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Abstract Carmelo Samonà 27 gennaio 2023

Meccanizzazione e digitalizzazione

Carmelo Samonà, medico antroposofo

Assistiamo oggi alla rivoluzione totale dell’utensile attraverso la tecnologia, con grande ingigantimento dell’economia (in quantità e diversità), e conseguente nascita della borghesia e proletariato. Abbiamo rapporti di proprietà privata arretrati, un sequestro di capitali nelle mani di pochi uomini, e un accumulo di potere espresso nella capacità di manipolare la domanda, creando artificialmente il bisogno. L’utensile (come la meccanizzazione agricola) non più come fine legato alla capacità di lavoro dell’uomo, ma ormai fine in sé che si sostituisce al reale. La tecnologia oggi fabbrica il pensiero, attraverso la costruzione del consenso, espropriando il proprio corpo e del libero pensiero. La trasformazione del corpo in merce attraverso la paura espropria l’individuo degli attributi naturali (diritto di scelta, diritto al lavoro) e del diritto di autodeterminarsi. Inoltre, il programma di digitalizzazione globale non è “pulito” se guardiamo al fabbisogno di energia per la costruzione di strumenti elettronici, l’uso di minerali rari (litio), l’uso di acqua ed energia per le operazioni digitali, lo stoccaggio dei dati nei centri dati (richiedenti raffreddamento) e le infrastrutture di rete che sono altamente inquinanti. Le prime espressioni di questo fenomeno diffuso sono le blockchain, sempre più usate nella distribuzione alimentare mondiale. Man mano che i dati diventano un fattore chiave per l’agricoltura e che l’infrastruttura digitale globale si sovradimensiona per divorare un quinto dell’elettricità, la delocalizzazione di grandi quantità di dati agricoli e genomici in paradisi di dati più economici e più freddi diventerà un’altra forma di delocalizzazione delle emissioni di carbonio, ma anche di colonialismo di dati. La meccanizzazione e la digitalizzazione sostituirà il lavoro, portando fra qualche decennio all’abbandono in massa di 300 milioni di aziende agricole, la migrazione forzata di ben oltre un miliardo di persone e lo smantellamento di reti alimentari diversificate.

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