03 Nov

Un autunno di semine per il movimento biodinamico

di Carlo Triarico

L’autunno è una stagione che vede l’Associazione Biodinamica sempre molto impegnata su vari fronti. Stiamo organizzando il 35° convegno di Agricoltura biodinamica, che si terrà a marzo, su ricerca scientifica in agricoltura biodinamica e futuro dei territori agricoli. Così in queste ultime settimane ho viaggiato dal nord alle isole del nostro paese, incontrando tanti agricoltori, per capire. Sono stato anche in Francia e anche li presso gli agricoltori si diffonde l’idea che la biodinamica sia il futuro. Ho partecipato agli incontri tra i soci delle sezioni regionali e ai corsi di formazione, che sono molto importanti, perché ci sono sempre nuovi agricoltori che cercano di fare biodinamica. Da tutto emerge che la richiesta di ricerca e formazione in biodinamica cresce e ormai in Italia diversi scienziati se ne occupano. Dopo l’istituzione del Comitato per la ricerca in agricoltura biologica e biodinamica del MIPAAF, deve sorgere anche da noi un centro di ricerca in biodinamica, come in altri paesi europei. Sono tutti sintomi che Associazione Biodinamica e Demeter stanno facendo un buon lavoro, puntando sia sulla qualità dei prodotti, sia sull’attività sociale, che si accompagna al presidio del territorio garantito dagli agricoltori biodinamici. Ora bisogna vigilare a ogni passo. Il 35° convegno sarà un’occasione per affermare insieme quasi un secolo di buona agronomia biodinamica e per passarla di mano in mano ad altri agricoltori. Saremo aperti a tutti, ma molto selettivi sulla qualità e la serietà di chi vuole stare con noi. È innanzitutto un’opera di liberazione e non possiamo sbagliare. A marzo faremo un passo importante.

Il controllo di filiera che effettuiamo attraverso le nostre aziende agricole ci consente di conoscere tutto quello che concerne la produzione e, tracciando tutte le fasi, abbiamo anche una vista che agisce da controllo indiretto su legalità e lavoro. In una riunione alla Milano Food Policy, cui ho partecipato per Federbio, ho ribadito proprio questo. La maggior parte dei nostri associati che esportano utilizzano anche il protocollo Global Gap, nato per dare garanzie aggiuntive nella commercializzazione dei prodotti agricoli, non solo per produzioni sicure per il consumatore, ma anche per l’ambiente e la salvaguardia della salute dei lavoratori, includendo requisiti etici e di legalità. Per noi è molto importante affermare la centralità degli agricoltori anche col giusto prezzo dei prodotti agricoli, che è quello che permette all’agricoltore di esprimere i propri talenti, sempre in meglio, assicurando dignità e legalità al lavoro. Così come diventa di fondamentale importanza come si distribuisce il profitto lungo la catena del valore, considerando che non c’è da svolgere solo deterrenza e repressione dell’illegalità, certo necessarie contro alcune prassi illegali come per esempio il caporalato, ma bisogna rinnovare l’attuale modello agricolo, che è stato portato fino allo svilimento, ai suoi esiti più deleteri sul prosieguo di una buona agricoltura, con conseguente crisi delle aziende. E il nuovo modello agricolo di riferimento oggi è quello della bioagricoltura, con la sua legge sociale fondamentale.

La fondamentale legge sociale che può venir indicata… è la seguente: la salute di una comunità di uomini che lavorano insieme è tanto maggiore quanto meno il singolo ritiene per sé i ricavi delle sue prestazioni, … e quanto più i suoi bisogni non vengono soddisfatti dalle sue prestazioni, ma da quelle degli altri. Tutte le istituzioni entro una comunità di uomini che contraddicono questa legge, alla lunga producono in qualche modo miseria e dolore. Questa legge sociale fondamentale vale per la vita sociale con tale esclusività e necessità, come ogni legge naturale vale per uno specifico campo della natura.” Rudolf Steiner, 1906, vol. 34 O.O.

Dobbiamo diffondere le conoscenze in modo che il mondo dell’agricoltura sia liberato e divenga un motore attivo del cambiamento per il bene comune. Per questo è importante la battaglia che facciamo con la Coalizione Stop Glifosato, contro l’uso del rischioso erbicida, che avvelena innanzitutto i contadini, ma condanna anche i cittadini a uno stile alimentare dannoso. La biodinamica permette di farne a meno e coltivare bene. Questo è un esempio insopportabile per alcuni centri di potere.

I nostri amici di Grano salus hanno sostenuto da tempo una campagna coraggiosa per denunciare gli arrivi in Italia di grano duro al glifosato, vincendo insidiose cause legali. Ormai anche un’organizzazione agricola come la Coldiretti si oppone al glifosato e i Ministri Martina e Lorenzini hanno promesso di fermare questo mercato. Lo scandalo “Monsanto papers”, mostra quanto sia pervasivo l’egoismo dei poteri sull’agricoltura contadina, sulla salute dei cittadini e sulla libertà di ricerca scientifica. Il convegno di marzo servirà anche a mettere in luce una ricerca indipendente, che non nasconde i pericoli per la salute e fa il bene degli agricoltori.

A Settanta anni dal 1947, anno di fondazione dell’Associazione per l’Agricoltura Biodinamica in Italia, possiamo dire di rappresentare un patrimonio per il Paese. Festeggeremo insieme a dicembre la conclusione del Settantesimo anniversario, in una festa dei contadini biodinamici in città. Saranno a festeggiare con noi i tanti che per decenni hanno costruito la più importante innovazione agricola del Novecento. Ci sarà anche Lino Piarulli, il nostro segretario in Puglia, che tanto ha fatto per la biodinamica e che ora opera in noi, con tutti gli altri che ci hanno preceduto.

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