20 May

Quale Europa? Dal 5×1000 all’Associazione Biodinamica una nuova agricoltura europea

di Carlo Triarico

Firmando il 5×1000 al CF 0366 53 901 53 ci aiuti a fermare una degenerazione del valore agricolo, progressivamente minacciato dall’interesse all’omologazione in grandi proprietà superproduttive. Significa aiutarci a sostenere la mission biodinamica e promuovere le alleanze contadine per la qualità e la salute e permettere all’Italia e all’Europa di dare un esempio di modello agricolo del futuro sostenibile.

Ma quale Europa? Davanti ai due fronti opposti di chi vuole meno Europa e chi la vorrebbe maggiorata, è evidente quanto sia limitante ridurre il dibattito a un mero scontro sulle quantità, senza aprire un dibattito, una riflessione approfondita e una scelta di campo, su quale Europa, sulle qualità dell’Europa e in particolare sulle sue qualità fondative e futuribili davanti alla crisi dell’UE. Per mostrarne la necessità consideriamo le scelte sul modello agricolo e le politiche agricole, che costituiscono la principale voce del bilancio dell’UE. Sulla politica agricola europea (PAC), intesa come grande immaginazione spirituale, potrebbero oggi fondersi e risolversi le due principali manifestazioni storiche di forma dell’UE. Da un lato quella che presidia la sfera economico produttiva, che sorse come CECA per proteggere l’acciaio e il carbone e poi si è configurata come sistema di sostegno, attraverso finanziamenti all’agricoltura, di un sistema industriale di produzione e consumi. Dall’altro quella che presidia la sfera giuridico istituzionale, che sorse sulla scorta delle grandi spinte ideali di figure come Rossi e Spinelli e che ha sempre faticato a trovare esiti politici in una qualificazione dei poteri comunitari e nell’espressione attiva dei cittadini attraverso di essi. Il parlamento europeo delle elezioni di maggio dovrà decidere della PAC e con essa della mission europea.

La disillusione per una mancata unione ha portato oggi a un rifiuto dell’Europa, simile per caratteri a quella che seguì al tradimento dei valori europei, che le grandi potenze commisero con la Prima guerra mondiale. L’effetto di questo si manifestò allora con le correnti nazionaliste e razziste e si afferma oggi nel rifugio – nazione, come presidio davanti alla crisi. Difficile, del resto, predicare in direzione altra, se la stessa UE si è manifestata come fortezza Europa, come nazione Europa che è contemporaneamente sommatoria di nazioni in competizione, trascurando di essere l’unione partecipata e solidale, che prefigura il superamento delle nazioni. Questa strada appartiene, purtroppo, storicamente all’Europa come ricorrente alternativa, una contro immagine degli ideali federalisti. Ne è un esempio il ricorso dell’UE ai trattati bilaterali del commercio: l’abbandono del multilateralismo per contrattare accordi di privilegio con gli altri paesi del primo mondo, contro gli agricoltori e per tenere fuori dai veri giochi del libero mercato i paesi della fame e quelli emergenti.

Da queste rovine possiamo però ricostruire l’immaginazione delle relazioni esemplari improntate al multilateralismo, di cui un’Europa fondata sui valori di solidarietà, giustizia e libertà potrebbe essere la piattaforma mondiale. In questo senso l’attuale dibattito tra la conferma di un orientamento atlantico degli equilibri europei e lo spostamento sul modello paternalistico sinocentrico della BRI, prospetta due deboli alternative, quando abdica alla forza dell’Europa, di aggregare sulle libertà individuali la capacità di cooperare dell’essere umano, con certezza del diritto, trapassando le nazioni e le etnie. Questo dato distintivo è il nodo per poter decorosamente vantare le ragioni stesse dell’esistenza di una UE. Le due manifestazioni storiche e polari dell’UE si risolverebbero allora con il rafforzamento di una terza sfera, quella culturale che trova il suo esito sociale nella politica.

La corrente ecologica moderna in agricoltura è un fenomeno endogeno europeo, caso paradigmatico del valore del soggetto autocosciente, capace di scelte libere, immaginato da Rudolf Steiner e dai biodinamici un secolo fa, davanti alla tragedia della prima guerra mondiale. La biodinamica vuole fare della stessa azienda agricola un esempio circolare di organismo individuale e libero. Dalla sua fondazione un secolo fa con l’agricoltura biodinamica, la bioagricoltura ha costruito le basi di un modello agricolo circolare, in cui l’agricoltore sia libero e operatore di liberazione della terra e dell’umanità. L’agricoltura ecologica è l’espressione degli impulsi alla modernità, che dall’Europa hanno guardato a tutte le espressioni dell’umano e della natura, come semi del futuro. Un valore da salvaguardare in tempi di abbrutimento dei rapporti umani. Avveniva nei primi del Novecento, quando le nazioni, le culture, le economie si affrontavano nemiche e concorrenti e l’io era soffocato in favore della massa etero diretta, gli ideali e le forze spirituali annichilite. L’attacco che oggi colpisce frontalmente la biodinamica, la bioagricoltura nella sua espressione originaria, è l’attacco alla libertà dell’io. È l’individualità agricola la base del nuovo modello agricolo e dunque un pericolo reale per le lobby.

La prima voce di bilancio dell’UE è oggi quella agricola. Se sosterremo l’Associazione per l’Agricoltura Biodinamica, riusciremo, insieme agli altri impegnati per la buona agricoltura, a fermare politiche volte ad accorpare le proprietà fondiarie e a premiarle con finanziamenti alle maggiori superfici, ad abbattere le colture storiche per favorire l’iperproduttivismo, a sostenere le sementi brevettate, a siglare trattati bilaterali del privilegio. Facciamo in modo che quei fondi e le nostre forze siano impiegati per il bene comune e per l’essenza stessa di Europa.

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