo proiettata qui è un’immagine della pianta dal punto di vista eterico, tratta  dal ciclo “Uomo sintesi armonica”.  La vera fecondazione è quella cosmica, cioè è il calore il vero fecondatore. Il seme ne è il rappresentante, dove esso si concentra (questo ci dice Rudolf Steiner) e quando poi viene messo nella terra, questo è il momento della vera fecondazione: il cielo con il suo calore feconda la terra, il Cielo è Padre e la Terra è Madre. Quello che avviene nell’ovaio della pianta è solo la preparazione del seme maschile, dice Rudolf Steiner, non è la vera fecondazione; queste immagini che Steiner ci dà per svelare la vera riproduzione vegetale ci possono essere utili anche per comprendere la riproduzione del cervo. Dobbiamo vedere  quello che è avvenuto in settembre solo come l’aspetto fisico della fecondazione; la vera fecondazione è quella che avverrà successivamente, dopo che il cervo maschio ha accolto l’elemento spirituale, questo elemento di calore che poi dovrà andare veramente a fecondare la cerva. E’ chiaro questo processo? So che vi sto sconvolgendo l’anatomia e la botanica, ma Rudolf Steiner ci sconvolge quando ci dà queste immagini, e solo se si riesce a rimanere scevri da pregiudizi si possono accogliere e questo (far posto a nuovi concetti)  diventerà anche per noi una fecondazione, un essere fecondati. Questi concetti non vanno presi in modo dogmatico, vanno assolutamente vissuti con spregiudicatezza (come fa il cervo maschio). Il cervo non si sente meno maschio facendo questo, il cervo è (spregiudicato) scevro da pregiudizi. Nonostante il suo essere maschile, lui si presta a questa preparazione della vera fecondazione.

Quindi il cosmo, ci dice Rudolf Steiner, opera ovunque; così anche nella riproduzione deve in effetti venir creato uno spazio, la gravidanza è creare spazio. Quel che ne segue, proviene tutto dal macrocosmo. E’ un processo complicato e nell’essere materno viene soltanto preparato lo spazio adeguato. L’organizzazione materna viene interrotta per quel tanto a formare lo spazio nel quale possa penetrare l’elemento nuovo, ma nel caso del cervo, la preparazione è maschile, (sono incinto), il cervo è incinto, prima della cerva, ciò che accoglie è la sua testa (utero maschile, mentre il palco ha la funzione delle corna dell’utero), il suo utero è questo, è un utero rovesciato, dove il cranio è il corpo dell’utero e le corna hanno facenti funzioni delle corna uterine. Anche in anatomia queste parti dell’utero vengono chiamate corna. Per comprendere meglio quello che accade dobbiamo chiedere ulteriore aiuto a considerazioni che Steiner fa sulla differenza fra corpo fisico ed eterico di ogni sesso. Il sesso maschile ha un corpo fisico con caratteristiche maschili e un corpo eterico femminile, nel sesso femminile accade tutto l’opposto. Si può così capire che l’eterico del cervo accoglie l’embrione eterico del futuro cervo, l’utero della cerva, invece, accoglie l’embrione fisico. Quindi la gravidanza cosmica è fatta dal maschile e la gravidanza terrestre è fatta dal femminile. Per seguire ancora meglio il processo bisogna far riferimento al mito di Urano e Gea dove viene descritto il passaggio da una riproduzione ancora a immagine vegetale ad una riproduzione umana superiore. Nella prima il cielo è padre, l’elemento fecondatore (come etere di calore e di luce esterni che penetrano e vengono accolti), e la  terra è madre (come etere di vita e di suono interiori che accolgono). Nella seconda, la riproduzione umana superiore (rovesciata), il cielo diventa madre (Urano evirato), l’etere di calore e di luce vengono interiorizzati e si trasferiscono dalla sfera neurosensoriale alla metabolica diventando utero. Gea la terra acquisisce quindi caratteristiche maschili, sia a livello fisico come il peso e la gravità che a livello eterico (l’etere di vita e di suono) da accoglitori nel neurosensoriale (corna), nel metabolico diventano penetratori (pene e spermatozoi). Detto in termini eterici, nella riproduzione vegetale l’etere di calore e di luce sono gli elementi cosmici e maschili, e fecondatori (prodotti in tarda estate o in autunno), che fecondano d’inverno la terra madre, costituita dall’etere di vita e di suono. Nella riproduzione umana avviene l’opposto, l’etere di calore e di luce diventano l’elemento femminile che accoglie e l’etere di vita e di suono l’elemento maschile fecondatore. Riassumendo ancora una volta – perché so quanto è difficile comprendere questo processo di rovesciamento – nella riproduzione vegetale che avviene ancora all’esterno, la radice (etere di vita ed etere di suono), rappresentando la parte neurosensoriale della pianta, accoglie prima la  luce come immagine della pianta futura, poi il calore (seme) come fecondatore, stimolatore dello sviluppo dell’immagine ricevuta precedentemente. Poi il processo si interiorizza progressivamente passando all’animale fino all’essere umano, nel discendere nelle profondità della sfera metabolica, si rovescia. L’elemento che era accogliente (radici, etere di vita) diventa il fecondante e viceversa il fecondatore (etere di calore, seme) diventa l’accogliente utero. Nell’utero materno la luce e il calore, che si sono interiorizzati, invertono la loro funzione e invece di fecondare, accolgono. La riproduzione, passando dal vegetale all’uomo, subisce un progressivo rovesciamento di prospettiva fino ai 180 gradi. L’animale si pone in questo processo a livello intermedio, ciò è evidente per esempio in alcuni pesci (cavalluccio marino, Spinarello) dove è il maschio che segue le fasi di maturazione della futura prole. La specie cervo si colloca ad uno stadio più avanzato, ma pur sempre il rovesciamento del fenomeno non si è ancora completato. Il maschile non ha ancora definitivamente perso la capacità di accoglimento (come invece è avvenuto nell’essere umano), nel cervo si è solo occultata agli occhi fisici; quindi la gravidanza si distribuisce su entrambi i sessi. La fase spirituale, cosmica, rimane appannaggio del cervo maschio, mentre quella fisica della cerva. Ora, dopo questa lunga dissertazione apparentemente inutile torniamo alle nostre corna di cervo e bovine, con uno strumento in più per capirne la differente funzione.

Nelle corna, ciò che si espande nel cervo, viene trattenuto nella vacca. Qui si ha una conservazione di forze.  Anche ora bisogna fare un’osservazione goetheanistica spregiudicata. Le corna bovine, l’abbiamo visto prima, sono cave; che atmosfera c’è nelle corna bovine? C’è quella del rumine. Sapete che il ruminante, quando rumina tira su il cosiddetto bolo mericico e contemporaneamente emerge dal metabolico anche il contenuto di gas del rumine, che è costituito soprattutto da metano, un gas tipico di un’atmosfera antica, atavica, che non permetteva la coscienza di veglia attuale. Il bovino infatti ha una coscienza ottusa, polare a quella del cervo, che invece è molto sveglia. Sapete, c’è un detto indiano d’America che dice,” se avviene qualcosa nel bosco l’aquila lo vede, l’orso lo fiuta e il cervo lo ode”. Vedremo che relazione c’è fra orecchio e faringe, orecchio e corna, vescica e reni. Osservandoli in modo anatomicamente semplificato si vedrà che tutti questi apparati si sono formati da un unico gesto metamorfosato.

Il bovino rispetto al cervo è un animale tutto dedito alla meditazione interiore, tutto raccolto in sé. Quindi accoglie l’atmosfera del rumine nei seni frontali, che sono ossa cave. Vedete in questa immagine che nel  bovino gli incisivi superiori non ci sono. Queste forze formative dei denti, ci dice Rudolf Steiner, sono le stesse di quando il bambino ha sette anni. Con l’inizio della seconda dentizione vengono utilizzate per funzioni spirituali superiori, ciò vuol dire che le forze che hanno costruito il corpo, quando hanno finito di formare la parte più dura del corpo (i denti), si  emancipano e possono essere utilizzate per l’intellettualizzazione, quindi per la scuola. Nel bovino le forze per costruire gli incisivi superiori non vengono utilizzate, dove vanno a finire? Non certo per andare a scuola! Vengono utilizzate altrove, perché nell’economia dell’organismo queste forze non vengono certo buttate via; se io non le utilizzo in un certo luogo, le impiegherò da qualche altra parte? Sì, le trovo usate nella formazione delle corna e nella formazione dei prestomaci. Quindi  nei ruminanti (al posto degli incisivi superiori) si sviluppano tre stomaci che si aggiungono allo stomaco presente anche nei monogastrici. Queste forze formative, non usate per dar forma ai denti vengono usate per costruire altre strutture. Quindi il bovino è tutto dedito, tramite la presenza dei prestomaci a quello che avviene dentro di sé (dobbiamo vedere la ruminazione come una meditazione), mentre il cervo è tutto dedito a quello che avviene fuori di sé. Ora ci serve tutta la dissertazione di prima: il cervo maschio accoglie il cosmo, ascolta il cosmo, è ispirato dal cosmo, ode il mondo e conosce il mondo.

Tramite il bovino invece, il mondo conosce se stesso: nel rumine avvengono dei processi digestivi che non sono fatti dal bovino stesso. Il bovino non ha succhi gastrici nel rumine, nel rumine la digestione la fanno protozoi, batteri ecc. è il mondo esterno che digerisce se stesso. Quindi dal punto di vista dell’antroposofese, nel rumine non esiste la parte animica spirituale, non c’è il corpo astrale, c’è soprattutto l’elemento eterico.

Nelle corna bovine, essendo cave, cosa succede? L’ambiente interno, l’atmosfera ruminale ormai presente nell’osso cavo delle corna, tramite lo scudo corneo silicico, viene ad interfacciarsi con il mondo esterno, viene messa in relazione con l’esterno, le due atmosfere si collegano, si parlano e quindi il bovino intuisce quale sarà (è logico inconsciamente) la necessità del territorio in cui vive, in modo tale che il suo letame sarà il letame migliore per fertilizzare il terreno. Il rumine è la camera gestatoria di ciò che il mondo esterno ha bisogno. Avete visto che nel cervo la camera gestatoria è nella sfera neurosensoriale, la camera gestatoria del bovino invece è nel rumine. Quindi sono due gestazioni: una astrale ed una eterica, due modalità di percezione e di accoglimento polari. Il corno è l’orecchio metabolico della vacca. Un feto morfologicamente, in effetti, assomiglia all’orecchio. Se non avete mai visto l’immagine di un embrione, l’orecchio ve la fa vedere. Ognuno di noi da embrione aveva questa forma. Rudolf Steiner dice: il feto è stato un grande orecchio, che poi si è ridotto; e sapete che nell’orecchio interno c’è la coclea, cioè quella struttura a spirale in cui noi percepiamo le qualità dei suoni; adesso io sto parlando, voi state cogliendo il significato delle parole che dico, la loro qualità, e lo potete fare perché esiste questa benedetta spirale nel vostro orecchio.

Vedete, anche qui, come dobbiamo essere svegli nella nostra osservazione. Anche le corna si sviluppano a spirale, si può vedere ancora questo processo, se lo osserviamo soprattutto nelle bovine africane, la formazione delle corna a spirale è ampiamente visibile. Quindi dobbiamo vedere questo processo di formazione sia  dell’orecchio che  dell’embrione, come una spirale che si metamorfosa in mille modi. Dove c’è una spirale c’è la possibilità di ascolto. Rudolf Steiner usa le corna come involucri perché ne ha bisogno per far sì che il mondo venga ascoltato, e quindi questo letame o questo silicio che è contenuto all’interno di queste corna, acquisiscano certe facoltà: è come se fossero dei concentratori della qualità dell’ambiente in cui il bovino vive.

Quindi, nel bovino il corno diventa un orecchio dedito all’ascolto interiore ”una meditazione”; se noi dovessimo imparare come si fa a meditare, dovremmo guardare un bovino. Quando è lì che rumina sul prato, non c’è nulla che lo sconvolga. La cassa di risonanza è il rumine, dove avviene la gravidanza di ciò che ha udito, dopo averlo digerito, in modo tale che di nuovo poi partorisca ciò di cui il terreno ha bisogno, e il frutto di questo parto è il letame. Il letame è un processo di formazione complesso, il risultato di un ascolto e di una comprensione. Il problema è che noi ormai decorniamo tutte le nostre vacche, non capendo la vera funzione che la vacca ha per il suo territorio.

Mentre il cervo è tutto dedito a quello che avviene fuori, queste corna sono metamorfosi dell’orecchio che ascolta l’universo.

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edete queste sono le orecchie, questo è il cavo faringeo, queste sono le tube di Eustachio che collegano le due strutture: sperimentate questo collegamento quando dovete fare la decompressione, pompate l’aria in modo che il timpano si riassesti. Se anche in questo caso osserviamo in modo goetheanistico, e andiamo a vedere la vescica, gli ureteri e le reni, non vedete un’assonanza morfologica fra strutture appartenenti a sfere molto lontane fra loro? Allora capite poi perché viene usata la vescica di cervo, perché il cervo è dotato di quelle corna particolari che gli permettono di essere attento, a percepire quello che avviene intorno a lui.

Quindi come mai Rudolf Steiner fa inserire l’achillea nella vescica di cervo, e perché questa preparazione deve essere esposta al sole e poi messa nel terreno e solo dopo un anno è tutto pronto per essere utilizzato per il cumulo?

Ora qui inizia una parte un po’ difficile, apparentemente tediosa, oltremodo goetheanistica, ma assolutamente fondamentale per capire tutto il processo. Perché utilizzo l’organo di questo animale e non di un altro va compreso, perché il caso non esiste: nella scienza dello spirito il caso non esiste. Tutto ha una ratio, devo assolutamente comprenderla, se no divento un robot, una scimmietta che fa le cose perché l’ha detto Steiner. Ma la biodinamica o anche le altre professioni rinnovate dall’impulso di Rudolf Steiner, non vanno praticate prendendo ciò che “l’iniziato” ha detto senza l’opportuna capacità critica. No, io voglio capire.

Quindi gli organi di un organismo sono arti costitutivi, è come se fossero un alfabeto di una grande parola cosmica. Noi siamo costruiti dal cosmo, da questa grande parola e ogni organo in noi rappresenta una lettera.

La vescica, in effetti, deriva dall’intestino primitivo. Ognuno di noi quando è stato embrione era una sfera.

Questo che vedete in questa immagine,

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è l’embrione di cavallo tagliato a metà, questo blu è il vero corpo dell’embrione, questo grosso è l’intestino.  Ognuno di noi è stato una sfera che ad un certo punto ha subito un invaginamento. Quindi in questo invaginamento, ciò che era esterno è diventato interno. L’intestino quindi, è la nostra parte  più interna, ma che è mondo esterno invaginato in noi, dalla bocca fino all’ano, tutto il percorso è ancora mondo esterno che vive dentro di noi. Questo mondo esterno, nell’embrione aveva due comunicazioni come vedete, una verso l’allantoide, (questo  annesso fetale che poi scomparirà alla nascita),  e una verso quello che è il contenuto del cordone ombelicale, che collegava il feto alla placenta, dove viene portato il nutrimento, l’ombelico è l’unica cosa che rimane di tutte queste strutture.

Per gli uccelli è diverso, perché loro sapete, hanno una cloaca, quindi la vescica dall’ano, dal retto, non si divide completamente, loro fanno pipì e cacca insieme e non la possono neanche trattenere. Quindi, quello che fa la differenza è che la vescica derivata dall’intestino ad un certo punto si separa completamente. Se la comunicazione rimane nell’uomo è considerata una malformazione. Quando noi apriamo un addome, la prima cosa che compare è la vescica e da cui si diparte una sorta di cordone che risale fino all’ombelico. Questo è giustificato dal fatto che nell’embrione c’erano i collegamenti prima descritti che poi si sono atrofizzati. Tutto ciò, abbiamo detto non è valido per gli uccelli, questo è

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un loro uovo , sezionato a metà, la stessa camera allantoidea che poi darà origine alla vescica, negli uccelli è la cosiddetta camera d’aria che fa respirare l’embrione. Vedete, tutto questo percorso per farvi capire che la vescica è un organo respiratorio, non è solo quel contenitore di urina che noi riteniamo sia! E no, le cose sono più complicate e per capirle dobbiamo risalire all’embriogenesi, quindi l’embrione respira non dai polmoni ma dalla sua vescica. Poi nei mammiferi e nell’uomo cambierà apparentemente funzione.

Vedete quanto è importante quindi vedere la vescica in relazione alla respirazione. Negli animali più evoluti e nell’uomo la vescica si separa completamente dall’intestino originario. Dalla vescica iniziano poi a svilupparsi dei tubi, l’abbiamo visto prima questi tubi, sono gli ureteri, (anche loro possono essere considerate corna) e sappiamo benissimo quanto male fanno quando c’è un calcolo impegnato nell’uretere, è come se da un seme (vescica) nascano delle arborescenze delle protuberanze (gli ureteri).

In effetti le reni non originano da un ulteriore sviluppo di questi ureteri, le reni, il corpo renale si sviluppa vicino all’orecchio, in cavità faringea, come pronefro, poi scende; l’abbozzo renale primitivo, si forma vicino alla gola, e all’orecchio, poi scende e va a sposarsi con gli ureteri che si sfioccano. L’osservazione goetheanistica ci permette di notare la somiglianza fra le due sfioccature del fiore dell’achillea e degli ureteri. L’osservazione dello sviluppo embrionale indica che la vescica si forma dall’intestino però mantiene una vocazione per l’elemento aria. Anticamente respirazione e alimentazione erano lo stesso processo, (embriologicamente anche il polmone origina dall’intestino primitivo).

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La vescica, quindi, sviluppa queste sue corna, queste sue propaggini che vanno incontro a questo embrione che è reso in immagine sia dall’orecchio che dal rene; questo ultimo cade, scende, il rene è infatti l’organo che accompagna la caduta, sancita dal peccato originale, nasce a livello faringeo e poi arriva a collocarsi a livello lombare ed è extra peritoneale, esce dal polo neurosensoriale dove vige la legge della simmetria e mantenendola nella discesa, trova la sua collocazione definitiva nella regione lombare.

Se osserviamo ora la funzione del sistema renale notiamo una conferma di quello detto finora.

Cos’è l’urina se non un sangue ultrafiltrato, più volte inspirato e poi espirato! Quindi la funzione respiratoria si trasferisce dalla vescica al tubulo renale, non più come una inspirazione ed una espirazione aerea, ma secrezione e riassorbimento di sostanze. Le sostanze vengono espulse e recuperate, espulse e recuperate, a seconda del tratto del tubulo, quindi è un continuo processo di respirazione, ritmico. Lo sviluppo dei reni è anche simile alla ramificazione della trachea e dei polmoni.

Anche i polmoni, abbiamo detto, si originano dall’intestino.

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Se osservate bene l’immagine, vedete che c’è un abbozzo che poi si divide in due rami che daranno origine ai bronchi; questa è anche la ragione per cui in medicina antroposofica il polmone è collegato con la fame; forse non tutti lo sanno, ma quando uno è bulimico il processo polmonare è molto forte, Steiner lo definisce un processo di terra, che ci lega con la terra, il polmone è l’organo di terra, quindi  mangiando l’elemento solido, l’essere umano rimane collegato con la terra. Polmone e intestino si possono ritenere uno stesso organo che si è differenziato e in effetti il polmone non si separa mai dall’intestino in modo definitivo: perché? Faringe e laringe sboccano molto vicine e la loro divisione è solo funzionale, sapete che se non si sta attenti va di traverso l’acqua che si sta bevendo.  Quindi il polmone non si è mai separato completamente dalla faringe (che fa parte dell’inizio del apparato gastroenterico). Dopo queste piccola parentesi relativa al polmone torniamo alle nostre reni.

Che cosa sono le reni? Sono una porta per l’ingresso dell’elemento animico nell’animale e nell’uomo, sono il vero organo respiratorio, dell’anima.

La vescica invece è il recipiente dell’anima. Sapete quante cistiti da arrabbiatura d’ufficio ci sono? E che quando fai gli esami non trovi batteri, non trovi niente, come mai? Perché questo è un recipiente dell’anima, quindi tutte le tensioni della mia anima, si scaricano lì. Devo difendermi , non solo dal freddo atmosferico, ma anche dal freddo animico.

Questo è un concetto molto importante: la vescica  va vista come recipiente animico.

Perché Rudolf Steiner la sceglie, e sceglie quella del cervo? Perché questo animale è tutto dedito ad ascoltare l’anima del mondo. Finché siamo embrioni, la vescica è sì collegata con il rene, ma non funziona ancora. Solo dopo il primo atto respiratorio, quindi dopo che ho interiorizzato la mia anima, (il primo atto respiratorio sancisce questo), comincia a funzionare e la vescica inizia ad avere il suo ruolo di recipiente dell’anima. Quindi in questo cervo, così dedito al mondo esterno, la sua vescica è assolutamente un organo tutto dedito a quello che avviene nel mondo, che avviene attorno a sé, quindi la vescica è questo organo che raccoglierà tutto il contenuto della nostra astralità e quella del mondo. E quindi l’urina che cos’è se non l’espressione fisica dell’astralità? E’ la contro immagine dell’atmosfera della nostra anima, se vogliamo, della nostra luce e della nostra ombra.

Quindi, il primo respiro apre gli occhi. Nel primo respiro, c’è un inizio di presa di coscienza.

Nell’urina, nella vescica c’è il concentrato di tutte le nostre emozioni e nell’urina si ha un’eliminazione di tutte queste emozioni e noi, a differenza degli uccelli, abbiamo visto che possiamo trattenerle. La capacità di controllare gli sfinteri è uno sforzo di coscienza e può mancare nei neonati e negli anziani. Così abbiamo visto che nella  vescica c’è la possibilità di raccogliere e trattenere.

Tutte queste considerazioni sono importanti per dare immagine e consistenza al perché della scelta della vescica di cervo, che come si è detto, è un animale molto nevrile, sensibile, aperto, le sue corna sono tutte dedite a quello che avviene fuori, come tube di Eustachio spremute fuori; quindi, in questo animale astralità esterna ed interna entrano in una particolare relazione, così la vescica di cervo risulta l’immagine organificata del recipiente dell’anima del mondo. Questa è la ragione per cui viene utilizzata la vescica di cervo.

Perché mettiamo l’achillea nella vescica?  L’achillea, dice nel ciclo di Koberwitz è una pianta dove il processo dello zolfo e del potassio, vengono messi in relazione con le altre sostanze. Se analizziamo lo zolfo dal punto di vista degli eteri, lo possiamo vedere come l’elemento chimico che rappresenta l’attività dell’etere di calore e il potassio come l’elemento tramite il quale alla pianta viene portata la vita. Sappiamo inoltre che Steiner nel ciclo di medicina pastorale, nella settima conferenza dice anche che l’etere di calore è l’etere tramite il quale tutti gli altri eteri possono venir assimilati, è la loro porta. Quindi mettendo i fiori di achillea nella vescica di cervo, si potenzia la possibilità dell’etere di calore di assorbire tutte le altre sostanze dal cosmo, la vescica preparata così in questo modo diventa un potentissimo centro di aspirazione, di concentrazione delle sostanze che da cosmiche potranno diventare terrestri. A questo punto dopo queste considerazioni è giusto riportare ciò che Steiner stesso dice a proposito di Achillea e vescica di cervo.

”Certo si sanno molte cose del potassio guardando solo le quantità di potassio di cui abbisogna la pianta per crescere; si sa che i sali di potassio o il potassio stesso favoriscono la crescita vegetale soprattutto nelle parti dell’organismo vegetale che per lo più diventano tessuti di sostegno, che generano tessuti solidi, tronco e affini; si sa che, grazie a quanto è legato al potassio, la crescita viene trattenuta nella regione del fusto e affini. Si tratta ora di preparare il potassio, nell’ambito di ciò che avviene, fra terreno e pianta, in modo che esso abbia un comportamento giusto in seno al processo organico che conduce al vero e proprio corpo della pianta, alla sua proteina. Si raggiunge lo scopo procedendo come segue.

Si prenda l’achillea che si trova dappertutto. Se proprio in qualche regione non dovesse crescere, la si può prendere dall’erborista. Come del resto ogni pianta l’achillea è un capolavoro. Confrontando il fiore con quello di altre piante colpisce il sentimento di quanto meraviglioso esso sia; e un vero e proprio miracolo,ed ha in se ciò di cui parlavo quando ho detto che sempre lo spirito se ne serve quando vuole condurre verso punti determinati dell’organismo le diverse sostanze, quali il carbonio l’azoto e così via. L’achillea si inserisce nella natura come se un ipotetico creatore di piante avesse avuto un modello di come si riesca a portare esattamente in giusta relazione lo zolfo con le altre sostanze vegetali. Si può dire che in nessun’altra specie di pianta gli spiriti della natura siano riusciti così completamente a usare lo zolfo come nell’achillea. Se poi si considera la sua azione nell’organismo animale e umano, se si considera che l’achillea è realmente capace, inserita nel modo giusto nell’ambito della sfera  biologica, di migliorare tutto quanto deriva da una debolezza del corpo astrale, si è allora in grado anche di seguire le sue azioni nell’intero processo naturale della crescita delle piante. L’achillea è già straordinariamente benefica quando cresce spontanea ai margini dei campi e delle strade, dove si coltivano cereali, patate o altro. Non si dovrebbe mai strappare le piantine di achillea. Naturalmente si deve impedire che si insedino in luoghi in cui la loro presenza ci è scomoda, ma se al massimo possono essere noiose mai dannose; sono certi tipi simpatici che agiscono favorevolmente in compagnia con la loro sola presenza e non in virtù di quel che dicono. Tale è anche l’achillea nei luoghi in cui cresce abbondante; agisce in modo straordinariamente favorevole con la sua sola presenza. Dell’achillea si devono prendere le stesse parti che si usano anche in medicina, vale a dire le infiorescenze a forma di ombrello. Si possono cogliere fresche avendo piante fresche a disposizione; vanno poi lasciate essiccare brevemente,e neppure occorre che siano troppo secche. Se non si possono avere fiori freschi, se è necessario ricorrere alla pianta essiccata degli erboristi, prima dell’uso si cerchi di spremere dalle foglie della piante il succo che si può ottenere anche dalle foglie essiccate facendone un decotto, e infine si irrori un po’ l’infiorescenza con il succo ottenuto. Dopo questo, e si noti come si rimanga sempre nella sfera del vivente, si prenda uno o due pugni di achillea così trattata e pressata in mano con energia, e la si metta in una vescica di cervo, da legare con il suo contenuto in modo da avere una consistente massa di fiori di achillea nella vescica di animale. Questa massa di achillea deve essere ora appesa durante l’estate in un luogo il più possibile illuminato dal sole; quando giunge l’autunno essa viene ritirata e per tutto l’inverno interrata a modesta profondità. Abbiamo così per tutto un anno tenuto le infiorescenze dentro la vescica di un cervo (potrebbe esservi abbozzato anche il frutto) esponendola alle azioni alternate che operano sopra e sotto la terra. Si noterà che durante l’inverno essa acquista una consistenza particolare.

Si può ora conservare la vescica in questa maniera quanto tempo si vuole, e se poi si immette il contenuto tolto dalla vescica in un cumulo di letame che potrebbe anche essere grande come una casa semplicemente distribuendolo, la sostanza agisce con forza radiante. Vi è contenuta una forza radiante di straordinaria intensità. Il materialista finirà per credere alle forze radianti, dato che anche lui parla di radium. Basta che se ne inserisca una modestissima quantità, anche molto suddivisa, perché agisca sul letame, sul colaticcio, oppure sul cumulo di composto. 

La massa di sostanza ricavata dall’achillea agisce effettivamente in modo vivificante, rinfrescante quando il letame così trattato venga in seguito adoperato come oggi si usa fare. In tal modo viene rimediato a molto di ciò che altrimenti costituisce un furto ai danni del terreno. Si viene così a ridare al concime la possibilità di vivificare la terra in modo che essa possa tornare a captare le sostanze (silice, piombo e così via) che fluiscono dal cosmo in finissime dosi omeopatiche. Su questo punto gli appartenenti al circolo di ricerche scientifiche sull’agricoltura dovranno fare i loro esperimenti e vedranno che la cosa riuscirà.

Poiché si deve lavorare con cognizione di causa e non alla cieca, dopo aver premesso che l’achillea, come abbiamo visto, contiene zolfo in dose molto omeopatica, che esso è unito in modo esemplare con il potassio e produce un azione capace di farsi sentire, di irradiare su grandi masse di sostanza, si può porre ora la domanda: perché immetterla proprio in vescica di cervo?

Lo si può comprendere considerando l’intero processo che si svolge proprio in relazione con la vescica urinaria. I cervi sono animali che vivono in connessione molto stretta con ciò che vi è non tanto sulla terra quanto alla sua periferia, con ciò che circonda la terra. Di conseguenza il cervo ha il suo tipico palco di corna con il compito cui accennavo ieri. Ora nell’organismo sia animale che umano, proprio ciò che vi è nell’achillea si trova ad essere conservato nel processo che si svolge fra i reni e la vescica urinaria; è un processo in stretta relazione con la costituzione sostanziale della vescica urinaria. Nella vescica urinaria del cervo, per quanto sottile nella sua sostanza, abbiamo quindi le forze che sono connesse con il cosmo; così invece non in quella per esempio del bovino in cui le forze sono del tutto diverse e in connessione con l’interno; la vescica urinaria del cervo è quasi un’immagine del cosmo. Diamo così all’achillea la possibilità di aumentare considerevolmente l’azione che le è propria, di unire lo zolfo con le altre sostanze. In questo modo di trattare l’achillea si ha così qualcosa di fondamentale per migliorare il concime, rimaniamo nel vivente, e non ci addentriamo nella chimica inorganica.” 

Quindi con questo preparato portiamo al terreno la possibilità di inspirare dal cosmo etericamente  ciò che poi diventerà sostanza nel terreno e rimpiazzerà ciò che le è stato tolto con la produzione dell’anno precedente; portiamo nel terreno la  possibilità di questa respirazione, di luce e di tenebra nell’esposizione alternata alla costellazione dei pesci e della vergine (sera/mattina-estate/inverno) processo che rende il preparato estremamente conservabile.  Ecco, direi che per oggi terminiamo qui la fatica di noi tutti.

 

 

 

 

 

 

 

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