19 Apr

Convegno Biodinamica: un patrimonio dell’agricoltura italiana – Sintesi degli interventi

Riportiamo di seguito una sintesi degli interventi del Convegno “Biodinamica: un patrimonio dell’agricoltura italiana. Le origini, i principi, le certificazioni” che si è tenuto a Roma lo scorso 26 marzo 2019 nell’ambito del Progetto BIO…DINAMICO di Amico Bio, realizzato da Apab in collaborazione con Coldiretti.

Introduzione di Carlo Triarico, Presidente dell’Associazione per l’agricoltura Biodinamica sulle fondamenta dell’Agricoltura Biodinamica.

Clicca qui per leggere l’intervento di Carlo Triarico pubblicato sul sito di Terra è Vita (Edagricole)

Franco Manzato, Sottosegretario di Stato, Ministero delle Politiche Agricole Alimentari Forestali e del Turismo

Manzato ha ricordato come occorra la convivenza di tutte le metodologie. Ovviamente tutto ciò che in qualche modo interviene chimicamente sul territorio è assolutamente negativo, ma bisogna tener presente anche che se il sistema agroalimentare italiano è al top nel mondo è grazie al convenzionale. Ora cambia che il consumatore vuole qualità, salubrità, certificazioni, tracciabilità. Vuole un prodotto assolutamente controllato, sano, sicuro per sé e per la sua famiglia. È il mercato che sta cambiando le regole. Chi ha fatto da parecchi decenni fino a questo a questo momento una grande battaglia per il cambiamento di metodologia di cura del territorio ha già vinto la battaglia, perché oggi il consumatore vuole quello. Il contrasto tra convenzionale e biologico, è una battaglia di retroguardia, perché la cultura del cittadino va verso quella direzione e detta le linee del mercato. Non è un caso che la riconversione delle aziende vada in quella direzione, non è un caso che il biologico cresca a doppia cifra. Oggi all’ordine del giorno è il processo di certificazione dei prodotti, il fattore biologico sarà determinante economicamente per la nostra economia, grazie ad una richiesta del consumatore sempre più forte. Nel 2019 verrà costruita la strategia dell’agricoltura per i prossimi 20 anni in virtù di cosa chiede la gente, che non è solo la certificazione del prodotto ma anche la certificazione del territorio e dell’ambiente, Il biologico e il biodinamico sono la punta più avanzata della nostra produzione. L’imprenditore agricolo bio ha fatto una scelta ideale, ma ha anche una capacità di stare al mercato in maniera forte e questa è la vera motivazione.

Il Sottosegretario ha proseguito ricordando che anche il metodo biodinamico è un metodo scientifico, è un metodo di retro-ingegneria: leggi la natura, trovi le leggi che la regolano e le applichi in modo virtuoso. Il sistema Italia deve guardare all’avanguardia, deve ambire ad essere il migliore in termini di produzione biologica e di produzione biodinamica, che sono le punte di diamante della nostra agricoltura. Il governo italiano ha cercato di inserire regole anche più stringenti di quelle definite a livello europeo, ma non c’è riuscito, e quindi intende farlo a livello italiano, per essere i migliori in Europa anche in questo campo. Questa è la strada da tracciare oggi, perché l’attenzione dei cittadini va verso le condizioni personali in termini di salute, in termini di ambiente, di amore per la natura e l’intenzione è di spingere in maniera molto forte e convinta in questa direzione. Domani saremo meglio e ancora più forti grazie al biologico e biodinamico, una carta da giocare nella definizione della politica agricola europea.

Prof. Stefano Masini, Responsabile Area Ambiente e Territorio Coldiretti.

La certificazione è uno degli elementi che nel tempo ha costruito la fiducia nel sistema del biologico e del biodinamico e, in generale, nel settore agroalimentare. La possibilità di realizzare controlli in alcuni segmenti, per esempio quelli dei prodotti a denominazione geografica e dei prodotti ottenuti con metodo biologico, hanno costruito delle regole tecniche in Europa. La conformità al metodo di produzione sulla base delle valutazioni e i regimi di certificazioni hanno portano una serie di vantaggi distribuiti lungo tutta la filiera. Per quanto riguarda gli agricoltori, la tutela della reputazione e la possibilità di ampliare le prospettive di mercato e di incrementare i margini di valore. Per quanto riguarda i consumatori la possibilità di ottenere delle informazioni affidabili. I regimi di certificazione, nella legislazione europea, costruiscono questo meccanismo di trasmissione di fiducia, attraverso il riscontro obiettivo del metodo realizzato da parte di un ente terzo che ne attesta la conformità. A proposito della disciplina di riforma Masini si chiede come mai il legislatore alla camera si sia esonerato dall’intervenire nella materia dei controlli, e in particolare nella revisione del ruolo degli organismi di certificazione. Il prof. Masini ha chiesto che il Senato torni su questo punto perché una riforma del sistema del biologico sarà completa risolvendo il conflitto di interesse dato dal coinvolgimento negli organismi di certificazione degli operatori economici interessati. Diversa è la questione della certificazione per l’agricoltura biodinamica perché l’agricoltura biodinamica rappresenta una variante del sistema biologico tanto è vero che per essere certificati come operatori biodinamici bisogna avere la certificazione biologica, essere sottoposto ai controlli degli organismi di vigilanza, oltre al rispetto di standard privati che sono codificati da Demeter. Nel disciplinare Demeter ci sono delle regole tecniche agronomiche e ci sono dei valori, dei principi guida, che fanno dell’Agricoltura biodinamica qualcosa di diverso da tutto il resto. Ad esempio la conformità alle regole del lavoro: la biodinamica è l’unico sistema di produzione che prevede tra i propri strumenti di controllo il rispetto della qualità delle prestazioni del lavoro. Questo punto di vista etico è un elemento, per il consumatore, di garanzia di processo che va al di là della qualità del prodotto. Il disciplinare Demeter dice che “nel caso si volessero utilizzare le norme direttive limitandosi solo ad un loro rispetto formale o cercando scappatoie per trarre vantaggi economici è meglio seguire altri metodi”. Secondo Masini questa regola è decisiva per rappresentare il fatto che non c’è solo una adesione tecnica ma c’è soprattutto una adesione ideologica. Ogni singolo agricoltore biodinamico dà valore alla sua azione economica consapevole del disegno e del significato di quello che sta facendo nella natura, che non è estranea all’uomo che la lavora, ma che resta una sorgente di vita. Masini cita Giuseppe Capogrossi che nel suo libro “Incertezza dell’individuo” afferma che, quello del contadino, è un lavoro consapevole, libera esplicazione di intuizioni, di invenzioni, di riflessioni nelle quali il lavoro è un modo di vivere che trova in sé la sua ragione. Inoltre cita il manifesto dell’Associazione italiana delle società scientifiche agrarie che dice che “diverse sono le forme sostenibili di attività che possono e devono convivere”. Partendo da questo punto, cioè sul fatto che l’agricoltura sostenibile sia un’agricoltura plurale, è necessario tornare a porre al centro dell’economia non la merce che circola, ma il lavoro, la persona. Il metodo biodinamico è quello che in questo sistema plurale valorizza di più il lavoro della persona in una logica di natura che si pone in antitesi alla delocalizzazione produttiva, all’allungamento delle filiere, all’agricoltura in cui il territorio diventa un mezzo di produzione. L’agricoltura biodinamica ci fa vedere i dettagli in termini di inclusione, in termini di agricoltura sociale, in termini di economia civile, che va oltre i confini del profitto. Un progetto di azienda come quello di Enrico Amico diventa un progetto di territorio in cui l’agricoltura guarda ai monumenti, all’arte e crea progetti di sviluppo locale. L’agricoltura biodinamica ha qualcosa in più perché guarda il profondo della natura e dell’uomo. Termina il suo intervento ricordando che Papa Francesco nella Laudato si’ dice “l’educazione ambientale dovrebbe disporci a fare quel salto verso il mistero, da una etica ecologica da cui trae il suo senso più profondo”. Io credo che questo “mistero” sia l’elemento che è stato oggetto di forte contestazione ma che in realtà diventa l’elemento di grande qualificazione dell’agricoltura biodinamica.

Enrico Amico, Azienda agricola Amico Bio, vice Presidente Associazione Demeter Italia

Amico Bio è un’azienda biodinamica che è stata costruita 25 anni fa e che da 15 anni viene condotta  con il metodo di agricoltura biodinamica. Tutta la produzione è certificata Demeter e oltre il 95% di ciò che viene prodotto in circa 200 ettari trova la via della esportazione e viene venduto sui principali mercati esteri. Enrico Amico rappresenta anche una associazione di 13 aziende biologiche e biodinamiche localizzate in prossimità di Capua poiché, nel tempo, l’azienda Amico Bio è stata un modello di riferimento sul territorio. L’associazione aggrega circa 450 ettari di produzione e complessivamente sono impiegati circa 300 addetti. Questi numeri rappresentano un’agricoltura in salute, un’agricoltura che crea soddisfazione economica per gli imprenditori e per chi lavora per loro e quindi è da considerare un agricoltura futuribile. Il metodo agricolo biologico, che in Italia è entrato in una diatriba che sembra non trovare fine, invece nei Paesi del centro nord Europa è un metodo che viene considerato, all’interno del movimento della agroecologia, come il metodo di punta. In alcuni paesi come la Svizzera e la Germania, dove Amico Bio è un esportatore diretto, c’è una forte domanda di prodotti biodinamici a marca Demeter, una domanda che per la prima volta segue una crescita particolare perchè viene dal basso, direttamente dal consumatore. Sono i consumatori che chiedono in maniera consapevole di acquistare prodotti biodinamici perché vi ritrovano non solo un prodotto con proprietà organolettiche e gustative migliori, ma soprattutto perché vi ritrovano tutta una serie di valori che vogliono che siano portati avanti. È per questo motivo che la più grande azienda di distribuzione tedesca ha deciso, dall’anno scorso, di aprire i propri scaffali alla produzione biodinamica. La domanda di prodotti biodinamici è forte ma è ancora troppo debole l’offerta e le problematiche sul biodinamico sono solo una questione circoscritta all’Italia. Amico racconta che insieme ad altri imprenditori, all’inizio di quest’ anno, è stato costituito un consorzio nazionale di soli produttori biodinamici per l’esportazione, visto che il mercato di riferimento è quello estero. Con questo consorzio sono aggregati circa 20.000.000 di euro di fatturato e l’intento è di posizionarsi come referenti nei confronti della grande distribuzione estera. Questi imprenditori agricoli vorrebbero che i loro prodotti fossero venduti e apprezzati anche nel mercato nazionale, e quindi per loro è molto importante che il discorso intorno alla legge sul biologico venga affrontato anche come un atto di audacia. L’agricoltura è oggi di fronte a un bivio: da un lato si può continuare a perseguire un’agricoltura come quella insegnata a scuola, che prometteva attraverso la rivoluzione verde risultati di reddito per gli agricoltori, cosa che però non è avvenuta; dall’altro lato invece c’è la possibilità di perseguire un nuovo modello, quello della agroecologia. La speranza è che l’approvazione della legge nazionale sul biologico vada in questa direzione e che venga portata a compimento nel più breve tempo possibile, in modo che le aziende biodinamiche possano diventare un modello per tante altre aziende che in questo sistema produttivo possono trovare una risposta per il proprio reddito e per la propria sussistenza. L’intervento di Enrico Amico termina con la proiezione di un video in cui viene illustrata la storia e la filosofia dell’azienda Amico Bio.Clicca qui per vedere il video

Filippo Briguglio, prof. ordinario di Fondamenti del diritto Europeo e direttore Master in giurista e consulente della sicurezza alimentare Università di Bologna

Il prof. Briguglio apre il suo intervento sottolineando il bisogno di formazione in questo settore che è strategico per l’economia, in particolare il bisogno di operatori giuridici competenti per avere una competenza verticale in una materia che è interdisciplinare per sua natura e quanto sia importante che ci sia per un momento di confronto e di dialogo con le istituzioni in un momento cruciale come questo in cui si sta discutendo la legge sul biologico. A livello europeo già dal lontano 1991 il regolamento per la produzione biologica esplicita il fatto che per produzioni biologiche nell’incorporazione nei terreni di materiale organico compostato possono essere utilizzate preparazioni biodinamiche e il regolamento Europeo del 2007 all’articolo 12 fa riferimento espresso al fatto che sia consentito l’uso di preparati biodinamici. In Europa questi preparati sono stati ammessi perché gli scienziati europei hanno influenzato il legislatore europeo. Briguglio ammette di fare fatica a comprendere le critiche alla biodinamica, per il fatto che a livello normativo le aziende biodinamiche che usano preparati biodinamici sono riconosciute da un regolamento Europeo. Quindi a livello italiano sarebbe un grosso errore fare un passo indietro. Il dossier del decreto attuativo all’allegato numero 3 parla di modelli produzione agricola quali l’agricoltura biologica e biodinamica basati sulla sostenibilità dei processi produttivi e della naturale capacità di resilienza dei sistemi che privilegiano l’applicazione di mezzi tecnici a ridotto impatto sull’ambiente. L’agricoltura biodinamica garantisce un’agricoltura sostenibile, produzione di qualità e a basso impatto ambientale. In agricoltura biologica l’impiego di mezzi di fertilizzazione deve essere subordinato all’applicazione di tecniche agronomiche conservative e delle buone pratiche agricole. Gli indirizzi dettati dal pacchetto di misure della commissione del 2 dicembre 2015 (economia circolare) parla di prodotti biologici e della corretta applicazione del metodo biologico o biodinamico. Il nuovo regolamento Europeo che uscirà nel 2021 all’articolo 3 troviamo la definizione di preparati biodinamici. Inoltre i consumatori di oggi vogliono un cibo sano, sicuro e autentico. Per quanto riguarda le certificazioni il professore sottolinea che il biodinamico è in primo luogo biologico. Gli agricoltori biodinamici sono sottoposti a una serie di controlli, quello pubblico, dovuto per legge dal regolamento per l’agricoltura biologica, e il controllo che viene fatto per la certificazione Demeter, che prevede dei criteri più restrittivi per la salvaguardia dell’ambiente e per conservare e incrementare la fertilità del terreno. Il Biodinamico è dunque una versione virtuosa del biologico ed ha degli aspetti che al consumatore interessano in modo particolare. L’Italia dovrebbe guardare all’Europa perché in questo settore è in grado di esportare un prodotto virtuoso di qualità. Briguglio continua affermando che esiste un fattore che all’utente finale, al consumatore interessa in modo particolare: che il prodotto acquistato sia veramente un prodotto biologico. Dagli studi di mercato emerge che l’utente finale vuole autenticità, trasparenza e sicurezza. L’informazione deve arrivare all’utente finale, se un prodotto contiene anche una minima percentuale di OGM i consumatori lo devono sapere e i prodotti virtuosi, alla fine, finiscono sempre per prevalere. L’innovazione, la tecnologia deve essere al servizio della sicurezza: le parole d’ordine sono robotica, intelligenza artificiale, Internet of things, big data e blockchain, tecnologie che oggi nel settore agrifood consentono all’utente finale di avere la possibilità di avere una filiera trasparente e tracciata. Queste tecnologie si adattano molto bene al metodo biodinamico permettendo al consumatore di avere informazioni su un prodotto, vedere tutta la sua filiera e poter così apprezzarne la sua qualità. Si tratta di una vera rivoluzione culturale perché applicare nuove tecnologie a realtà come le aziende che fanno agricoltura biodinamica che spesso sono piccole aziende, richiede che si faccia rete, richiede una grande collaborazione e l’appoggio delle istituzioni. Oggi si pensa che l’intelligenza artificiale e tutte queste nuove tecnologie porteranno via posti di lavoro a chi lavora in questo campo, ma sono proprio i nuovi agricoltori, i giovani che si affacciano alle produzioni biologiche e biodinamiche che hanno un approccio aperto verso le nuove tecnologie. Per questo è necessario fare formazione perché gli agricoltori siano in grado di sfruttare queste nuove tecnologie facendo in modo che si sposino con la tradizione, con un ritorno alla natura, con la sostenibilità e con il benessere animale.

Maria Grazia Mammuccini, Federbio

Per la rappresentante di Federbio il Convegno è un’iniziativa particolarmente significativa per due motivi: il primo è che l’associazione biodinamica è una componente di sviluppo importante del biologico e c’è un tentativo molto evidente di separare il mondo del Bio. In questo momento tenere insieme biologico e biodinamico è fondamentale perché bisogna cogliere l’opportunità che viene data all’agricoltura italiana di usare la strategia del bio per allargare gli spazi e far crescere le aziende biologiche e biodinamiche in Italia, ma allo stesso tempo bisogna tenere insieme il sistema, farlo crescere mantenendo i valori fondamentali del bio e l’associazione per l’agricoltura biodinamica, che una componente fondamentale di Federbio, rappresenta la punta più avanzata del biologico. La legge sul Bio sta facendo il suo percorso e questa è un’opportunità per tutta l’agricoltura italiana. Si assiste ad una fase di sviluppo durante la quale è necessario lavorare per rafforzare il sistema, creando sistemi di filiera e sistemi territoriali, con investimenti in ricerca e innovazione. Federbio ha aperto un confronto anche con Coldiretti per lo sviluppo di filiere bio a livello nazionale per un Made in Italy che possa raggiungere nuovi traguardi. Il secondo motivo per il quale è importante il Convegno è per gli attacchi che ci sono nei confronti del Bio e, in particolare, del biodinamico. Mammuccini crede che l’iniziativa dia forza a tutto il mondo del Bio e che sia strano richiedere una base scientifica ad una attività, come se solo una base scientifica sia un prerequisito affinché qualsiasi attività umana ed economica si possa sviluppare. Questo è il ribaltamento dell’approccio scientifico perché le attività umane economiche così come le dinamiche naturali, si sviluppano indipendentemente e la scienza deve approfondire e capire quali sono i nessi che producono i risultati per dare una spiegazione scientifica di quello che sta succedendo. Chiudere la porta agli approfondimenti del metodo agricolo bio che offre strumenti e produce risultati evidenti, come la qualità dei prodotti biodinamici, oggi sembra fuori dal senso della storia. Mammuccini conclude affermando che Federbio ritiene strategico il mantenimento del sistema ed ha sempre difeso in ogni momento l’Associazione biodinamica senza mai avere dubbi sul fatto che questa sia la strada giusta.

Vincenzo Vizioli, Aiab

Gli attacchi che ha subito il biologico hanno due radici: la prima è l’ignoranza, la mancanza di conoscenza di quanto possano essere innovative le azioni agronomiche che si praticano nel metodo biologico e nel metodo biodinamico. Entrambi sono uniti da due fondamenti rappresentati dalla parola biodiversità: biodiversità del suolo e biodiversità del sopra-suolo. Questi sono gli elementi fondanti e i valori che Aiab promuove, ma che purtroppo rischiano di passare in secondo piano rispetto all’ansia che c’è di cogliere tutta l’opportunità che il mercato sta offrendo. Il secondo elemento è il colpo di coda di un modello agricolo che ha mostrato tutti i suoi limiti: dall’impatto che ha lasciato nell’ambiente al problema della gestione del mercato puntando al prezzo basso. Il prezzo basso non esiste, perché la differenza tra il giusto prezzo e il prezzo basso qualcuno la paga sempre: la pagano i produttori di latte che si trovano a dover rovesciare i loro prodotti, la pagano i consumatori che si trovano a dover comprare cose che sono fatte male, la paga l’ambiente. C’è  bisogno di ricerca, di un piano semenziero nazionale per l’agricoltura biologica, di lavorare sulla biodiversità genetica del seme e non sulla ristrettezza genetica del seme in poche mani.

Francesco Sottile, Slow food Italia

Francesco Sottile, che rappresenta il comitato esecutivo di Slow food Italia, afferma di aver accolto molto volentieri l’invito dell’Associazione biodinamica perché Slow food vuole assicurare la sua presenza in qualsiasi evento in cui si voglia sostenere tutto ciò che in agricoltura è sostenibilità. Per Slow food l’agricoltura biologica e biodinamica significano sostenibilità. E c’è bisogno di sostenibilità per l’ambiente, per l’agricoltura, per i consumatori, ma anche per coloro che lavorano nelle campagne, per i contadini e per i lavoratori.

Nadia Scialabba, già responsabile FAO per i programmi agroecologici

Nadia Scialabba ricorda che quando hanno iniziato a lavorare sul biologico, 20 anni fa alla FAO, la ragione principale per la quale i governi avevano accettato che tale programma fosse portato avanti era una ragione di tipo economico, al di là di ogni scienza. E quando parlavano con gli agricoltori questi capivano molto bene cosa volesse dire fare biodinamica, perché da sempre avevano lavorato con i cicli della natura per la semina e per la raccolta, da sempre gli agricoltori avevano avuto a che fare con la luna per le loro semine. Da un po’ di anni Nadia Scialabba si sta occupando dell’effetto dell’impatto del sistema alimentare sulla salute ed oggi esiste un’emergenza sulla salute e, anche se non è stato studiato scientificamente, è un dato di fatto che nutrirsi con prodotti biodinamici ha un effetto positivo sulla salute delle persone. L’università di Pisa è stata pioniera e ha messo a punto un approccio scientifico di cristallizzazione nel quale si vede che la vitalità dei prodotti biodinamici è superiore. Quindi non dobbiamo più parlare della scienza di Newton, della scienza della causa-effetto, adesso dobbiamo guardare alla scienza di Einstein, la scienza quantistica, dove possiamo praticare un approccio olistico che vuol dire guardare tutto il cosmo e l’impatto che ha l’agricoltura sul sistema alimentare.

Onorevole Silvia Benedetti

L’On. Benedetti afferma che in commissione agricoltura ha trovato tutte le forze politiche concordi a dare importanza sia all’agricoltura biologica che alla biodinamica, un po’ per una questione chiaramente economica ma anche perchè il sistema attuale ha bisogno di porsi l’interrogativo su che cosa sia l’impatto delle attività che facciamo e quindi è stato ritenuto importante l’approccio che hanno l’agricoltura biologica e agricoltura biodinamica nel porsi all’interno di un ecosistema. L’On. Benedetti auspica che l’agricoltura biodinamica abbia sempre più importanza e che, anche chi è legato ai vecchi sistemi, proponga delle eventuali alternative, delle proposte efficaci e concrete.

Onorevole Susanna Cenni

Il convegno assume un rilievo importante in una fase delicata come quella che stiamo attraversando, in particolare in riferimento alla formazione della legge sull’agricoltura biologica avvenuta alla Camera e di prossima approvazione al Senato e all’attacco che biologico e biodinamico da mesi stanno registrando il nostro paese. È opportuno che si ribadisca nei giusti modi e con competenze di alto livello quanto oggi l’agricoltura biodinamica rappresenti nel nostro paese e quante potenzialità possa ancora esprimere.

Onorevole Virginia La Mura

Per l’On. La Mura l’agricoltura biodinamica e quella biologica fanno parte della sua vita, in quanto consumatore, e racconta di aver percorso una lunga strada per capirne l’importanza: non servono i dati economici ma i benefici dal punto di vista della salute devono essere testati personalmente. L’On. La Mura in questo suo percorso è partita dall’ecosistema. È l’ecosistema che guida l’ecologia, che tutela la natura e oggi in Commissione Ambiente e Territorio in Senato stanno discutendo la legge sul consumo di suolo e dei servizi ecosistemici legati al suolo. L’On. sostiene che si debba dare valore, mantenere e tutelare il suolo integro non solo per l’agricoltura ma affinché ci sia un’agricoltura armoniosa, non quella intensiva che dovrà accelerare i tempi per poter essere più sostenibile rispetto all’ecosistema. Secondo lei ancora oggi manca la consapevolezza di quanto i prodotti chimici siano pericolosi anche per gli stessi agricoltori, per i lavoratori del settore agricolo oltre che per i fruitori, gli utenti finali.

 

 

 

 

 

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