08 Jun

Mais OGM….da sapere

L’articolo scritto da Carlo Triarico sui risultati di una ricerca a Pisa intorno al mais GM, pubblicato dall’Osservatore Romano il 27 febbraio 2018 è stato oggetto di aspre critiche, su alcuni giornali nazionali. La stampa italiana aveva sposato con entusiasmo la ricerca pisana, dando annuncio di dati finalmente univoci in favore degli OGM. In realtà doveva far riflettere il fatto che il clamore nazionale per una così importante notizia, non aveva avuto un corrispettivo sulla stampa estera. In area internazionale la ricerca pisana non era stata considerata così. In particolare i quotidiani La Stampa e la Nazione hanno esposto gli attacchi a Triarico e una lettura dell’articolo di Triarico, in cui l’autore non si è riconosciuto. Triarico ricordava che sul tema OGM in generale sono richiesti equilibrio, massima cautela di giudizio e necessità di approfondire con serie ricerche, non essendoci uniformità nemmeno tra gli scienziati. Ricordava che mancano ancora ricerche e che la dipendenza degli istituti scientifici dai fondi privati indirizza oggi la ricerca, riducendone sempre più l’autonomia. È un fenomeno mondiale, che grava sulla libertà di ricerca scientifica e che diversi commentatori stanno stigmatizzando da anni. Aver denunciato la dipendenza dai fondi privati non significa aver accusato la ricerca di corruzione, come i giornali hanno a volte riportato, quanto invece aver denunciato, come è giusto, che ci sono spazi sempre più ridotti per la libertà scientifica.

Questo il testo che Triarico ha inviato sul tema a La Nazione il 2 marzo e di cui non abbiamo ancora ricevuto notizia.

“Gentile direttore,

leggo una nota con i commenti del magnifico rettore della Sant’Anna di Pisa al mio articolo sull’Osservatore Romano del 27 febbraio, in cui esprimo critiche di merito a uno studio sugli OGM prodotto dai suoi ricercatori, comunicato come prova univocamente a favore degli OGM. La storia della scienza è storia di controversie. La critica non può pertanto riguardare le qualità scientifiche ed etiche della Sant’Anna, o dell’Università di Pisa, patrimonio insostituibile e prezioso, non in discussione. Tantomeno è pensabile che qualcuno dei ricercatori sia stato pagato per fare meno che il proprio onesto lavoro. Il tema che io pongo al termine del mio articolo è politico. Ridurre gli investimenti pubblici alla ricerca significa minare l’indipendenza degli enti, condizionando l’avvio di attività al reperimento di risorse private. A queste è oggi vincolata l’attivazione di intere linee di ricerca, percorsi didattici, borse per le nuove generazioni di ricercatori. L’emergenza è internazionale, ma vedere l’accademia italiana doversi ingraziare i finanziatori per garantire continuità al proprio lavoro, è condizione deprecabile, che va superata. Sorgono ricerche su temi finanziabili e all’opposto, restano non presidiate indagini e corsi su terapie mediche e agronomiche urgenti, ma orfane di interessi economici. La carenza di studi e formazione sulla bioagricoltura (nonostante sia il 15% del suolo coltivato in Italia) è evidente. Finisce per essere selezionata, per questa via, anche la classe intellettuale e la produzione scientifica. Perciò mi appello a un maggiore sostegno pubblico alle università, alla nascita di banche dei semi e di ricerche vicine ai bisogni degli ultimi. Il tema è grave e non va assimilato a squallide insinuazioni, appartenenti a tradizioni culturali opposte sia a quella cui faccio riferimento, sia alla Sant’Anna, che chi abbia convinzioni altre manchi di onestà intellettuale.

 Carlo Triarico”

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