23 Apr

Resoconto seminario sul vivaismo biodinamico

Il 27 marzo si è tenuto il quinto seminario tematico dedicato al vivaismo del Corso di base di agricoltura biodinamica promosso dall’Associazione biodinamica in collaborazione con Agricolturabio.info nell’ambito del progetto Valbioagri. Il corso si rivolge agli agricoltori della Toscana e, gratuitamente, a tutti gli associati dell’Associazione per l’agricoltura biodinamica. Di seguito è possibile leggere un sintetico resoconto dei lavori. Tutti i soci interessati a vedere l’intero seminario possono farlo richiedendo le credenziali all’indirizzo: info@biodinamica.org

Valentina Carlà Campa, agronoma e consigliera dell’associazione biodinamica, introduce il seminario spiegando che il settore del vivaismo vede il biologico ancora in una fase embrionale ma le testimonianze che saranno presentate durante il seminario sono particolarmente significative perché rappresentano due vivai con tipologie produttive diverse, il primo biodinamico certificato Demeter e il secondo certificato biologico, riuscendo così ad avere una panoramica sufficientemente esaustiva. Si tratta di due vivai professionali, nel senso che il loro prodotto non è destinato ai consumatori finali ma alle aziende agricole.

Inizia Carlo Triarico, presidente dell’Associazione per l’agricoltura biodinamica, che introduce il tema premettendo che la biodinamica è un’arte del coltivare, un’espressione dell’individuo nel suo terreno e, quindi, deve essere compresa, vissuta, personalizzata. Il Vivaismo, nella sua accezione moderna, è uno degli ultimi comparti concepiti nel mondo dell’agricoltura. L’uomo si sempre è dovuto impegnare nell’addomesticazione e nell’allevamento delle piante da coltivare ma nella forma contemporanea, che prevede la moltiplicazione delle piante in una sede separata da quella che sarà poi la loro destinazione finale, nasce da quando, nel secondo ‘800, iniziarono a insorgere patologie, come per esempio la fillossera, un afide che arrivò quasi a sterminare la vite europea, creando le condizioni per realizzare piantagioni su innesto della vite per salvarla dalla patologia. Da quel momento la viticoltura è strettamente connessa al vivaismo. Triarico spiega che in agricoltura biologica e biodinamica c’è chi semina in vivaio e poi trapianta piante che normalmente, in agricoltura convenzionale, non si alleverebbero in vivaio, come per esempio le insalate da taglio, perché in questo modo è possibile seguire la plantula nelle sue prime fasi di vita e offrirgli un margine di rafforzamento per prepararla ad affrontare la vita in pieno campo. Ricorda che in biodinamica non è consentito utilizzare nessun tipo di diserbante, neanche quelli naturali o il pirodisebo, per controllare le erbe spontanee competitive alla coltura e che quindi il trapianto di piantine un po’ più forti offre un vantaggio rispetto alla semina a spaglio. Spiega poi la preparazione del campo con la falsa semina e come funziona la germinazione dei semi dormienti. Il ruolo del vivaismo in senso agroecologico è quindi quello di creare un ambiente in cui si educa la pianta alla vita in campo, offrendo le condizioni affinché la pianta possa esprimere se stessa nella fase invisibile in cui l’embrione inizia a germinare. È in quel momento che la pianta termina di essere storia della pianta che ha generato il seme e inizia ad essere un nuovo essere vivente. Ma oggi il vivaismo è un frazionamento della catena di montaggio della produzione agricola industriale che è caratterizzata da iperspecializzazione e monocoltura e che utilizza potenti input chimici come fertilizzanti e pesticidi. Triarico spiega il ruolo del vivaismo industriale che, in questo sistema, rimane completamente separato dalle aziende agricole per le quali lavora. Un vivaio biodinamico invece crea continuità con la vita del campo e rende l’agricoltore compartecipe di un processo unitario. Parla poi della solidarietà della divisione del lavoro come illustrata da Steiner e del problema delle sementi per il biologico e il biodinamico che mancano a causa del deficit in ricerca e in investimenti e che costringono gli agricoltori bio a utilizzare semi in deroga, che talvolta sono conciati prima della raccolta. Inoltre il mercato oggi vuole uniformità di pezzatura e di colore, standard di apparenza qualitativa che sono quelle dell’agricoltura chimica industriale. Triarico parla della gestione di un vivaio biodinamico che è consapevole e si occupa anche del futuro di ciò che consegna a un agricoltore, del fatto che la pianta è un sistema vivente aperto e collegato con l’esterno e che non si può parlare di pianta senza parlare del contesto ambientale in cui vive, del paesaggio. Il vivaista biodinamico è un plasmatore di paesaggio consapevole. Illustra poi gli studi di geometria proiettiva realizzati da Steiner, George Adams Kaufmann e Lawrence Edwards sulle gemme degli alberi. Il vivaista è anche un plasmatore di ontogenesi e di morfogenesi e quindi deve essere consapevole di come le forze come luce e calore influenzano e influenzeranno le piante, esercitando l’empirismo razionale attraverso il quale vedere la loro futura forma ideale.  

Stefano Peracino, agronomo, paesaggista e vivaista dell’azienda italo-francese Valdi Vivai di Montale in provincia di Pistoia, racconta il suo avvicinamento alla biodinamica avvenuto più di 20 anni fa. Descrive il Montalbano, la zona in cui si colloca la sua azienda come un’area molto orientata al biologico e nella quale, dal 2016, è stato costituito un bio distretto, di cui l’azienda fa parte. Il vivaio produce piante ornamentali biodinamiche. È un vivaio sperimentale che ha l’obiettivo di trovare essenze ornamentali che si adattino sempre meglio alle mutate condizioni climatiche. Spiega, vista la morfologia collinare dell’azienda, come sono stati coperti i cigli più scoscesi con un telone per mettere a dimora le piante del vivaio, sotto gli ulivi. Sotto il noceto vengono invece coltivati, in piena terra, gli aceri giapponesi, una pianta che è per sua natura molto fragile nella parte radicale. Attraverso la biodinamica, con la cura della fertilità del terreno e con l’utilizzo di preparati, il vivaio riesce ad allevare piante più robuste che meglio sopporteranno il trapianto nella loro sede finale. Racconta la sperimentazione sui contenitori, come quello fatto con i vasetti forestali, più lunghi e stretti, che permettono alle radici della pianta di raggiungere più velocemente la profondità dove c’è maggiore umidità. La differenza di sviluppo delle piante, in confronto a quelle che avevano un vasetto “classico”, è notevole. L’obiettivo del suo vivaio è quello di selezionare piante che non abbiano bisogno di irrigazione. Per Peracino la biodinamica non è solo una tecnica ma un approccio che aiuta a prevenire i problemi e, perché ciò funzioni, è fondamentale diventare degli attenti osservatori di quello che già c’è. Conclude spiegando approfonditamente l’utilizzo dei preparati biodinamici e la possibile conversione al biologico e biodinamico delle aziende vivaistiche.

Prende poi la parola Marco Serventi, consigliere dell’associazione per l’agricoltura biodinamica e ispettore Demeter. Esordisce raccontando l’evoluzione negli anni del vivaismo e di come si suddivide il comparto in base alle diverse tipologie di attività come i vivai produttivi, quelli di accrescimento e quelli di stoccaggio. Il vivaismo produttivo deve sottostare a regole di mercato che hanno richiesto standardizzazioni molto rigide. Il vivaio inoltre tende ad avere dei terricci di torba al 100% che producono piante deboli e l’atteggiamento di molti vivaisti è quello di pensare a vendere le piante senza sentire la responsabilità che queste sopravvivano una volta uscite dall’azienda. Ridurre la torba permetterebbe di allungare la vita delle piante. Serventi spiega nel dettaglio le prove fatte sulle piante di un vivaio del pistoiese per ridurre la torba nei vasi, aggiungendo, oltre al terriccio e alla sabbia, anche il compost biodinamico e somministrando i preparati. Ottimi i risultati ottenuti sulla resistenza delle piante che venivano riportate ad un ritmo conforme alla loro stagionalità e alla loro caratteristica fonotipica. Spiega anche l’utilizzo della pasta per tronchi per le alberature. Le tisane, i macerati, i decotti e gli oli essenziali sono tutti strumenti che possono aiutare le piante dei vivai. La macerazione – di ortica, consolida, artemisia, camomilla, achillea, stellaria, melissa e aglio – agisce portando sali minerali ed è preferibile irrorarla al piede della pianta affinchè venga assunta per via radicale. Le tisane – achillea (rinforzante contro gli stress idrici e di calore), camomilla, tarassaco (stimola le autodifese naturali),… –  agiscono di più sulla parte aerea della pianta come foglie, steli e fiori, mentre i decotti – equiseto,… –  agiscono sull’intera organizzazione della pianta portando sali minerali più pesanti, come ad esempio i composti di silicio, e sono ideali per le strutture coriacee e resistenti come alberature e siepi. Infine gli oli essenziali che agiscono su tutta la pianta con una azione protettiva per la prevenzione delle patologie stimolando le difese immunitarie. Le interessanti riflessioni di Serventi spaziano dal drammatico problema dei terreni con l’1% di sostanza organica, al limite della desertificazione, al concetto di pianta che è unicum con il terreno e con il paesaggio fino al fatto che, nel sistema attuale l’agricoltore è “schiavo dell’acquirente” e, nel vivaismo, questa dipendenza è ancora più accentuata.

Ultimo intervento a cura di Marta Bistarelli del vivaio Silphion Ker di Arezzo che racconta della sua passione per le piante medicinali che, dopo una laurea in economia, la spinge ad intraprendere la strada della coltivazione di queste piante. Parte da un modello economico finanziario più orientato alla coltivazione delle piante officinali per la trasformazione che includeva il vivaismo come attività collaterale ma poi il piano viene modificato. La costruzione della serra con un impianto fotovoltaico sul tetto genera le risorse che fanno da polmone finanziario per l’avvio dell’attività vivaistica fin da subito orientata al bio. Un vivaio botanico perché aperto alla sperimentazione di sempre nuove varietà di piante. Bistarelli segnala il problema della mancanza di produttori bio in Italia e della difficoltà di riprodurre quelle che sono più ricche di principi attivi e quindi ideali per l’estrazione degli oli essenziali. Fondamentale l’utilizzo del Calendario lunare per la moltiplicazione tramite talee e semi e l’affinità con la biodinamica è anche relativa all’idea di non voler acquistare nulla all’esterno ma cercare di essere totalmente autonomi. Bistarelli riflette sul senso del vivaismo bio praticato in serra dove le piante sono sradicate dalla terra e messe in un vaso, in cattività, e sottolinea il fatto che loro non forzano le piante, non eseguono potature, ma le lasciano libere di svilupparsi come vogliono, senza seguire dei criteri estetici omogenei prestabiliti. D’altronde le loro piante non sono destinate a stare nei vasi ma saranno piantate a terra. Racconta le sperimentazioni che fanno per avvicinarsi alla biodinamica, quella sui terricci autoprodotti in azienda per sostituire la torba e quelle fatte in pieno campo nei filari di piante madri, la somministrazione dei preparati da spruzzo 6 volte l’anno, l’impegno per far percepire ai clienti la differenza che intercorre tra un vivaio biologico e quelli in convenzionale, la ricerca di varietà antiche, la resa delle produzioni in serra e la soddisfazione di avere clienti che le dicono che l’impianto delle loro piante ha avuto successo. Proietta e illustra in chiusura un video sull’azienda Silphion Ker.

I soci interessati ad ascoltare l’intero seminario possono farlo richiedendo le credenziali all’indirizzo: info@biodinamica.org

 

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