18 Jan

3° giornata di Convegno, 29 febbraio: Azienda Agricola Sperimentale di Montepaldi

Campo coltivato a grano antico, Azienda Agricola Sperimentale di Montepaldi, San Casciano Val di Pesa (FI)

 

La terza giornata del Convegno Internazionale dell’Associazione per l’Agricoltura Biodinamica si svolgerà, il 29 febbraio a San Casciano Val di Pesa presso Azienda Agricola Sperimentale di Montepaldi dell’Università di Agraria di Firenze. Si tratta di una giornata dimostrativa per agricoltori di particolare interesse perché presso l’azienda si svolge, dal 1991 un progetto sperimentale di ricerca sull’agricoltura ecologica di fama internazionale. Durante la giornata si terranno alcune pratiche dimostrative dell’agricoltura biodinamica e, nell’aula magna dell’azienda universitaria si svolgerà il seminario sui sovesci dal titolo Ruolo del sovescio nel ripristino e mantenimento della fertilità del suolo in azienda agricola biologica e biodinamica, ruolo del sovescio nella fase di conversione“. In quell’occasione sarà possibile continuare il confronto tra gli agricoltori della Demeter sulla gestione dell’azienda a ciclo chiuso, con la presenza animale, estendendo a tutti i partecipanti i risultati dei lavori avviati nelle sessioni parallele della seconda giornata.

Campo esperimento MoLTE

Il progetto sperimentale di ricerca denominato MoLTE (Montepaldi Long Term Experiment – Confronto di lungo periodo tra sistemi di gestione a diverso impatto ambientale presso l’Azienda sperimentale di Montepaldi) è iniziato quasi 30 anni fa grazie al progetto Europeo CAMAR che aveva l’obiettivo di confrontare le performance di tre sistemi agricoli: Convenzionale, Integrato e Biologico. Da allora la sperimentazione non si è mai fermata. Quest’anno l’approvazione di un progetto ministeriale di ricerca darà l’opportunità di affiancare anche la tesi biodinamica, con un programma sperimentale triennale.

Il progetto MoLTE è unico in tutta l’area mediterranea, sia per durata nel tempo e sia per quantità di dati raccolti e risultati ottenuti: le complesse performance delle “micro-farm” sono state nel tempo descritte e monitorate dando la possibilità di comprendere processi che hanno bisogno di tempi lunghi per compiersi e consentendo di verificare la sostenibilità dei sistemi agricoli. Questo tipo di esperimento è il solo che consenta di valutare sul lungo periodo sistemi di gestione alternativi a quello convenzionale intensivo per determinarne la sostenibilità sotto l’aspetto ecologico-ambientale, economico e sociale.

L’esperimento MoLTE coinvolge circa 15 ettari con terreno che va dal “medio impasto limo-argilloso” a quello “argilloso”; il clima è sub-appenninico e gli agroecosistemi sono circondati da siepi e/o strisce di essenze erbacee spontanee. Dal 1991, sono stati effettuati molteplici campionamenti e analisi chimiche allo scopo di valutare lo stato di salute del suolo e la presenza o meno di carenze nei tre agroecosistemi: il sistema biologico stabile (“Biovecchio”), il sistema biologico nuovo (“Bionuovo”), condotto secondo il metodo dell’agricoltura integrata fino al 2000 e dal 2001 convertito all’agricoltura biologica, e il sistema convenzionale .

La rotazione adottata dal 2001 è la seguente: quadriennale per gli appezzamenti biologici (sovescio + coltura da rinnovo – cereale + leguminosa – leguminosa – cereale) e biennale intensiva negli appezzamenti convenzionali (coltura da rinnovo – cereale).

Durante gli anni la sperimentazione ha avuto molteplici obiettivi tra i quali:

  1. Valutare la sostenibilità attraverso le dinamiche di lungo periodo del suolo (fisiche, chimiche, biologiche), della biodiversità dei sistemi, strutturale e associata (popolazioni di infestanti e insetti), l’efficienza dei macronutrienti (NPK) ed energetica;
  2. Confrontare i sistemi di gestione (convenzionale e biologico);
  3. Fornire indicazioni sulle migliori pratiche colturali.

I dati raccolti riguardano diversi parametri tra cui: rese colturali, qualità dei prodotti, qualità del suolo (sostanza organica, azoto, fosforo, etc), input ed output energetici, biodiversità. Vengono anche studiate le interazioni reciproche tra le piante coltivate e le infestanti, i macro e microrganismi del suolo e la loro influenza sulle dotazioni di Carbonio e Azoto, le strategie di mitigazione per quanto riguarda l’aumento dei gas a effetto serra.

Attualmente l’obiettivo della ricerca è quello di dare una risposta alla domanda: le interazioni delle colture con le piante infestanti, gli organismi del suolo e i sovesci nei sistemi di agricoltura di conservazione biologica miglioreranno la struttura del suolo e l’efficienza dell’uso dei nutrienti, riducendo le perdite, e stabilizzando le rese delle colture? I presupposti sono che i terreni con maggior sostanza organica, porosità e attività biologica, come ad esempio quelli in cui le lavorazioni del terreno sono ridotte, offrono orizzonti superficiali fertili che sono più favorevoli alla crescita delle colture dei terreni lavorati. Modelli che simulano gli effetti del sistema coltivato sul ciclo del Carbonio e dell’Azoto possono aiutare a prendere decisioni a livello aziendale per migliorare la fertilità del suolo, soprattutto se vi è una collaborazione tra ricercatori, consulenti e agricoltori. I sistemi proposti possono permette agli agricoltori di conoscere le innovazioni derivanti da attività di ricerca e viceversa, gli agricoltori possono aiutare i ricercatori a riflettere sulla capacità di adattamento delle loro scoperte scientifiche alle condizioni reali aziendali.

Per maggiori informazioni: https://www.dagri.unifi.it/p473.html

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