10 Dec

CENERE E ARGILLA

di Michele Codogno

Rudolf Steiner ci offre nelle prime due conferenze del corso di agricoltura tenuto a Koberwitz nel periodo di Pentecoste del 1924 (O.O. 327) una poderosa immagine dell’astralità che conforma e plasma il mondo vegetale. La superficie del suolo separa due ambiti, Aria e Terra, nei quali agiscono differenti forze astrali: nell’Aria operano forze centripete di simpatia legate direttamente ai cosiddetti pianeti esterni (Saturno, Giove e Marte), mentre nella Terra si originano forze centrifughe di antipatia per azione riflessa dei cosiddetti pianeti interni  (Venere, Mercurio e Luna). Le forze di simpatia vengono accolte dal Calore e vivono nell’elemento siliceo, mentre quelle di antipatia sono accolte dall’Acqua e vivono nell’elemento calcareo.  Silicio (Si) e Calcio (Ca), legati secondo Hauschka (1950) a un equilibrio equinoziale (Ariete-Bilancia),  determinano quindi, dal punto di vista sostanziale, l’equilibrio tra le forze di simpatia e antipatia, che influenzano la forma che assumerà la pianta. Bisogna ricordare che l’elemento siliceo, secondo Steiner, non è presente solo nel quarzo o nelle rocce, ma in forma estremamente diffusa è presente in tutta l’atmosfera. In agricoltura biodinamica, eventuali rarefazioni di questo elemento  nell’atmosfera possono venir corrette con un preparato da spruzzo: il corno-silice.     Dall’insieme sopra descritto nasce una polarità Cielo – Terra. L’azione centripeta dei pianeti esterni, cioè più lontani da noi, arriva direttamente nell’Aria e viene vivificata dal Si nel Calore: il Cielo agisce direttamente nell’astralità della Terra quale apportatore di ordine (polo nutrizionale). L’azione dei pianeti interni, cioè più vicini a noi, viene vivificata dal Ca e penetra grazie all’Acqua nella Terra: quest’ultima riflette poi verso l’alto in modo centrifugo l’azione di questi pianeti quale apportatrice di moltiplicazione (polo riproduttivo). Solve & Coagvla: la Terra scioglie con un gesto di crescita verso l’alto  ed il Cielo coagula con un gesto conformatore verso il basso.

Nel paragrafo precedente abbiamo parlato di ordine. Tutte e due le grandi luci del cielo, sia il Sole che la Luna, generano ordine solo che si tratta di due tipi di ordine diversi. Dal Sole proviene un ordine intriso di forze di Vita che collegano strettamente le strutture ordinate nascenti ad un ben preciso significato: si tratta di un ordine che trova la sua base in una sintesi anidra di Luce e Calore. Dalla Luna proviene invece un ordine basato essenzialmente su forze di Suono che agiscono nell’Acqua. Il primo è un ordine organico (proprio di quelli che possiamo definire colloidi), mentre il secondo è un ordine inorganico (proprio di quelli che possiamo nominare cristalloidi). Tutte le macromolecole della biochimica hanno un comportamento colloidale. I colloidi emergono per l’intervento di forze di coagulazione, mentre i cristalloidi nascono per l’azione di forze di cristallizzazione.

Qual’è l’origine delle forze di coagulazione e di cristallizzazione per realizzare gli ordini succitati? Mi ricordo di un volume di ispirazione antroposofica scritto da un ingegnere meccanico di Velletri docente di materie tecniche, Carlo Splendore (1922 – 2008), dal titolo «Come in basso così in alto … Analogie esoteriche tra l’uomo e il cosmo».  A pag. 77 viene esposta la cosiddetta Legge Suprema del Sacrificio. L’autore sottolinea che:

«La stessa creazione del mondo è un supremo atto di sacrificio, una autolimitazione del Logos, un atto compiuto per amore. È per questo supremo sacrificio che l’Onda di Vita si propaga da una forma ad una più nobile, in un perpetuo processo evolutivo e l’universo è un continuo divenire. Ma la perdita della forma (cadavere) è associata a sofferenza e questa libera l’energia necessaria alla trasformazione. Nei primi stadi il dolore è una lezione per mezzo della quale l’uomo impara a non identificarsi con il mutevole e col perituro. Successivamente egli apprende che la perdita dei beni apparenti della vita materiale porta con sé l’espansione della coscienza a dimensioni cosmiche».

Un esempio di perdita della forma è il gesto di polverizzazione del polline che Martì (1989) collega con la consonante F ed il gesto euritmico del Leone. In questo caso vengono liberate forze di coagulazione che permettono all’ovulo di metamorfosarsi in una forma più nobile: il seme. Steiner chiama il polline «raggi di Sole condensati» e le forze di coagulazione si diffondono tramite i granuli sparsi quali navicelle trasportate da esseri elementari del calore.

Nel mondo minerale la perdita della forma viene realizzata attraverso un processo di alterazione geochimica operata dalla comparsa dell’Alluminio (Al) nei reticoli cristallini silicei. Ipotizzando l’esistenza delle trasmutazioni a debole energia in geologia descritte da C. Louis Kervran (1901 – 1983)  nel 1973, il Si si trasforma in Al per la perdita di un nucleo di Idrogeno (H), elemento che Hauschka (1950) collega alla costellazione del Leone. All’ultima riunione del “Gruppo della Zelata”, Monica, la nostra euritmista, ci ha fatto sperimentare i gesti di alcune costellazioni, fra le quali quella del Leone,  e tutti abbiamo potuto provare l’entusiasmo che si sprigiona da quella configurazione stellare. Probabilmente, l’Al non è altro che Si senza entusiasmo, (a lumen = senza luce). L’alterazione geochimica delle rocce prosegue fino alla polverizzazione dei cristalli in una polvere finissima costituita da microscopiche scaglie di fillo-allumo-silicato: l’argilla. Questa polverizzazione (perdita di forma) porta alla liberazione di forze di cristallizzazione che originano per es. cristalli di feldspato. Quanto densa di significato è l’analogia tra la formazione dello stilo nell’ovario ed il feldspato riportata da Walter Cloos (1958/1970)!

Nel mondo vegetale la perdita della forma viene realizzata attraverso un processo di alterazione biochimica che porta alla tappa finale della mineralizzazione della sostanza organica. Le tappe intermedie sono rappresentate dalla formazione di una grande varietà di composti umici. Il prodotto minerale finale che costituisce spesso un importante fattore limitante per la vegetazione è il fosfato (PO43-), anione che risulta dalla polverizzazione umida delle macromolecole biologiche. Questo anione costituisce un fattore limitante in quanto viene facilmente asportato dal suolo con il dilavamento oppure immobilizzato dagli idrati di ferro presenti nel suolo. Sugli antichi scudi continentali emersi da moltissimo tempo e quindi sottoposti a millenni di dilavamento la carenza di Fosforo (P) ha portato alla formazione di ecosistemi semidesertici per la cui esistenza è indispensabile il Fuoco. In questo caso la combustione produce la polverizzazione secca dei composti biologici fosforati in anidride fosforica (P4O10), componente importante della cenere. Queste polverizzazioni (perdite di forma) portano alla liberazione di forze di coagulazione che creano un sistema di coagulazione, dal punto di vista sostanziale, macromolecolare (costituito per es. da ATP, ADP, NAD, NADP, RNA, DNA) capace di creare forme piene di significati funzionali. Va notato che il P si forma dal Si per addizione di un nucleo di H: probabilmente, si tratta di Si con grande entusiasmo (phosphor = portatore di luce).

Hauschka (1950) ci descrive nel suo libro «La Natura della Sostanza» la cosiddetta croce minerale formata dall’incrocio dell’asse equinoziale (Ariete-Bilancia) sopra descritto con quello solstiziale (Cancro-Capricorno): quest’ultimo, dal punto di vista sostanziale, collega Fosforo (P) e Alluminio (Al). Questi due elementi rappresentano la metamorfosi del Si per perdita di forma e liberazione di forze di coagulazione (cenere) e, rispettivamente, di cristallizzazione (argilla). Può essere interessante notare che nella croce minerale non solo i due bracci verticali possono esser considerati come trasmutazioni del Si, ma anche il braccio equinoziale orizzontale opposto al Si. In questo caso ricordiamo la reazione nucleare di trasmutazione biologica descritta da C.L. Kervran in un suo libro nel 1982:

14Si + 6C → 20Ca

 

In questo caso il Si acquista la fissità del Carbonio (C) e diviene Calcio (Ca), elemento tipicamente flocculante.

 

 

 

 

 

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