07 Apr

IL RAPPORTO DELL’UOMO CON LA NATURA FRA PASSATO E FUTURO

sintesi delle relazioni tenute all’oasi S.Benedetto il 17-19 giugno 2011 – terza parte

 

di Stefano Pederiva

Abbiamo visto come con il metodo analitico della scienza attuale si arrivi a scomporre la natura, ma non a ricomporla se non sotto forma di sintesi artificiale e di meccanismo. In questo modo l’uomo è andato creando un mondo nuovo che si aggiunge a quello della natura. E’ il mondo della tecnica, del tutto estraneo alla interiorità dell’uomo, ma in parte anche alla vita della sua stessa corporeità. Ad uno sguardo di insieme sullo sviluppo della tecnica si mostra però qualcosa di singolare, in quanto se ne possono individuare tre tappe fondamentali che corrispondono ad una specie di proiezione sul piano tecnico della natura stessa dell’uomo. L’attrezzo semplice, usato da millenni, si può vedere come una specie di prolungamento dell’attività dei nostri arti, si pensi alla zappa, alla vanga, alla falce, alla tenaglia e così via.

Sono attrezzi usati con i nostri arti, espressione della vita volitiva dell’uomo. Una seconda tappa è data dalla realizzazione del motore a scoppio, con la relativa possibilità di trasformare un moto alterno dello stantuffo in un moto rotatorio. La successione di scoppi porta ad un moto ritmico, alterno, lo stantuffo esce ed entra dal cilindro, una procedura che si può paragonare al nostro sistema ritmico, là dove l’aria entra ed esce ritmicamente dai polmoni, dove il sangue va verso il cuore e da qui verso la periferia in una ritmica alternanza. Con la elettronica ed il computer si ha chiaramente una proiezione delle nostre funzioni cerebrali, una terza tappa legata strettamente con il mondo elettromagnetico. Una delle premesse materiali per lo sviluppo tecnico è data dall’uso del metallo ferro, prima come ferro dolce, poi come ghisa ed acciaio ottenuti con piccole aggiunte di carbonio, ed infine sfruttando la capacità magnetica del ferro. Alla fine ritroviamo l’uomo anche in questo mondo artificiale.

 

Se quindi studiamo il rapporto dell’uomo moderno con la natura, non possiamo trascurare questo mondo della tecnica nato dalla rielaborazione della natura stessa. R.Steiner conia un concetto importante per qualificare questo mondo, il concetto di sub-natura, di una realtà che sta ad un livello inferiore rispetto al mondo naturale. E’ importante perché racchiude in sé il concetto complementare, quello di una dimensione che sta al di sopra del livello soltanto naturale. R.Steiner ci dà anche una importante indicazione per il futuro, che non consiste in una fuga davanti al mondo artificiale, bensì in una possibilità di progresso, quella di salire sopra il livello della natura tanto quanto scendiamo sotto il livello della natura.  Abbiamo già visto come l’aver staccato la natura dall’uomo, possiamo ora aggiungere l’aver creato un mondo artificiale, ha come controparte nell’interiorità dell’uomo la conquista di una interiore autonomia e libertà, cioè la possibilità di una assunzione individuale di responsabilità. Il futuro della natura diventa una responsabilità di ogni singolo uomo. Da qui la necessità di avere un orientamento sui possibili percorsi, tali da stabilire con la natura un rapporto di tipo biofilo e non necrofilo, usando il linguaggio di E.Fromm.

E’ proprio E.Fromm che ci dà un indirizzo interessante quando ci dice che la via intrapresa da Goethe scienziato è l’inizio di una scienza biofila. R.Steiner, che nei suoi anni giovani aveva curato per primo la pubblicazione delle opere scientifiche di Goethe, porta avanti questi inizi dando loro un chiaro fondamento epistemologico e sviluppando una serie di ulteriori stimoli.

Come caratterizzare sinteticamente l’approccio goethiano ? Se concettualizzo quanto si è cercato di vivere nella parte pratica del nostro corso, posso dire: mentre la scienza attuale lavora con il binomio concettuale di “causa ed effetto”, Goethe si serve del binomio di “essere e manifestazione”. Nei confronti di un essere umano posso avere un incontro diretto, oppure studiare delle sue manifestazioni, la scrittura, l’arredamento della sua casa, sentire la sua voce, e da queste manifestazioni conoscere parecchio del suo essere. In questa prospettiva possiamo dire: R.Steiner con la sua indagine chiaroveggente incontra direttamente gli esseri della natura e ce ne dà una descrizione, noi possiamo avvicinare questi esseri studiandone le manifestazioni, un percorso dal basso, se così si può dire, che si incontra con il percorso dall’alto seguito da R.Steiner. Un primo passo è dato dall’acquisizione della capacità di cogliere degli insiemi. Se guardo un quadro molto da vicino vedo solo delle macchie di colore, devo prendere distanza per riconoscere delle figure e una distanza ancora maggiore per vedere tutta la composizione. Il quadro nel suo insieme mi trasmette un messaggio, imparo a cogliere dei significati. Questo presuppone una capacità di lettura, devo in altre parole avere dei presupposti di un lavoro interiore senza il quale i singoli fenomeni staccati non mi dicono nulla. In altre parole devo andare oltre la posizione di spettatore, interiormente attivarmi, così da giungere alla capacità di “leggere nel libro della natura”, come si diceva una volta. In un certo senso imparo a scorgere nel visibile l’invisibile. Con questo cerco di procedere verso il futuro, evitando di riproporre oggi delle modalità valide per il passato, ma oggi poco adeguate.  Penso che non sia difficile vedere in questo approccio un riemergere moderno del platonismo e degli impulsi della scuola di Chartres. La premessa è una attenta osservazione dei fenomeni, senza riferimenti a “modelli”, come fa la scienza attuale, a “finalismi” spesso nascosti nell’attuale biologia.

R. Steiner quando ci parla dei fenomeni della vita, ci descrive l’attività di forze che per l’occhio fisico non sono visibili, ma che possono essere percepite con lo  sguardo spirituale. Si tratta di quattro qualità di forze che vengono indicare come forze di calore, forze di luce,forze attive nei processi chimici e forze della vita. R.Steiner usa il termine di eteri, distinguendo appunto un etere di calore,un etere di luce, un etere chimico e un etere di vita. Un suo discepolo e collaboratore, G.Wachsmuth, ha approfondito questa tematica e ancora al tempo di R.Steiner ha pubblicato un testo sulle forze plasmatrici eteriche. Per ognuna di queste forze individua della forme specifiche, forme in cui si manifestano nel mondo della natura, ma anche della cultura: la forma sferica per il calore, la forma triangolare per la luce, la semisfera per il chimismo e il quadrato per la vita. I frutti e i semi sono tendenzialmente tondeggianti, vi agisce il calore, le foglie tendenzialmente triangolari, accolgono la luce per la fotosintesi, i sori sono delle mezze lune legate alla respirazione e al passaggio di umidità, il fusto delle labiate sono quadrangolari ed esprimono l’elemento strutturale tipico dell’etere di vita.  Per il testo pubblicato da Wachsmuth all’inizio degli anni venti,  R.Steiner fa uno schizzo grafico per la copertina, vi si trova ora in chiave più artistica, la dinamica delle quattro forze formatrici, la polarità di contrazione e peso in basso, con il colore blu, e di luce e leggerezza dall’altro con il colore giallo, in mezzo l’incontro nel verde con forme piene e cave, infine il tutto è immerso nel colore rosa quale espressione del calore che si effonde dappertutto. L’approccio di Wachsmuth ha in sé un certo elemento simbolico che poi nelle ristampe successive Wachsmuth stesso in gran parte abbandona, lavorando più sull’aspetto funzionale. Si potrebbe parlare di un riemergere in forma moderna della Diana efesina e dell’aspetto aristotelico dei quattro elementi.

 

In realtà per l’indagine di R.Steiner l’attività di queste forze non  è altro che il frutto del lavoro di precise entità spirituali che vengono anche descritte in modo piuttosto differenziato, in particolare per esempio in uno dei cicli di conferenze del 1923 “L’uomo sintesi armonica..” (vol. 230). Nella sfera delle radici delle piante sono attivi gli gnomi con la loro intelligenza, ondine e silfidi tessono  nella vita della pianta fra acqua ed aria con una nostalgia verso le forze cosmiche, le salamandre vivono col fuoco l’esperienza del sacrificio nella sfera del frutto e del seme. Si entra in altre parole nel mondo elementare colto in passato dalla corrente del nord. R.Steiner fa per i pittori uno schizzo dell’attività di questi esseri elementari, le figure che vi si scorgono non vanno intese come “illustrazioni”, ma come un linguaggio indiretto per avvicinare la natura di questi esseri.

 

Come possiamo prepararci interiormente a queste esperienze dirette degli esseri della natura e dello spirito del Cristo che li governa ? R.Steiner ci suggerisce un singolare strumento meditativo da lui indicato con un doppio termine: “calendario”, per esprimere lo svolgersi del corso dell’anno nel tempo col variare dei fenomeni della natura, “dell’anima” per esprimere quanto possiamo vivere interiormente come realtà dentro di noi. I processi di natura e il vissuto interiore diventano due facce di una stessa realtà. Nella introduzione a questa successione di 52 versetti settimanali R.Steiner fa un passaggio importante dicendo: il gesto di apertura ed espansione che la natura fa nella stagione estiva corrisponde nel vissuto dell’anima alla esperienza percettiva, mentre il gesto di chiusura e raffreddamento dell’inverso diventa per l‘anima l’esperienza di pensiero. Percepire è l’estate in noi, pensare è l’inverno in noi. Nel processo conoscitivo possiamo gestire liberamente queste due dinamiche. L’uomo antico non aveva questa possibilità, era ancora tutt’uno con il ritmo della natura e solo d’estate poteva vivere il processo di espansione e solo d’inverso quello di contrazione. L’uomo moderno, proprio perché si è staccato dalla natura, può vivere liberamente in sé stesso l’estate e l’inverno indipendentemente dal tempo esteriore, questo nello sforzo di ritrovare grazie alla interiore attivazione, un nuovo legame con il respiro della natura. Si può vedere nell’impulso che R.Steiner dà con il calendario dell’anima un riemergere da un lato del mito di Proserpina, dall’altro della ricerca rosacruciana.

 

Anche il respiro della natura è governato da specifiche entità spirituali, di esse ci parla R.Steiner nel breve ciclo di conferenze dedicato alle quattro immaginazioni legate al corso dell’anno ( vol. 229). In queste conferenze abbiamo una specie di sintesi dei vari aspetti considerati, vi si parla degli elementi, dei processi alchemici, delle esperienze artistiche, per ogni stagione è presentata un’opera d’arte, e dell’attività di quattro arcangeli, Gabriele in inverno,l’arcangelo della annunciazione a Maria, Raffaele in primavera, l’arcangelo dell’impulso medico, Uriele in estate, l’arcangelo della coscienza storica, e Michele, l’arcangelo che lotta contro il drago, in autunno. Queste entità sono legate alle feste cristiane, cioè all’azione del Cristo, sia nei confronti dell’interiorità che della vita della natura. R.Steiner fa degli schizzi alla lavagna quando parla di queste entità, ad essi si è ispirata una pittrice russa, Margarita Woloschina, nel realizzare quattro dipinti che possono dare una impressione pittorica delle caratteristiche di questi quattro arcangeli.

Abbiamo cercato così di vedere diversi approcci al mondo della natura, quello fenomenologico in senso goethiano che ci può portare ad imparare a leggere nel libro della natura nel suo lato corporeo, una scuola per giungere a percepire la natura nel suo aspetto immaginativo, quello più musicale che ci consente di avvicinare il grande respiro della terra nell’alternarsi ritmico delle stagioni, di avvicinare cioè l’anima della natura, ed infine quello dell’incontro diretto con le entità della natura e con lo spirito del Cristo che le governa, muovendosi nella dimensione spirituale. In questo modo è possibile recuperare  quelle tappe che abbiamo visto  come discesa dalla dimensione sacra e spirituale, a quella immaginativa più animica, a quella materiale della moderna scienza, ora in una direzione opposta, rivolte al futuro, una riascesa dall’aspetto corporeo, a quello animico, a quello spirituale. Si tratta chiaramente di una ampia visione rivolta al futuro, di una immagine di un percorso di cui stiamo facendo in tutta modestia i primissimi passi, ma senza uno sguardo all’insieme del rapporto dell’uomo con la natura, potremmo dire al paesaggio spirituale più ampio, non si può trovare un corretto orientamento, un sentiero entro questo  grande paesaggi.

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