13 Jan

Marco Serventi sull’Iter Preliminare Demeter

Marco Serventi, segretario dell’Associazione per l’Agricoltura biodinamica e ispettore Demeter.

Le principali motivazioni per le quali le aziende si avvicinano al metodo biodinamico

Le motivazioni sono diverse a seconda dei vari settori produttivi. La principale ragione per il settore ortofrutta è la possibilità di espandersi sul mercati esteri con i prodotti a marchio Demeter. Per il vino le ragioni sono un po’ diverse perché sono connesse alla qualità del vino biodinamico in termini sia organolettiche che salutistiche e con una cultura qualitativa più sviluppata rispetto agli altri settori. Le aziende miste, quelle che hanno più colture, sono interessate al metodo biodinamico per ricreare un equilibrio agroecologico all’interno dell’azienda e quindi mantenere una complessità che le rafforza dal punto di vista della fertilità ma anche dal punto di vista del controllo delle patologie. In generale la ricerca di una maggiore indipendenza dai fattori esterni e quindi dai costi imposti dal sistema agricolo attuale è un fattore importante. Con la biodinamica viene infatti rafforzata la biodiversità sotto tutti gli aspetti, da quello vegetale a quelli relativi alla microflora e microfauna, permettendo all’ecosistema agricolo di difendersi dagli attacchi degli infestanti. Il ripristino della capacità dei sistemi naturali di evolvere in modo resiliente rispetto ai macrofenomeni climatici e antropici è una delle esigenze che accomuna oggi l’agricoltore in cerca di vie d’uscita alla visione entropica e riduzionista della natura e degli esseri umani con il suo corollario generale ed economico negativo.

I vantaggi per le aziende con l’Iter preliminare di accesso al marchio Demeter

L’iter permette alle aziende che iniziano a praticare il metodo biodinamico il vantaggio di ottenere un contatto con altri agricoltori esperti, con tecnici e con tutors che possono suggerire all’azienda dei miglioramenti di medio lungo periodo e delle soluzioni rapide a problemi urgenti, evitando di avere un primo impatto con la dimensione burocratica del marchio. In altre parole gli agricoltori sono da subito indirizzati sulla “retta via”, una via che porta risultati concreti nei campi e poi, successivamente, l’adeguatezza rispetto agli standard Demeter. Un vantaggio importante è l’introduzione alla comunità agricola biodinamica locale con il coinvolgimento nelle sezioni locali dell’associazione per l’agricoltura biodinamica e con la messa in rete con le atre aziende a marchio Demeter più vicine.

Le principali criticità che vengono risolte attraverso l’Iter

Le principali criticità sono quelle legate all’approccio che l’azienda ha rispetto alla biodinamica. Ci sono aziende che vogliono il marchio Demeter perché richiesto dal mercato senza avere alcuna conoscenza della biodinamica, dei suoi obiettivi, della sua storia e del movimento biodinamico. La prima criticità che l’Iter riesce a risolvere è quindi quella legata al chiarimento degli obiettivi. Alcune aziende rinunciano dopo che si accorgono che convertirsi alla biodinamica richiede un cambiamento, nell’approccio all’agricoltura e negli obiettivi della propria azienda, profondo e molto serio.  Un’altra criticità che viene risolta è che l’azienda può intessere relazioni con aziende collegate e con la comunità di aziende della sezione territoriale, traendone benefici sia dal punto di vista tecnico produttivo sia dal punto di vista organizzativo. Spesso le nuove aziende si accorgono che le proprie conoscenze sono inadeguate ma grazie all’Iter e alle relazioni che riescono a sviluppare con altri imprenditori agricoli che già hanno superato i primi ostacoli riescono a affrontare la conversione in maniera più semplice.

Le maggiori esigenze di formazione e i temi più importanti da approfondire

C’è un dato comune a quasi la quasi totalità delle aziende che è quello legato al concetto di terreno. Mi riferisco in particolare alla nutrizione vegetale e alla eccessiva standardizzazione che il modello agricolo attuale impone anche nell’ambito del biologico. Per esempio per l’orticoltura l’acquisto dai vivai di piantine che non sono adeguate alla vitalità del terreno dell’agricoltura biodinamica. Il concetto di nutrizione vegetale, dare da “mangiare” a ogni singola pianta in ogni stagione, è un concetto che negli anni cinquanta ha preso piede e che ha devastato tutta la pratica agronomica. È quindi necessario riprendere in mano il concetto di rigenerazione agronomica e capire cosa realmente significa fertilizzare i tirreni. Una azienda a ciclo chiuso parte analizzando il terreno per arrivare poi alla biodiversità del paesaggio agricolo in cui l’azienda inserita, fino alla biodiversità del paesaggio ambientale dell’area. In pratica si tratta di un allargamento di vedute che impone un cambiamento di metodo conoscitivo e operativo, con la liberazione dalle influenze esterne di consulenti e tecnici che non hanno questo tipo di approccio organico. L’esigenza formativa principale è questa a cui si aggiungono tutte le varie soluzioni tecniche operative come, per esempio, sostituire un prodotto chimico con uno naturale per il trattamento specifico di una patologia. Queste però sono indicazioni temporanee che non daranno i risultati aspettati se non viene prima modificato l’approccio di base. Devo dire che dalle aziende stesse giunge spesso la richiesta di maggiori conoscenze ed esperienze sia sui punti specifici che in quelli più generali. Su questo la comunità biodinamica organizzata fornisce, emergenze permettendo, il viatico migliore per un percorso di formazione e informazione continua. Per questo essere parte di questo movimento iscrivendosi all’associazione biodinamica consente di poter rafforzare l’impegno intenso e su tutti i fronti di un’avanguardia agricola che scommette sul futuro di tutti gli agricoltori, anche di quelli che oggi fanno agricoltura convenzionale.

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